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“Senza la nostre terapie salvavita a causa della burocrazia nella nostra clinica d’eccellenza”

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“ Siamo un gruppo di pazienti che da anni fanno e continuano a fare chemioterapie nella clinica “Nuova Casa di cura” di Decimomannu e che improvvisamente si sono trovate senza la loro terapia salvavita”. Comincia così l’accorata lettera scritta da un gruppo di pazienti oncologici in cura presso la clinica di Decimo, indirizzata al presidente dell’Ats Fulvio Moirano.

“Lunedì 16 ottobre, giorno previsto per il day hospital – si legge  – verso l’ora di pranzo, dopo 5 ore di attesa dal solito prelievo, ci è stato comunicato all’improvviso che i farmaci non erano disponibili e che non “sapevano dirci” quando lo sarebbero stati, lasciandoci nel panico.” Da allora, ad  oggi otto giorni non hanno ancora notizie e la paura è tanta.  Adele L., Emanuela M., Carmela P., Antonella M. aspettano.

Non si tratta di un malanno di stagione, ma di cancro, per queste persone è ogni giorno è fondamentale per la loro vita e sopravvivenza.

“Ciò che noi sappiamo è solo di un impedimento burocratico, ovvero di una convenzione non rinnovata fra l’ospedale Brotzu e l’ATS, di cui lei ne è il direttore responsabile, per questo chiediamo “è possibile che all’improvviso a dei pazienti oncologici venga negata una terapia salvavita per una “convenzione non rinnovata”? Quando anche negli anni passati tra un rinnovo e l’altro le terapie venivano comunque rinnovate?! E’ possibile che oltre la malattia che ci ha colpito, dobbiamo subire a livello psicologico, lo stress di un ipotetico cambiamento che per noi pazienti oncologici diventa un problema non semplice da gestire?”

Antonella M., 41 anni di Quartu, paziente oncolologica alla clinica di Decimo dal 2009, in cura per un tumore al seno. “Si tratta di una struttura di eccellenza dove non ti senti un numero ma c’è un rapporto stretto tra paziente e oncologo. Tutto questo rischia di finire. Il nostro oncologo di riferimento conosce il nostro percorso da paziente si trova in quella clinica. Dover cambiare – spiega –  significherebbe “buttarsi” all’interno di una realtà ben diversa dal mondo ospedaliero che noi conosciamo. La clinica di Decimomannu è stata ed è per NOI un’eccellente struttura non solo sotto il punta di vista medico, ma sopratutto umano, dove senza esitazione la nostra esistenza è stata affidata ad una sola ed unica persona dall’inizio, senza dover peregrinare fra un medico e l’altro, tutto ciò dandoci sicurezza e sentendoci persone non numeri, in un ospedale a dimensione di famiglia.

“Le nostre energie -sottolinea – devono essere indirizzate alla salvaguardia del nostro vivere e con-vivere con la malattia e non cercare all’ IMPROVVISO di barcamenarci nei meandri di queste burocrazie, che ci considerano unicamente un costo e non fonte di reddito.”

L’appello. “Chiediamo che le nostre terapie salvavita possano esserci nuovamente garantite nella nostra clinica di fiducia, scelta da ciascuno di noi in relazione al proprio vissuto da malato oncologico, che la convenzione venga rinnovata e che tutto ciò avvenga nella maniera più giusta, dignitosa, ritagliata a misura del paziente”

“Per favore ridateci ciò che avevamo perché potremmo essere vostra figlia… vostra sorella.. vostra madre… e solo noi possiamo comprendere le conseguenze di questi cambiamenti sulla nostra pelle”.

 

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