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Due giornate di impegno viste dal fronte CasaPound, mentre antifascisti giocavano alla guerriglia urbana (Un militante)

image Un’altra edizione di “Mediterranea” è volta al termine. La festa regionale di CasaPound chiude il cerchio delle sedi presenti in Sardegna: Sassari (2015), Carbonia e Cagliari (2017). L’impostazione è sempre la stessa da tre anni: politica, escursioni, cultura, storia, musica, comunità.

Quest’anno si è partiti però con una novità: la donazione del sangue in collaborazione con Grimes nella ricorrenza della strage di Gorla, iniziativa che CPI porta avanti da anni in tutta Italia per commemorare i 184 bambini che vi persero la vita a causa dei bombardamenti americani del 1944. Poi, c’è stata l’inaugurazione della sede ufficiale di Carbonia. I dirigenti nazionali presenti, i vicepresidenti nazionali Simone Di Stefano e Andrea Antonini, hanno voluto visitare la miniera di Serbariu per ripercorrere uno dei luoghi più significativi di quella che fu la grande sfida industriale dell’Italia fascista.

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Il giorno seguente, è stata la volta di Cagliari. La mattina nella Sella del Diavolo un’escursione intitolata “Sulle tracce della Dea Venere”, tra i resti dell’antichissimo tempio dedicato alla Venere Ericina sito in cima al promontorio di Sant’Elia. Un’escursione che, come le precedenti su Monte d’Accoddi e Monte Sirai, ha avuto una valenza fortemente identitaria e va inquadrata nell’ottica di ripristinare quella connessione millenaria che lega un popolo ad una terra: da sottolineare a tal proposito l’ipotesi che proprio la Sella di Venere (da secoli ‘diavolizzata’) possa essere considerata il primo vero sito fondativo della città di Cagliari, supportata da alcune iscrizioni di età fenicio-punica ritrovate in loco. Di pomeriggio, in via La Nurra per l’inaugurazione della sede e la conferenza “Gramsci fascista: storia di una damnatio memoriae” con lo storico Angelo Abis, utile a restituire un volto al fratello fascista di Antonio Gramsci, Mario, cancellato dalla storia perché fervente nazionalista, federale del fascio di Varese e coerente con le sue idee a costo di patire la prigionia di guerra in Australia per cinque anni, come solo ai ‘non collaboratori’ veniva comminata. Sono stati anche presentati documenti inediti riguardanti la vita di Mario Gramsci ed è stato spiegato perché CasaPound abbia voluto intitolare proprio a lui la sede cagliaritana. Un omaggio all’anno gramsciano, inaugurato dal presidente Pigliaru, decisamente più originale rispetto a quelli finora registrati.

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La serata è proseguita con la festa, terminata nella notte in un quartiere blindato dalle forze dell’ordine: mezzi blindati e due elicotteri hanno attirato la curiosità degli abitanti del quartiere. Un autogol clamoroso da parte degli antifascisti (pensato nella sede da dove partono questi cortei dell’odio antifascista, l’ex scuola Manno occupata in via La Marmora) che pensavano di esportare la guerriglia urbana in un quartiere dove CasaPound opera da mesi, ricevendo l’appoggio dei residenti che hanno contribuito persino all’individuazione della sede. Is Mirrionis non è il centro di Milano dove la cagnara è tollerata, dove le vetrine infrante e i cassonetti bruciati non convincono gli abitanti ad organizzarsi per allontanare la minaccia dei teppisti. E se non ci fossero state le forze dell’ordine lo spettacolo sarebbe stato sicuramente un altro.

Aprire due sedi in due giorni alla presenza di centinaia di persone, con attività culturali, solidali, ludiche non può che segnare contemporaneamente un traguardo ed un nuovo punto di partenza per CasaPound Sardegna, che cresce e si evolve, anno dopo anno, con i suoi nuclei militanti sparsi in tutte le provincie, con i suoi nuovi avamposti, senza un euro di finanziamento pubblico, come quelli percepiti dai grandi partiti o dagli studenti fuori corso da decenni che parassitano nell’ambito dell’associazionismo e occupano stabili comunali per diletto. Ad maiora.

Un Militante di CasaPound Sardegna

(admaioramedia.it)

Fonte: Admaioramedia