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Su Crucifissu Mannu preso di mira da vandali e incivili - Cronaca

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PORTO TORRES. È uno dei gioielli dell’immenso patrimonio archeologico isolano, ma da qualche tempo è vittima di azioni vandaliche e comportamenti incivili. Il sito di Su Crucifissu Mannu è un’area di eccezionale interesse per la storia e l’archeologia sarda in quanto sono attestate ventidue tombe ipogeiche risalenti a epoca preistorica, scavate nella roccia e costituite da più camere sepolcrali comunicanti, alcune caratterizzate da decorazioni architettoniche scolpite nel calcare quali colonne a sostegno delle volte o quelle straordinarie e dall’alto valore simbolico come le protomi taurine della tomba XXI. Nel sito c’è una porzione consistente di una strada romana documentata dai profondi solchi scavati dal passaggio delle ruote dei carri e un tratto dell’acquedotto della Colonia Iulia Turris Libisonis, quest’ultimo individuato in seguito alla scoperta di un pozzo verticale d’ispezione.Quello che da sempre è un sito rispettato da tutti, negli ultimi tempi è divenuto teatro di autentici scempi. Trasformato in latrina e discarica, come testimoniano escrementi e bottiglie di plastica e i brick di vino sparsi fra i cespugli della macchia mediterranea; luogo frequentato da persone con inesistente rispetto per l’importanza storico-culturale del sito, fatto reso evidente dalla presenza di numerose pignatte utilizzate come seggiole anche quasi sopra le tombe.Non solo: dopo quelli denunciati qualche mese fa (erano state prese di mira diverse sepolture e in particolare la più affascinante, la tomba XXI, con macigni scagliati all'interno del monumento, lanci che avevano portato al distacco di porzioni di alcuni degli ipogei più in vista e facili da raggiungere) ora si notano nuovi distacchi nelle tombe più esposte. Tutto questo nonostante la continua opera di monitoraggio, tutela, salvaguardia e manutenzione del personale della sede operativa di Porto Torres della Soprintendenza Archeologia, per le province di Sassari e Nuoro guidata da Gabriella Gasperetti e di quello della società Ales. Proprio i tecnici della Ales sono intervenuti ancora una volta per ripulire gli ipogei e diserbare l’area, raccogliendo l’immondizia abbandonata fra i cespugli e nei pressi delle tombe, arrivando a riempire due grosse buste. Una situazione insostenibile che aveva portato alcuni mesi fa la Soprintendenza a sporgere una denuncia contro ignoti, e Gabriella Gasperetti a incrementare i controlli e il monitoraggio. «Il sito sarà oggetto di restauro sulle porzioni distaccate e inoltre di un progetto di alternanza scuola-lavoro coi ragazzi dell’istituto Paglietti che ha preso il via proprio in questi giorni» ricorda l’archeologa che ha stigmatizzato la situazione degli ultimi tempi «che mai si era verificata precedentemente». L’area, pur all'interno di una proprietà privata, è aperta e anche se la maggior parte dei visitatori è interessata a conoscere il sito archeologico, una parte vi si reca con altri intenti, causando gravi danni. Perciò, per evitare il rischio di perdere una pagina della storia sarda, sarebbe importante trovare soluzioni che limitino l’accesso ai monumenti più in vista, quelli che maggiormente hanno risentito dei danni procurati dai vandali.

vedi su La Nuova Sardegna