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Salva la domus romana del Corso: “Sar? valorizzata e aperta al pubblico”

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La domus romana del Corso è salva. L’assessore ai Lavori pubblici Gianni Chessa aveva ipotizzato il “seppellimento” dello scavo (i resti di un edificio a due piani di età romana, I secolo avanti Cristo,  con pareti affrescate e intonaci decorati). Reputato troppo dispendioso e dai tempi incerti. E invece no. I tecnici della Soprintendenza sono stati chiari: l’unico intervento che potrà essere autorizzato sarà quello di valorizzazione.

Ne hanno discusso stamattina i funzionari della Soprintendenza ai Beni archeologici Giovanna Pietra e Stefano Montinari, convocati dalla commissione comunale Lavori pubblici.

“L’ipotesi della Soprintendenza è quella di valorizzare e l’ipotesi è vincolante”, ha dichiarato Anna Puddu, Progressisti sardi, presidentessa della commissione, “l obiettivo è quello di aprire una finestra sulla città romana di Cagliari e creare dei collegamenti con al villa di Tigellio. Lo scavo sarà valorizzato con una copertura di superficie in vetro, e occasionalmente il sito sarà aperto al pubblico”. Serviranno di 350 mila euro. E per portare al termine i lavori almeno un anno.

E questa potrebbe essere una brutta notizia per i commercianti del corso Vittorio Emanuele II, quelli del tratto tra via Sassari e via Caprera, che due anni soffrono il tappo creato dal cantiere. “Abbiamo chiesto che venissero cambiati i pannelli e ci hanno detto di sì, va trovato il modo per evitare l’impatto percettivo, ma va anche evitato che lo scavo si trasformi in discarica”.

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