Carbonia. Ministri e dirigenti nazionali in città

Gianna Lai

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(Nadia Gallico Spano)

E parlano, Renato Mistroni e Aldo Lai, di come la  presenza dei dirigenti nazionali a Carbonia contribuisse al radicamento di vincoli solidaristici forti, primo vero sostegno agli organismi di rappresentanza, e di come il dibattito si animasse, in quelle occasioni, sui temi della resistenza popolare al nazifascismo e sulla nuova Italia democratica pronta a nascere. E dicono  come trovassero collocazione in quel quadro ampio, la città e la miniera, a partire dalle  proposte di riconversione  economica della zona, come soluzione ai problemi dello sviluppo territoriale, già nel Convegno del 1944, il primo organizzato su tali temi dal comunista ingegner Russo, dipendente della SMCS e dall’avvocato Marco Giardina, futuro segretario della Camera del lavoro, si riferiva all’uso dei sottoprodotti del carbone in impianti speciali. Seguito poco dopo dall’importante ed articolato intervento di  Emilio Lussu, poi ministro dell’Assistenza bellica nel governo Parri e per i rapporti con la Consulta nel primo governo De Gasperi, ……. durante la sua visita al ‘complesso  della Carbonifera Sarda’. Lussu è ospite della presidenza ACaI  a Villa Sulcis, nel luglio del 1944 e ‘accompagnato dall’ingegner Bruno Sanna, dal direttore generale ingegner Arminio Piga,  e dai direttori dei due gruppi, Nord e Sud, ingegneri Giorgio Carta e Vincenzo Busonera’, ispeziona le miniere, che poi avrebbe di nuovo visitato in ottobre. Ed apre nuove e del tutto inedite prospettive, ipotizzando la costruzione, nel Sulcis, di ‘un’azienda popolare……una grande azienda socializzata, dove minatori, tecnici e impiegati, in una sola forza costruttiva, daranno vita al più grande bacino carbonifero del Mediterraneo’. Come leggiamo su L’Unione sarda del 9 luglio 1944, che vi dedica un servizio ampio e approfondito, ‘davanti a una folla acclamante’, Lussu parla di fascismo, di guerra e della prossima fine di Hitler. E ancora soffermandosi sul futuro del Sulcis, ‘noi tutti trasformeremo in collaborazione permanente di lavoro e di pace questa immensa azienda industriale, concepita come autarchia di guerra: essa era stata concepita per produrre indirettamente corazzate e cannoni, ebbene noi la ricostruiremo per dare lavoro agli agricoltori e par dare alimento alle nostre ferrovie, nel libero commercio, per dare il via alla pace’. E prosegue Lussu, ‘io penso in questo momento quale sarà la Carbonia di domani. Sarà Carbonia trasformata da azienda imperiale in azienda popolare. Carbonia dei minatori e degli impiegati e dei tecnici, assieme in una sola forza costruttiva in cui ognuno sia al suo posto, come le varie membra del corpo umano sono unite per dare movimento e vita al corpo stesso. Carbonia oggi è un’azienda statizzata, burocratizzata, diretta da molto lontano, oltre il mar Tirreno. I dirigenti guardano qui col binocolo e vedono molto poco. Carbonia oggi è un’azienda statale, una grande azienda statale. Essa dovrà diventare una grande azienda statalizzata, questo è l’avvenire di Carbonia ….. E quello che ho detto di Carbonia, grande azienda di domani, diretta qui, costituita qui, accompagnata qui dal lavoro comune degli operai e dei tecnici, è un principio di autonomia. Autonomia è vita, è libertà è controllo di popolo’. E’ questa una visione forte, quasi avveniristica, del futuro della città, che incontra ‘la piena approvazione da parte dei grandi partiti di massa,  socializzazione di Carbonia  e  gestione diretta dei lavoratori, attraverso le forme della cooperazione’, secondo L’Unione Sarda del 3 agosto 1944, valida alternativa alle previsioni del  Commissario ingegner Sanna. Che, dopo aver porto a Lussu  i saluti dell’ACaI e della SMCS,  in atteggiamento del tutto diverso di fronte al ministro, rispetto ai comportamenti abituali tenuti con gli operai, svolge la sua relazione sullo stato delle miniere, denunciando ‘errori, abusi e sperperi di ogni specie’, commessi durante il fascismo’. E denunciando pure che l’ACaI fu allora ‘covo di profittatori e avventurieri’, fino a  paventare per l’immediato dopoguerra, la smobilitazione dei pozzi e la fine del carbone sulcis: ‘e io voglio mettere fin d’ora in guardia tutti i miei collaboratori sulle manovre subdole e pricolose, perché pagate, di alcuni gruppi industriali e minerari italiani, di quei gruppi, cioè, che nel ventennio vollero l’affermazione del fascismo, di quei gruppi che per i loro bassi interessi tutto faranno, tutto tenteranno perché Carbonia cada’
Interessante anche la breve storia dell’Azienda, appena delineata nel discorso del commissario Sanna, e il quadro di azione in cui essa si muove,  ‘L’ACaI svolgeva prima dell’armistizio attività di ricerca in Toscana e in  Albania; io venni eletto in aprile commissario  per l’ACaI, nelle  regioni liberate, e commissario della Carbosarda nell’isola…e potei rilevare un passato di errori abusi e sperperi di ogni specie, su queste aziende, che occorre portare oggi, e siamo già in questa via, ad una attività sana, economicamente e moralmente. La Commissione mineraria alleata di Carbonia, costituita da tecnici minerari e meccanici di valore, ci affianca lealmente e io son del parere che tutte le attività ACaI in Sardegna, e cioè Carbosarda, Ferrovie Meridionali sarde, Istituto Case Popolari, ACaI bonifiche, Stabilimento per la distillazione a Sant’Antioco, vengano riunite in un unico ente, con sede a Carbonia, lasciando a Roma solo un ufficio di rappresentanza e di collegamento coi ministeri.
Per giungere poi, in  questa prospettiva di grande apertura, a toccare il vero  tasto dolente della condizione del Sulcis,  la fine di ogni rapporto tra Azienda e amministrazione della città, come scelta immediata, la fine di ogni ‘interferenza da parte dell’ACaI e della  SMCS nella amministrazione pubblica di Carbonia’. La Società mineraria, si disse in quell’occasione, avrebbe dovuto ‘estraniarsi del tutto dalla vita politica della città, e solo interessarsi di problemi tecnici, cedendo in particolare tutto il territorio sotto il suo controllo al Comune e non costruendo più altre case SMCS’. Solo così Carbonia sarebbe diventata città libera,  con  una popolazione finalmente stabile, come  scrive  Salvatore Fois in ‘Carbonia città libera’, L’Unione Sarda 27 luglio 1944, ancora  in prosecuzione del discorso di Emilio Lussu. Carbonia libera dalla SMCS: ‘ritengo poco morale che l’Ente più direttamente soggetto ai diversi tributi comunali, debba comunque interessarsi alle faccende amministrative del Comune stesso… E’ necessario che la SMCS lasci al Comune la libertà di amministrare il bene pubblico…E’ necessario creare una popolazione stabile, e molto vi è da fare in questo senso, perché buona parte dei cittadini hanno ancora la mentalità degli avventurieri, per i quali Carbonia rappresenta un qualunque punto di appoggio per fare danari con qualunque mezzo, pur che sia rapido. Di questa gente di tutte le risme e di tutte le categorie la città ne ha ancora molta, mentre  quelli che non sono riusciti, persistono a ritenere possibile, o probabile, ogni qualsiasi avventura che li rimandi pingui di danaro ai loro paese d’origine’. E ancora in prosecuzione, il 3 agosto 1944, ‘Verso la socializzazione di Carbonia’, lo stesso autore entra nello specifico della proposta, dandole un suo significato, ‘per la socializzazione di Carbonia,  che non vuol dire statalizzazione, non si può intendere il modello delle grandi aziende statali russe’, piuttosto ’suddivisione delle diverse attività affidate a singole cooperative di lavoratori  con amministrazioni proprie, facenti capo ad un consorzio, con compiti di controllo tecnico-amministrativo’. Onde porre fine alla ‘turba di appaltatori e di profittatori e ad ogni altra interferenza di natuta politica’. Per poi riprenderlo ancora Emilio Lussu, il discorso su Carbonia, nel successivo viaggio in città, il 5 ottobre, come leggiamo su L’Unione Sarda del 7 ottobre 1944, precisando di nuovo i termini della socializzazione aziendale e della gestione operaia, nonchè l’assoluta autonomia della città rispetto all’ACaI.
E frequentavano Carbonia il ministro comunista Antonio Mario Pesenti, ministro delle Finanze nel secondo governo Bonomi, Ieri il ministro Pesenti a Carbonia, titolava l’Unione sarda del 31 marzo 1945, che di nuovo interveniva sullo stato delle miniere di Carbonia e di Iglesias e  il socialista Giuseppe Saragat, celebre il suo atto d’accusa contro la dirigenza SMCS, ‘una  mentalità fascista….che, in omaggio alle gerarchie di valori, considera il produttore operaio un paria e l’azzeccagarbugli, o il ruffiano, come della gente perbene’ . Per giungere poi alle presenze via via sempre più numerose dei dirigenti Velio Spano,  Renzo Laconi e Nadia Gallico Spano. E a ncora Lussu e Romita nel luglio 1945, tra comizi e conferenze di partito.

Fonte: Democrazia Oggi