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La Rete ospedaliera è legge: ecco cosa cambia

Confermato il testo emendato nei giorni scorsi. Conquiste per i territori di Nuoro, Alghero-Ozieri, Lanusei, la Maddalena e Olbia. Ecco tutte le novità. Comunque la si pensi, è un voto storico, che arriva con un importante ritardo

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CAGLIARI - E' un voto storico, e il capogruppo Dem in Consiglio regionale, Pietro Cocco, lo ha voluto sottolineare. «E’ una giornata importante per la quale abbiamo lavorato a lungo, un risultato che arriva in una data simbolo – ha sottolineato – oggi si celebrano i cento anni della rivoluzione d’Ottobre. E’ dunque una giornata rivoluzionaria, diverso sarebbe stato approvarla ieri nel giorno della disfatta di Caporetto». Secondo Cocco «il riordino della rete ospedaliera andava fatto. Ci vuole coraggio nel fare le riforme, ci sono state lunghe discussioni all’interno della coalizione e nei territori, il risultato è che non si chiude un ospedale, i posti letto sono gli stessi, rimangono i servizi. C’è stata grande forza di volontà da parti di tutti».

Il testo finale della riforma della rete ospedaliera ha ottenuto il via libera definitivo con 30 voti a favore e 20 contrari. Adesso il riordino passerà all'esame del ministero, che dovrà stabilire se sia aderente al decreto 70 sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza negli ospedali. Prima del voto finale l'assessore alla Sanità, Luigi Arru, ha ringraziato tutti, compreso il presidente della Regione Francesco Pigliaru: «Andiamo avanti con sobrietà per cercare di cambiare, questo è un successo del Parlamento sardo», ha chiarito. Strappo in maggioranza del Centro Progressista, con la consigliera Anna Maria Busia che ha votato no e il collega Francesco Agus che si è astenuto.

A parte la rimodulazione dei posti letto (i pubblici scendono da 4.905 a 4.643), principio ispiratore della riorganizzazione è quello dell'Hub and Spoke, per cui l'assistenza ad alta complessità è concentrata in centri d'eccellenza (Hub) supportati da una rete di servizi (centri Spoke) che si occupano dei pazienti a livello territoriale. Due gli Hub nell'Isola: il Santissima Annunziata di Sassari e l'Azienda Brotzu di Cagliari, definiti Dea (dipartimento emergenza e accoglienza) di II livello perché sono in grado di offrire servizi importanti di emergenza e accettazione e di cardiochirurgia. A questi si aggiunge il San Francesco di Nuoro che da Dea di I livello rinforzato acquisisce la qualifica "con servizi di II livello" perché sede di Breast Unit (Centro di senologia, gli altri due sono a Cagliari e Sassari) e di Stroke Unit (Unità ospedaliera specializzata nella cura dell'ictus).

Nei raggi che si irradiano dal centro, dopo gli Hub si incontrano i Dea di I livello. A Cagliari, il Policlinico universitario e il Santissima Trinità di Is Mirrionis. Nel Sulcis il Sirai di Carbonia e il Santa Barbara di Iglesias, nel Medio Campidano l'ospedale di San Gavino, quindi il presidio di Oristano, Olbia e quello di Alghero-Ozieri. Infine c'è il caso del Nostra Signora della Mercede di Lanusei, che con il riordino diventa "presidio ospedaliero con servizi di I livello". Restano gli ospedali di zona disagiata: Sorgono, Muravera, Isili, Bosa, tutti con un reparto di medicina generale abilitati per la chirurgia generale. E gli ospedali di comunità: Tempio, Ittiri e Thiesi, con predisposizione per la degenza post operatoria.

Infine La Maddalena: il presidio del Paolo Merlo, che conserva la qualifica di ospedale di zona disagiata, è stato al centro del dibattito per tutto l'iter di approvazione della riforma. Il decreto ministeriale 70 prevedeva la disattivazione del punto nascita, che invece resiste, anche per consentire i parti normali. Non solo: il presidio avrà anche la camera iperbarica. Contrarie alla riforma le opposizioni: «Continuate a chiamarla riforma, ma una riforma è tale quando migliora le condizione di vita dei cittadini – ha detto Pittalis di Forza Italia – è invece un pasticcio che aggrava le condizioni di una sanità che non funziona. In questi 4 anni di governo avete mandato la spesa sanitaria fuori controllo senza riuscire a razionalizzarla. Siamo davanti a un’operazione al ribasso imposta al territorio contro la volontà dei cittadini con una visione dirigista e centralista».

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