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"Il canto della cicala" - Alghero Eco

Nella favola di Esopo trasposta al caso, la diligente formica avrebbe lavorato giorno per giorno in silenzio per salvaguardare l’immobile in cui erano ricoverati ottanta anziani. Un buon padre di famiglia lo avrebbe fatto come primario dovere nell’interesse dei figli, pensando al futuro. Ma il mantenimento o il recupero di un bene pubblico alla normale funzionalità non dà lustro né accende le luci della ribalta. La politica del consenso, a tutte le latitudini, ha trasformato un po’ tutti in moderne cicale e un finanziamento regionale di 5 milioni, che ad Alghero sarebbe spettato in ogni caso per altre opere di interesse pubblico, è divenuto la vera notizia del giorno trasformandosi nel canto della cicala. L’ inagibilità del Centro anziani? Era nell’aria, lo sapevano tutti. Di che sorprendersi?

No, la formica non ha ruolo in questa storia. Il duplice crollo di parti del tetto del centro anziani e lo sgombero del fabbricato per motivi di agibilità con successiva sistemazione provvisoria degli ospiti è stato celebrato come successo della politica governante per l’efficienza del trasloco. Il canto della cicala si è levato alto e altre cicale si sono unite al canto principale sino a comporre un coro. È stato il primo canto, ma non il solo. La cicala ha cantato ancora quando ha esibito come successo della politica governante il finanziamento di 5 milioni per la realizzazione del “nuovo centro anziani”. Un successo per tempistica e per entità. Erano, è vero, fondi già destinati al comune per qualcos’altro ma in giro non si sa e in non pochi hanno gridato al miracolo in politica. Un rammendo mica da niente per la smagliatura di non poco conto della politica governante algherese.

E il vecchio centro? Abbattiamolo e vendiamo l’area ai privati per farci un albergo di lusso. Altro canto e altri canti tutt’attorno. Alla notizia, la formica non si dà per vinta e vorrebbe rientrare nella storia laddove Esopo l’aveva collocata, ma non c’è verso, qua o sai cantare o non hai ruolo. Nessuna titubanza, nessun dubbio in chi dovrebbe averne più di tutti. La cicala questa mattina si è svegliata con la voce roca dal tanto cantare e ha abbassato le tonalità degli acuti: “Il dibattito è aperto in città, nulla è deciso” ha detto, facendo il contro canto a se stessa. E anche le cicale del coro hanno abbassato il tono dei loro acuti in un soffuso mormorio. Era il secondo canto, ma non l’ultimo.

Gli anziani andranno nell’ostello della gioventù a Fertilia. Una struttura nata per i giovani e funzionale alla loro vigoria giovanile si trasforma per chissà quanti anni in un ricovero improprio per anziani, alcuni dei quali con gravi deficit di mobilità. Quando si dice i paradossi del potere pubblico: da ostello della gioventù a ricovero per anziani. Non c’è voluto molto. Di che sorprendersi, era un immobile pubblico inutilizzato e almeno servirà a qualcosa, han detto. Inutilizzato, avete compreso: mai la mancata destinazione di un bene agli scopi per i quali era stato realizzato fu più benedetta. Grande plauso agli assessori competenti e ai loro collaboratori di struttura per la brillante ed efficace idea, come se l’ostello fosse stato realizzato da loro stessi in una notte. A più di un algherese, che ignorava persino che ad Alghero esistesse un ostello della gioventù, deve essere sembrato il secondo miracolo della politica un pochi giorni. Altro canto, ma non l’ultimo.

Ecco infatti l’ennesimo canto dell’operosa cicala. Come testimonianza del proficuo operare della politica governante algherese, sono improvvisamente apparse in rete le foto dell’ex ostello della gioventù di Alghero arredato di tutto punto per esser trasformato in ricovero per anziani. Chi frequenta la rete internet si e’ sentito toccare sulla spalla e, voltatosi, la cicala gli ha detto: «Mira asciò!». Guarda che immagini e beati, inerme cittadino! Come se dei letti messi in fila in uno stanzone o un refettorio con tavoli e sedie al loro posto non fossero la norma in un edificio in cui si ospitano stabilmente delle persone. Ma anche questo ha generato un canto, non l’ultimo della nostra cicala.

Alghero appare in questa vicenda come una comunità senza memoria, pronta a rimuovere dalla coscienza collettiva qualsiasi evento che le imponga di fermarsi a riflettere come ciò sia potuto accadere e se la comunità stessa, nella sua totalità, non sia responsabile dinanzi agli anziani più deboli. La rappresentanza politica fa il suo mestiere, a volte bene a volte male, ma il senso critico della comunità ? Quello sano che stimola il dibattito, esiste ancora? “Ma che vuoi, non segui facebook? Dove vivi?” Mi hanno risposto, e sono tornato in tana a lavorare in silenzio con le mie adorate amiche formichine.

Paola Correddu, 8 settembre 2018

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