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“Bimbi cagliaritani drogati di social network, i genitori cambino registro”

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di Claudia Saba

I SOCIAL NETWORK E LA COMUNICAZIONE: QUANTO STANNO CAMBIANDO I RAPPORTI TRA LE PERSONE?

COSA SI E’ PERSO E QUALI SONO I DISAGI PIU’ GRAVI? Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Angela Quaquero presidente dell’ ordine degli psicologi della Sardegna: “Quando ero ragazzina- spiega a Casteddu Online- appena si poteva si scendeva in cortile a giocare. Adesso sono spariti i cortili che sono diventati parcheggi, in strada non si gioca più perché è pericoloso. La socializzazione e il gioco libero era lì. Dov’ è il gioco libero oggi? Questo è un problema che noi dobbiamo assolutamente affrontare… e non lo si affronta da soli, lo si affronta con le reti di quartiere, con le reti di comunità locale, con le reti del tempo libero. Il web è una grande opportunità, diventa il ricettacolo delle solitudini se però queste solitudini le coltiviamo e le attiviamo come lo stiamo facendo oggi. Far superare la solitudine non è portare un bambino a fare quattro sport contemporaneamente, ma costruire momenti di gioco libero in cui ci si trova in casa, semplicemente con tre o quattro amichetti, ed è difficilissimo convincere i genitori che questa è un’ attività fondamentale per la crescita dei loro figli. Sembra inutile e scomodo, ci si preoccupa di dover preparare la merenda per quattro bambini, che possano rovinare qualcosa in casa”… Io credo che sia un investimento fondamentale per la salute dei nostri figli. Ritornare alla genuinità e naturalezza non è una cosa semplicissima perché le abbiamo distrutte. Dopo la seconda guerra mondiale, negli anni ’50 c’ è stato il boom economico che ha significato in tutta Italia ,  quindi anche in Sardegna, un’ abbandono progressivo dei paesi, dei comuni piccoli, per venire in città. Dunque a  Cagliari, ma non solo,  sono sorte le grandi periferie. In questo fenomeno di inurbamento siamo già alla terza generazione, cioè, sono venuti i primi che poi hanno avuto dei figli, quindi sono diventati genitori, poi a loro volta i figli hanno avuto dei figli, quindi i primi arrivati sono nonni. Abbiamo dunque tre generazioni: I nonni, i genitori e i bambini che sono nati al di fuori di reti di vicinato, di reti locali, in cui, se mi serve il prezzemolo, non vado al supermercato ma lo chiedo alla vicina, ovviamente mi predispongo a prestarle un uovo se le serve. Ecco, queste semplicissime comunicazioni creano però delle reti di solidarietà che oggi non ci sono più. Per recuperare questa situazione, occorre lavorare a riaggregare le persone per quartiere… e non ci vogliono grandissime cose. In un paese magari è sufficiente fare la gara di presepi a Natale per riattivare certe cose, cioè, le attività sono “banali” ma sono ricche di senso! Si tratta di fare la gara del balcone fiorito più simpatico o la condivisione delle merende, cioè, uno si può inventare quello che vuole, però dobbiamo ricominciare a ripensare il collettivo. LA RETE CAUSA DI BULLISMO E SUICIDIO DI MASSA, UN QUALCOSA DI MOLTO GRAVE…

Questo è  qualcosa di molto grave ed è possibile quando i genitori si voltano dall’altra parte e quando rinunciano a fare i genitori, cioè hanno poca fiducia nelle proprie capacità educative. Il dialogo è importante, la non repressione è importante, però è anche importante che il figlio senta che quello che fa è monitorato, che entra in rete fino a una certa età se in cambio concede al genitore la password altrimenti in rete non ci entra più. Cioè occorre riuscire a convincere i genitori a riprendersi  la loro funzione educativa che a volte è scomoda. E’ più comodo lasciare il ragazzino sul cellulare perché così non disturba. Poi ci lamentiamo perché non fa i compiti, però intanto non disturba. In quel “non disturbare” però cosa capita? Noi siamo consapevoli di cosa sta capitando in quella chat? Questo è un aspetto che occorrerebbe monitorare”.

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