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Ma ora avremo cure migliori? La riforma sanitaria regionale non lo dice - Cronaca

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Le barricate possono essere smantellate. La mobilitazione della Gallura per il Mater Olbia, con un Consiglio comunale urgente, già convocato, può rientrare. E così la protesta che montava dalla Gallura al Montacuto all’Ogliastra. Come certi uragani che perdono forza e vengono declassati dai centri specializzati ad una categoria inferiore, la grande riforma della rete ospedaliera, di cui ieri il Consiglio Regionale - (o meglio i vari consiglieri, di maggioranza e opposizione) - ha abbozzato i contorni sembra avere ben poco in comune, in verità, con quella annunciata a suo tempo dall’assessorato alla Sanità.

Insomma, molto rumore per nulla, verrebbe da dire, a proposito dell’approdo del tortuoso, contrastatissimo iter, segnato da un biennio di divisioni e malumori nella stessa maggioranza; oltre che da fragorose proteste di sindaci, rappresentanti istituzionali dei territori, popolazioni. Non è neppure mancata la suggestiva, coreografica ‘sommossa delle pance nude’, quelle delle future mamme dell’isola di Maddalena che esibivano diversi stadi di gravidanza, rivendicando il punto nascita, sospeso o ‘cancellato’ per motivi di sicurezza, data la difficoltà di garantire un'assistenza specialistica e ambulatoriale, al di là dell'urgenza. Uno dei tanti ‘nodi’, per citarne solo uno, che appariva quasi inestricabile - anche dopo l’invocata visita della ministra della salute Lorenzin - a motivo dell’esiguo numero di parti ogni anno, di gran lunga al di sotto delle soglie imposte dal ministero. Dal ‘non s’ha da fare’ si è passati al ‘si può fare’. Dal ridiminsionare a ‘salvare’ e a promuovere. Così l’isola di Garibaldi manterrà il punto nascita. Il reparto di ostetricia sarà rafforzato, sarà potenziato il «percorso gravidanza», con l’appoggio dell'ospedale pubblico della Gallura, Giovanni Paolo II e in attesa dell'elisoccorso. Cresceranno gli standard di sicurezza nel trasferimento della donna e del bambino. Non solo aprirà il reparto di pediatria, tre posti letto, e il Merlo manterrà anche la camera iperbarica. N.S. della Mercede di Lanusei aumenterà di grado anche se solo nei servizi di categoria superiore; non sarà un ‘presidio’ di «base» della Rete, ma il «nodo centrale» dell'Ogliastra, con anestesia e centro traumi, come gli ospedali di Oristano e San Gavino. Il San Francesco di Nuoro diventerà “presidio di primo livello con servizi di secondo livello” e nella struttura verranno attivati servizi come neurochirurgia, pneumologia, chirurgia vascolare, radioterapia oncologica, il centro di senologia e l'anatomia patologica.

L’Ospedale Marino, ad Alghero, e l’Ospedale Segni a Ozieri saranno convertiti in «strutture extraospedaliere». Per quanto riguarda il Mater Olbia, la struttura del Qatar, che sarà convenzionata con la sanità pubblica, il Consiglio regionale ha deciso di aumentare la percentuale di scambio di posti letto dalla sanità pubblica a quella privata. ‘L’Invencible Armada’ dei consiglieri regionali galluresi, di destra e di sinistra, brinda al fatto che la Gallura, colmerà finalmente un gap lungo più di un secolo. Il territorio della ex Asl 2 conta, infatti, al momento, su 356 posti letto ( distribuiti tra il Giovanni Paolo II di Olbia, il Paolo Dettori di Tempio e il Paolo Merlo di La Maddalena) per una media del 2,2 posti letto per mille abitanti al di sotto della media regionale (3,5). Oltre ad essere il cuore di un polo di ricerca, Olbia ospiterà un ospedale d’eccellenza, con nuove specialità e posti letto, che andranno a integrarsi - stando alle promesse - alla struttura pubblica.

Però, Che dire? L’impressione, per i non addetti ai lavori, è che abbiano avuto la meglio, in Consiglio regionale, altre logiche, politiche e partitiche, alleanze e accordi che emergeranno meglio in futuro. Sarà difficile che questa riforma - corretta e ricorretta, ritagliata, aggiustata e riaggiustata, per tante, troppe pressioni - porti, nel concreto, ad un miglioramento della qualità delle cure e dei livelli di assistenza sanitaria per i cittadini sardi, mentre i territori sono sguarniti di hospices e case di cura, capaci di allentare la pressione sugli ospedali per acuti e i pronto soccorso. Una razionalizzazione della rete ospedaliera era più che necessaria. Era giusto, anzi sacrosanto farla, affrontando le criticità, attraverso interventi di accorpamento e aggregazione di quei centri ospedalieri che per alcune prestazioni sono clamorosamente al di sotto delle soglie minime di prestazioni.

vedi su La Nuova Sardegna