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Torre dei Doria assolta l’impresa che eseguì i restauri - Cronaca

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SANTA MARIA COGHINAS. Il calvario della Torre dei Doria cominciò nel 2010. L’amministrazione comunale di Santa Maria Coghinas investì 250mila per il restyling dell’antica fortezza, che rappresenta assieme alle terme e alla chiesa una delle attrazioni di questa porzioni di territorio. Ma questo restauro partì da subito con il piede sbagliato, partirono le denunce in Procura, scattarono i sigilli, i lavori si bloccarono a lungo, prima di ottenere il dissequestro passarono diversi anni, e solo ieri il giudice si è pronunciato su un processo altrettanto lungo e articolato. E ha assolto dai reati di danneggiamento, di lavori senza autorizzazione e deturpazione di bellezze paesaggistiche sia i titolari dell’impresa che ha svolto l’intervento, sia l’architetto e direttore dei lavori, che il capo dell’ufficio tecnico del Comune. In verità per gli ultimi due capi d’accusa, ovvero le mancate autorizzazioni paesaggistiche e della Soprintendenza e la deturpazione delle bellezze naturali, è subentrata la prescrizione. Per quanto riguarda invece il primo reato, ovvero il danneggiamento, la sentenza è di piena assoluzione perché il fatto non sussiste. L’accusa era questa: nel realizzare il sentiero che collegava la strada principale alla Torre dei Doria, l’impresa esecutrice aveva abbattuto una porzione di muro del 1200 e danneggiato un’antica cisterna. Tutto questo per facilitare l’accesso al cantiere da parte delle ruspe e dei camion. E poi gli interventi a ridosso della torre ne avevano compromesso la stabilità strutturale. Secondo il giudice Maria Teresa Lupinu questo reato non è stato invece commesso. Il pm è Giovanni Porcheddu, mentre gli avvocati difensori sono Sara Migliore, Gian Comita Ragnedda, Antonio Piras e Sonia Biddau.E veniamo alla seconda parte del processo, quella che deve ancora cominciare. Questa volta il dito è puntato sulle modalità con le quali è stato eseguito il restauro della torre. Nel rapporto depositato in Procura dagli uomini della forestale si fa riferimento a un’antica trave lignea tagliata in due con una motosega, e allo smantellamento del tetto con le tegole originali, sostituite successivamente dalle classiche tegole commerciali acquistate in qualsiasi negozio di edilizia. E ancora ci sono perplessità sulla scelta dei materiali per il rifacimento della facciata della torre. Le pietre bianche che staccavano in maniera netta rispetto alla tonalità rossastra delle pietre originali, rientravano nelle indicazioni progettuali? E la Soprintendenza era favorevole al look bianco-rosso?». Su questo presunto “scempio” (così lo definì l’allora sindaco Pietro Carbini), i giudici dovranno esprimersi a breve.

vedi su La Nuova Sardegna