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Troppi morti da inquinamento e l’Italia è maglia nera in Europa - Cronaca

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Qualche giorno fa, ho dato uno sguardo alla bolletta della luce del mio appartamento, per capire l’origine delle fonti energetiche primarie utilizzate per la produzione di energia elettrica fornita dal mio gestore ai suoi clienti. Insomma il mix energetico. Scopro che nell’ultimo anno è diminuita la percentuale dell’energia da fonti rinnovabili, mentre è aumentata quella da gas naturale e da nucleare. Vado a leggere, sempre nella stessa bolletta, il quadro del mix medio energetico nazionale e scopro che anche in questo caso la percentuale di energie rinnovabili è calata, mentre è aumentata quella del gas naturale. Ora, non sono un esperto e probabilmente questi dati vanno interpretati o magari hanno bisogno di conferma. Di certo, il dato sul nucleare mi sconcerta ancora, anche se è una vecchia storia. Ma dando un’occhiata anche al quadro precedente, quel meno sull’utilizzo delle energie rinnovabili, mi preoccupa un po’. Ho fatto questo esercizio dopo aver appreso dall’Agenzia Europea dell’ambiente (Aea) che la maggior parte degli abitanti nelle città europee è esposta a una scarsa qualità d’aria. In numeri, ogni anno ci sono 400.000 morti premature a causa dell’inquinamento. Il che, ovviamente, non dipende solo dal settore energetico, ma coinvolge anche il trasporto su strada, l’agricoltura e l’industria. Sempre dal rapporto si apprende che l’Italia è tra i paesi maglia nera in Europa su numerosi inquinanti, dal particolato, al biossido d’azoto, all’ozono nella bassa atmosfera. Tanto che sempre il nostro Paese è tra i primi per morti premature e per anni di vita persi e attribuibili all’inquinamento. Un dato tra l’altro già annunciato qualche settimana prima dalla Fondazione sviluppo sostenibile, presieduta dall'ex ministro Edo Ronchi. L'Italia, si legge infatti nel rapporto, ha circa 91.000 morti premature all'anno per inquinamento atmosferico, contro le 86.000 della Germania, 54.000 della Francia, 50.000 del Regno Unito, 30.000 della Spagna. Il nostro paese ha una media di 1.500 morti premature all'anno per inquinamento per milione di abitanti, contro una media europea di 1.000. La Germania è a 1.100, Francia e Regno Unito a circa 800, la Spagna a 600. Aria inquinata non significa solo perdite umane e danni alla salute. I numeri sono purtroppo chiari. Si tratta, in generale, di peggiore qualità della vita per tutti e di costi sociali importanti. Non solo. Un Paese che non migliora per salubrità dell’aria, gode di minore attrazione, anche negli investimenti e nel turismo. A conferma dell’andamento negativo, c’è anche la notizia dell’emergenza smog al nord di questi giorni, con 24 città che hanno già superato i limiti consentiti a due mesi dalla fine dell’anno. Si tratta della soglia annuale fissata dall’Ue per l’inquinamento atmosferico che prevede 35 giorni totali oltre la media giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Per un mese l’anno, le città possono insomma violare il tetto dell’inquinamento. Oltre, sono fuorilegge. E ancora non è arrivato il freddo e quindi mancano ancora all’appello i residui del riscaldamento di case, uffici, luoghi pubblici e via dicendo. Insomma invece di migliorare, sembra che si peggiori. Non è una corsa a sottolineare le cose che non funzionano, piuttosto è la fotografia di una situazione che dovrebbe essere prioritaria per chiunque ha un ruolo decisivo nella vita pubblica. Il tempo degli annunci e delle promesse è infatti scaduto. Un ritornello che non ha più presa, ha fatto il suo tempo. Servono con urgenza interventi strutturali, che riducano l’impatto sull’ambiente, creino condizioni di salute migliori per tutti, riducano i costi economici e sociali. Archiviando la bolletta di casa, mi è tornata in mente una frase che ho letto sul sito di Asvis, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. “Nel mondo ci sono oltre un miliardo di persone senza energia elettrica e quasi tre miliardi senza energia pulita per cucinare. L’Italia è avviata a non raggiungere gli obiettivi 2030 per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica”. Che prevedono, tra l’altro, l'accesso universale ai servizi energetici a prezzi accessibili, affidabili e moderni; l’aumento sensibile della quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale; il raddoppio del tasso globale di miglioramento dell'efficienza energetica. Se è vero che dal 2014 la performance politica dell’Italia è notevolmente migliorata in termini di sostenibilità, non è però ancora sufficiente rispetto alla media Ocse. E soprattutto non è ancora all’altezza delle tante emergenze che interessano il nostro territorio, inteso nel suo complesso. Cioè la nostra casa.

vedi su La Nuova Sardegna