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Non autosufficienza, i sardi temono di non poter sostenere i costi

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Pensando al proprio futuro e all’eventualità di trovarsi ad affrontare un problema di non autosufficienza, oltre un sardo su tre (36%) teme che i suoi mezzi economici non basteranno per sostenere i costi dell’assistenza.

 

È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare.

 

Un dato che evidenzia come la non autosufficienza, oltre a incidere sulla qualità della vita del malato e di chi gli è vicino, per una fetta consistente di sardi rappresenti un problema gravoso anche per le stesse finanze personali. Al punto da nutrire forti dubbi sulla capacità di far fronte alle spese con i propri risparmi.

 

Ma se gli abitanti della Sardegna si dicono pessimisti sul domani, le loro preoccupazioni sono confermate anche dalla situazione attuale del nostro Paese. I numeri parlano chiaro: secondo le rilevazioni del Censis, sono oltre 3 milioni i non autosufficienti in Italia, vale a dire il 5,5% della popolazione. Tra questi, le persone con una condizione di non autosufficienza grave, costrette in modo permanente a letto, su una sedia a rotelle o comunque confinate nella propria abitazione per impedimenti fisici o psichici, superano gli 1,4 milioni.

 

Alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione e delle trasformazioni del welfare pubblico, il “peso” della non autosufficienza ricade in gran parte sulle famiglie. È sempre il Censis a rilevare come, ad esempio, ben 910.000 famiglie italiane si siano dovute autotassare per far fronte al costo privato dell’assistenza e altre 561.000 abbiano già utilizzato i propri risparmi arrivando anche a indebitarsi.

 

Ma, guardando al domani, come pensano i sardi di affrontare i costi della non autosufficienza? Il 60% si rivolgerebbe ai sussidi messi a disposizione dal sistema di welfare pubblico, come l’assegno di accompagnamento, mentre il 43% attingerebbe fino in fondo ai propri risparmi.

 

Qualora i soldi non bastassero, per 18% degli abitanti della Sardegna la soluzione sarebbe quella di vendere i propri beni, come l’abitazione, mentre l’11% arriverebbe a indebitarsi, chiedendo un prestito alla propria banca o ai familiari.

 

Il 21% infine agirebbe per tempo stipulando una polizza assicurativa specifica che garantisca prestazioni e servizi adeguati per far fronte alla problematica, oltre a fornire un sostegno economico.

 

 

 

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