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Via libera alla riforma della rete ospedaliera - Cronaca

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CAGLIARI. Dieci voti di scarto, 30 a 20, con la lode dell’applauso. Il gran finale della riorganizzazione degli ospedali è stato questo. Era scontato che finisse così: la maggioranza di centrosinistra era troppo forte, e poi le va riconosciuto di aver lavorato bene dietro le quinte, poche volte ha dovuto usare la lima grossa, per far rientrare tutti i malumori di uno, due mesi fa, quelli che allora sembravano essere una valanga inarrestabile. Tagli e cuci, correggi e media: il centrosinistra è rimasto compatto. Le defezioni sono state solo quelle dei consiglieri di Campo progressista.

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Anna Maria Busia ha votato no per due motivi: «La coscienza mi dice che questa non è la migliore riforma possibile, ci sono ancora troppe zone grigie, e poi questa maggioranza ha violato più volte le regole minime del galateo politico. Purtroppo è andata avanti a ondate a seconda del territorio». Invece s’è astenuto l’altro consigliere di Cp, Francesco Agus, dopo aver detto: «Mi sarei aspettato molto di più da questa riforma e ho paura che presto non reggerà alla prova dei fatti».

Per il resto è andato tutto secondo copione: dal Pd a Mdp, dall’Upc a Sinistra sarda, nessuno si è sfilato via dal voto favorevole, anche se non sono mancate le critiche. Però, secondo alcune autorevoli indiscrezioni, anche in quest’occasione è stato decisivo il ruolo giocato dal governatore Francesco Pigliaru. In più di un’occasione, avrebbe rafforzato le fila intorno a sé con questa frase: «In campagna elettorale, abbiamo promesso le riforme e le riforme dobbiamo avere coraggio di portarle fino in fondo».

È stato difficile e faticoso partire prima dal decreto del ministero della salute che spazzava via gran parte degli ospedali pubblici, poi discutere la bozza dell’assessorato alla sanità, con già un bel po’ di salvataggi, e arrivare infine alla mappa definitiva in cui «non c’è una struttura chiusa, molte anzi saranno potenziate, con i posti letto ridistribuiti e non cancellati». Il tutto in nome dell’equità, «non c’è una macro area svantaggiata rispetto alle altre e ognuna avrà la sua rete», della qualità, «le eccellenze saranno a disposizione di tutti e faranno da traino per quelle strutture oggi al di sotto degli standard nazionali», e infine del risparmio intelligente: «Senza sprechi e doppioni, avremo più soldi da spendere per far crescere l’efficienza del sistema».

Fra un mese e poco più il ministero della Salute darà il giudizio sulla mappa finale. Il centrosinistra è convinto che arriverà un parere positivo, o al massimo «ci chiederanno qualche correzione». Se così dovesse essere, da gennaio la nuova rete ospedaliera diventerà operativa e spetterà ai manager dell’Asl unica, delle due Aziende universitarie e del Brotzu applicarla. Con la speranza che, nel frattempo, funzioni la rete territoriale Comune per Comune, a settembre è stata approvata dalla giunta, decollino gli elicotteri-ambulanza, l’appalto è in corso, e parta l’Azienda per le emergenze-urgenze. Anche se la trattativa nel centrosinistra sulla scelta del manager non è ancora finita a pochi giorni dalla scadenza: domani. 

vedi su La Nuova Sardegna