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Prevettu non c’è più, addio al grande cantore di Calasetta: con lui nacquero anche le dolci serenate

Prevettu non c’è più, addio al grande cantore di Calasetta: con lui nacquero anche le dolci serenate

A Calasetta la Festa dell’uva, prevista per oggi e domani, come ogni anno, non si fa più, è rimandata a data da destinarsi. E’ morto Prevettu, Peppino Leinardi, un’istituzione per il paese, un nome che tutti conoscono, nessuno escluso, anche i turisti. E’ il cantore di Calasetta che se ne va, colui che insieme a Salvatore Fulgheri, per tutti Frisceu, è stato la colonna sonora dei canti sotto la luna, in tutte le feste, in tutte le ricorrenze, quando lo sfondo era il mare che luccica. La tradizione, tipicamente calasettana, delle serenate, fatte alla finestra girando per le case, a piedi, nei ‘caruggi’ di questa splendida cittadina, è nata con lui.

I canti notturni facevano accendere le luci e aprire le finestre, affacciare per sentire gli itineranti cantori. E lui c’era sempre, con la sua chitarra e la sua bella voce alta e sonora, perchè delle serenate lui fu l’inventore. A Leinardi insieme a Fulgheri si aggiunsero anche le vere voci in lingua genovese, in dialetto calasettano, inserendo temi propri del luogo, dominanti il mare, il paese, la nostalgia e nacquero testi come “D’Andrea”, “Gianca Cadessedda”, “Cose de Cadessedda”, etc. Prevettu era sempre lì, in ogni festa, in ogni occasione di incontro, con la sua dolce moglie Margherita Leone, pronta sempre ad elargire la sua bella voce, esercitata in tanti anni a fianco dell’uomo con cui aveva diviso tutto, che ora troppo presto l’ha lasciata.

Cantando ci si esprime nelle comunità, più di qualsiasi discorso. Si comunicano emozioni nascoste, amori e dissidi, malinconie. Peppino rappresentava tutto questo, il sentimento che va oltre la parola. E si diffonde, si eredita. Oggi i giovani cantori suoi eredi sono tutti attoniti: Peter e Marco Leinardi, i figli, Tiziano Serrenti, Fabrizio Schirru, Roberto Sinzu, e tutto il gruppo dell’Ancilla Domini. Ma gli eredi sono tutto il paese, perchè a cantare, nelle notti stellate, erano tutti, chi davanti al gruppo principale, chi dietro, in silenzio ad ascoltare e sussurrare quei versi mille volte ripetuti, tanto carichi di senso per chi certe esperienze le ha vissute nella sua pelle, in un paese privilegiato dalla natura e perciò stretto nelle sue radici. Oggi il messaggio di Prevettu resta condiviso, non muore con lui. Anzi, la sua scomparsa sarà stimolo di rinascita e continuazione dello spirito di solidarietà che passa attraverso la musica, quando la comunità si abbraccia per mantenere intatto il senso dell’appartenenza. Se ciò avverrà, sarà anche grazie a Prevettu. Fa bun viegiu, grassie de esse sc-tetu cun niotri. Aviemu delungu “cuè de cantò”

Pier Giacomo Pittaluga

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