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Andrea Pubusa dell’Università di Cagliari

L’Ateneo ha reso omaggio ai docenti espulsi nel 1938 in seguito alla promulgazione delle leggi antisemite, ma ha dimenticato i docenti che rifiutarono il giuramento al regime. Uno di loro, Mario Carrara, aveva insegnato Medicina legale a Cagliari dal 1898 al 1903, e fu un antifascista militante di Giustizia e Libertà, perseguitato e incarcerato.

il rettore dell universit di cagliari maria del zompo (archivio l unione sarda)Il rettore dell’Università di Cagliari Maria del Zompo (archivio L’Unione Sarda)

 

In memoria delle leggi razziali italiane, volute dalla dittatura fascista e firmate dal re Vittorio Emanuele III il 5 settembre 1938, il rettore, a nome dell’Università di Cagliari, riconoscendo la responsabilità dell’ateneo per gli atti che videro il mondo accademico inerte e complice verso le scelte del regime, che giunsero all’emanazione delle leggi razziali, chiede ufficialmente scusa alle famiglie dei docenti allontanati dall’insegnamento universitario nel 1938 Doro Levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo“.
Sono le parole con cui il rettore Maria Del Zompo e l’Università del capoluogo, a 80 anni dalle leggi razziali, hanno reso omaggio ai docenti espulsi dall’Ateneo in seguito alle leggi razziali e antisemite volute dal regime fascista.
Totale plauso all’iniziativa. Solo una precisazione, per verità storica. Si confondono spesso le espulsioni, come in questo caso, col rifiuto di giuramento, che è ben altra cosa. Chi è stato espulso aveva prestato giuramento di fedeltà al fascismo e così ha mantenuto la cattedra, da cui è stato poi allontanato, se ebreo, a seguito delle insulse leggi raziali del 1938. Chi ha rifiutato il giuramento al regime è stato escluso per la sua dichiarata incompatibilità col fascismo. Sono due cose molto diverse e andrebbero sempre ricordate. La Rettora, per esempio, avrebbe dovuto mettere al primo posto nel suo omaggio il prof. Mario Carrara. che ha insegnato Medicina legale a Cagliari dal 1898 al 1903, prima di passare all’Università di Torino.
Per rimediare alle dimenticanza del Rettore, ecco una breve nota sulla opposizione di Carrara al fascismo, tratta da Wikipedia:
“Grazie alla sua attività di medico delle carceri torinesi, Carrara ebbe modo di conoscere durante gli anni 1920[2] molti oppositori del fascismo; quando suo cognato Guglielmo Ferrero[3] fu costretto all’esilio, la sua famiglia divenne un punto di contatto tra gli antifascisti torinesi e quelli fuggiti all’estero, avvicinandosi agli ambienti torinesi di Giustizia e Libertà[4].
Nell’autunno del 1931, i docenti universitari furono obbligati a prestare un giuramento di fedeltà al fascismo; soltanto in 12 si rifiutarono,[2] perdendo la cattedra e il lavoro. Mario Carrara fu uno di questi, e venne escluso da tutte le cariche pubbliche. Nella primavera del 1935[5] la sua casa fu perquisita nell’ambito dell’operazione che portò all’arresto di Vittorio Foa[6] e Massimo Mila[7]; nell’ottobre 1936[8] fu arrestato per attività contro il regime fascista, e solo la sua età avanzata lo salvò dal confino. Detenuto alle carceri Nuove di Torino, dove continuò a lavorare al suo Manuale di medicina legale, morì nel giugno successivo. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino[9].
[1]

Ecco i nomi dei 12 prof. che rifiutarono il giuramento e per questo furono allontanati dalla Cattedra: nella minuscola schiera figurano tre giuristi (Francesco ed Edoardo Ruffini, Fabio Luzzatto), un orientalista (Giorgio Levi Della Vida), uno storico dell’antichità (Gaetano De Sanctis), un teologo (Ernesto Buonaiuti), un matematico (Vito Volterra), un chirurgo (Bartolo Nigrisoli), un antropologo (Marco Carrara), uno storico dell’arte (Lionello Venturi), un chimico (Giorgio Errera) e uno studioso di filosofia (Piero Martinetti). “Nessun professore di storia contemporanea, nessun professore di italiano, nessuno di coloro che in passato s’erano vantati di essere socialisti aveva sacrificato lo stipendio alle convinzioni così baldanzosamente esibite in tempi di bonaccia“, lamentò l’esule Salvemini, il più sanguigno tra i censori dei firmatari.

 

 

L’occasione è stata una cerimonia svoltasi ieri mattina in Università, alla presenza dei figli di éincherle, Giovanni Alberto e Marcella.
Levi insegnava Archeologia e Storia dell’arte greca e romana, Pincherle era docente straordinario di Storia delle religioni, Viterbo era un giurista ed economista.
Grazie agli studi dei nostri storici (Francesco Atzeni, direttore del dipartimento di Storia) ho scoperto che il nostro ateneo aveva dato applicazione alle leggi razziali ed espulso tre nostri illustri docenti. Ci è sembrato doveroso - ha aggiunto Maria Del Zompo - dare un segnale di condanna e suscitare una riflessione sull’argomento”.
“Mio padre aveva capito con gli occhi dello storico che era necessario abbandonare l’Italia perché a breve sarebbe stata invasa dai tedeschi”, ha raccontato Giovanni Alberto. “Avevo solo sei anni, ma ricordo ancora il viaggio durato un anno in Perù”. L’esperienza all’Università del capoluogo durò un anno. “Un periodo durante il quale mio padre aveva stretto buoni rapporti con i colleghi e gli studenti”, afferma la figlia Marcella. “Aveva anche cercato casa. L’ebreo italiano era pienamente integrato nella società. È stata la difesa della razza e Mussolini a causare l’antisemitismo”.

References

  1. ^ rifiuto di giuramento (www.storiaxxisecolo.it)
  2. ^ Anni 1920 (it.wikipedia.org)
  3. ^ Guglielmo Ferrero (it.wikipedia.org)
  4. ^ Giustizia e Libertà (it.wikipedia.org)
  5. ^ 1935 (it.wikipedia.org)
  6. ^ Vittorio Foa (it.wikipedia.org)
  7. ^ Massimo Mila (it.wikipedia.org)
  8. ^ 1936 (it.wikipedia.org)
  9. ^ Cimitero monumentale di Torino (it.wikipedia.org)

Fonte: Democrazia Oggi

BORGHI

Dal 15 novembre 2018 è in libreria Carlo A. Borghi. MONOLOGHI IMPOSSIBILI – le esclusive rilevazioni di 35 mitiche Lunàdigas – Arkadia Editore. Pubblichiamo un brano augurando al libro e all’autore grande fortuna (ndr).

È Caborg che vi parla… Caborg alias Carlo A. Borghi, il monologhista del film intitolato Lunàdigas – ovvero delle donne senza figli ma se, per una magia elettromagnetica, potessi essere il mitico e radiofonico Nunzio Filogamo, aprirei questo sipario, annunciando così: “mie care amiche Lunàdigas vicine e lontane, buonasera e buon ascolto ovunque voi siate”.

Nel film, Marilisa Piga e Nicoletta Nesler hanno raccolto e cucito insieme corpi, volti e voci di tante donne contemporanee che di figli non ne hanno voluto sapere e di conseguenza avere.

A me, qui presente in veste di narratore, è toccato l’incarico di dare voce a tante donne che hanno svolto una parte rilevante e spesso decisiva nella Storia del mondo e dei mondi, compreso il parallelo mondo del Mito.  Riguardo al Mito, recito come diceva Gaio Sallustio Crispo: “ Il Mito racconta cose mai accadute ma che esistono sempre”.

Nel film Lunàdigas, compaiono cinque dei miei trentacinque Monologhi Impossibili: la Lilith, la Rosa Luxemburg, la Coco Chanel, la Barbie e la Lucy van Pelt.

Se, grazie a un bell’incantesimo, le avessi potute intervistare, avrei ottenuto Interviste o Dialoghi Impossibili ma, avendo vestito i loro indumenti, panni e panneggi di tutte le epoche, me le sono ritrovate in forma di monologo. Del resto, essendo io arteologo, provo grande attrazione per la forma letteraria, teatrale e radiofonica del Monologo.

In questi trentacinque monologhi impossibili ma non improbabili, mi sono sentito il monologhista delle dive, delle eroine, delle regine, delle sante, delle ninfe e di alcune divinità femminili del Pantheon greco-romano.

Così, mi sono calato ed incarnato nei celebri panni di donne che si sono distinte per la loro forte personalità, per le loro idee e per le loro storiche, mitologiche e artistiche gesta. Sdoppiando, raddoppiando e moltiplicando la mia personalità ho dato voce a trentacinque diverse e famose donne.

Qui, nonostante la pagina scritta, ci troviamo come alla Radio, dove tutto è Parola, dove tutto è Ascolto. Ognuna di queste donne portatrici di celebrità ma non di maternità, mi ha fatto suo e io l’ho fatta mia grazie al miracolo del monologo come forma di fantasia o come luogo dell’utopia.

Eccole, in ordine di apparizione: la selvatica e lunatica Lillith – Gertrude Stein con la sua compagna Alice B. Toklas – Hélène Kuraghina, direttamente da Guerra e pace – Wilhelmina (Guglielmina) Shakespeare, l’alter ego femminile di William – Jeanne d’Arc, la pulzella vergine, santa e guerriera – DianArtemide, divinità greco-romana, vergine e cacciatrice – Ava Gardner, direttamente dal grande schermo e dalla grande piscina di Frank Sinatra – la Callas, tanto Maria quanto Medea – Pasolini, tanto Pier Paolo quanto Maria Medea – Ipazia di Alessandria, filosofa e scienziata massacrata dai monaci cristiani parabolani – la Monaca di Monza, nella doppia veste di Monaca realmente esistita e di Monaca trasposta nella finzione letteraria di Alessandro Manzoni – Rosa Luxemburg, profetessa della Lega Rivoluzionaria Spartachista –

Lupa Capitolina, simbolo bronzeo di Roma Caput Mundi – Vittoria Colonna, poetessa proveniente direttamente dal Rinascimento Michelangiolesco – Siri, algoritmica badante vocale degli smartphone – Jane Austen, romanziera a tutto tondo ma non sposa e non madre – Coco Chanel alias Mademoiselle n°5 – Kore, statua greca arcaica – Adelasia di Torres, giudicessa, regina giunta direttamente dal Medioevo sardo – la scassata ma indomita Frida Kahlo, pittrice messicanista –

Deborah e Josephine, due zitelle ex modelle tratte dalle copertine della rivista Burda – Eco, la Ninfa che non riuscì a sedurre Narciso – Barbie, la bambola superstar – Camille Claudel, una grande scultrice finita in manicomio per causa di Auguste Rodin – Pasca de Vaddis, banditessa sarda dei primi del Novecento – Cristina di Svezia, la regina interpretata da Greta Garbo – Dora Maar, la donna che piange fra le mani di Picasso – Friska, alias Francesca Alinovi storica dell’arte accoltellata per 47 volte dal suo fidanzato pittore –

Caterina da Siena, monaca e corpo mistico separato dopo la morte in numerose reliquie – Marilyn Monroe alias Zelda Zonk – Dafne, Ninfa impossibile da acchiappare perfino per Apollo – Dorothy Parker, maestra di scrittura e di Martini cocktail – MinervAtena, divinità partenonica nata dalla coscia o dalla testa di Zeus – Greta Garbo, una Divina del grande schermo per il quale interpretò la stessa Regina Cristina – Lucy Van Pelt, profetica, lunatica e bisbetica ragazzina disegnata da Schulz.

Sono tutte prime donne, tutte soubrette che sfilano in passerella, come fossero sulla ribalta di un gran varietà. Grazie a loro, sono entrato ed uscito dalla Storia. Insieme a loro, sono entrato ed uscito dal Mito. Ancora entro ed esco. In ogni caso, ognuno di questi monologhi è un personale femminile assolo, recitato tra realtà e finzione.

Per quanto improbabili o impossibili, i monologhi si sono inverati in un tempo compreso tra il 2013 e il 2016, mentre Lunàdigas diventava prima web-doc interattivo e poi film vero e proprio.

Impossibili monologhi di celebri donne riconfigurate letterariamente, come madri mancate all’appello della maternità. Corpi famosi che dietro di sé non hanno lasciato carne della loro carne, cuore del loro cuore e sangue del loro sangue.

Ecco, siamo in onda… ON AIR, buon ascolto dunque, chiunque voi siate e che abbiate avuto o non avuto figli.

Io, nel frattempo, me ne vado in Frigia ad incontrare la bella Niobe, figlia di Tantalo. Lei, con il suo sposo Anfione, aveva sfornato la bellezza di quattordici figli: sette atletici maschi e sette bellissime femmine. Tutte le figlie e tutti i figli erano stati sterminati da Apollo e Artemide, per incarico di Latona che si era sentita oltraggiata dalla superbia di Niobe.

Questa volta, non entrerò nei suoi panni. Se lo facessi, quel sexual addicted di Zeus potrebbe risentirsi e trasformarmi in blocco di marmo, così come aveva fatto con Niobe.

Mi piace dirla lunga facendola breve.

 

Fonte: Sardegna Soprattutto

Spara al ladro e lo uccide: aveva subito 38 furti e dormiva in azienda. La legittima difesa va bene com’è[1]

Oggi alle 17 opinioni a confronto sul reddito di cittadinanza

29 Novembre 2018
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References

  1. ^ Spara al ladro e lo uccide: aveva subito 38 furti e dormiva in azienda. La legittima difesa va bene com’è (www.democraziaoggi.it)
  2. ^ 1 Commento (www.democraziaoggi.it)
  3. ^ Aladin (www.aladinpensiero.it)
  4. ^ http://www.aladinpensiero.it/?p=90568 (www.aladinpensiero.it)

Fonte: Democrazia Oggi

Andrea Pubusa

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Caro Tonino,

ho letto la tua amara riflessione  “C’è del marcio in… (Tonino Dessì su fb.[1]), in cui esprimi sconcerto per l’accogliena al Ministro degli interni in Sardegna. E ti chiedi: “ma davvero da questo trombone tronfio ed estraneo qualcuna e qualcuno [i sardi -ndr] si aspettano attenzioni e soluzioni per i problemi storici dell’Isola?” E poi, senza alcuna esagerazione, soggiungi: “Salvini incarna prevalentemente modalità di disprezzo, di aggressione, di ritorsione, anche di odio sociale, verso migranti, profughi, poveri, più in generale verso ogni soggetto in condizioni di debolezza”.
La tua è una riflessione molto simile a quella fatta da Gustavo Zagrebelsky su Repubblica il 24 novembre, poco dopo il tuo post. Il presidente emerito della Corte, rompendo un lungo silenzio, sabato 24, lancia un appello ai valori dell’antifascismo: «È arrivato il tempo della resistenza civile».
Il costituzionalista lancia in questo modo un attacco - neanche troppo velato - ad alcune posizioni del governo Lega-5Stelle, e più in generale alle destre più o meno estreme che in Europa sembrano avere, giorno dopo giorno, sempre più rilevanza mediatica e maggiori consensi.  “Un dato culturale - osserva Zagrebelsky - assai significativo è che si discute oggi sempre meno di Costituzione e sempre più di fascismo”. È sintomo, secondo il costituzionalista, di uno «spostamento dell’attenzione da una forma giuridica (la Costituzione) a una sostanza politica (un regime)». Questa sarebbe la causa per cui molti giuristi, di questi tempi, preferiscono tacere. La «forza formativa del fatto» (il fascismo) starebbe scalzando il diritto, a difesa del quale rimangono - afferma - solo due garanti: il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Ma non si può lasciare - per Zagrebelsky -  a soli due garanti la difesa della Carta. E perciò il giurista si appella alla società civile. E’ una conclusione simile, anzi identica, alla tua quando ti chiedi: “Cosa si pensa che potrebbe dare di buono, una simile visione del mondo e della società?“. E concludi:” “C’è del marcio”, (citaz.)[2] e non è in Danimarca, ma proprio qui fra noi“. E inviti alla mobilitazione.
Come sai e come san quanti ci conoscono, solitamente dei tuoi scritti condivido tutto perfino le virgole.  per di più in questo caso c’è anche l’intervento di uguale tenore di Zagrebelsky. E tuttavia in queste posizioni sento che manca qualcosa, che tu peraltro, lucidamente intuisci quando osservi  “che non basta l’esorcismo, l’anatema, lo sdegno più o meno vibrato. Occorre anche qualcosa di più di una resistenza civile.”
Ecco, questo è il punto: il successo di Salvini nasce dal fatto che lui affronta i problemi, ai quali dà una risposta comprensibile. La dà sulla quota 100 e, qui poche chiacchiere!, per avere un giudizio attendibile, chiedete a chi non svolge funzioni da tastiera, ma fatica duramente (lavoratori dell’industria, dell’edilizia e simili). E sul reddito di cittadinanza? Mettetevi a discettare con chi è in povertà sulla sua inutilità o dannosità in ragione della sua pretesa natura assistenziale. Non vi capisce. E sullo scontro con la Commissione europea? Siamo rimasti anni a sinistra contestando l’austerità, dicendo che produce povertà e basta e non comprendiamo perché Salvini ottiene consensi? Ci siamo dimenticati che prima lor signori sceglievano anche i presidenti del consiglio, tramite presidenti della Repubblica compiacenti? Addirittura sembra che l’ex sinistra tifi per Moscovici.
Anche sul tema delicatissimo dei migranti occorre prestare attenzione. La posizione dell’apertura totale è quella moralmente più auspicabile e rispondente a principi di civiltà. Tuttavia, bisogna ammettere che essa può essere soddisfatta solo nel limiti in cui l’accoglienza si traduce in inserimento rispettoso della persona. Negli altri casi - è inutile negarlo - crea solo disagio per i cittadini e degrado per i migranti. E’ inserimento usare i migranti come schiavi nelle piantagioni del sud relegandoli in grandi baraccopoli? O gettandoli ad elemosinare davanti ai bar o, a frotte, nei parcheggi?  Abbandonandoli per strada prima o poi finiscono nei ranghi della malavita organizzata, come la cronaca prova. Questi sono i problemi e ad essi bisogna dare risposta non in un modo qualunque, ma nel segno della Costituzione, che pone la persona al centro della sua attenzione. Gli anatemi non servono a nulla. Bada, caro Tonino, che il tentativo di coinvolgimento dell’Europa operato da questo governo è apprezzato perché è una delle chiavi dell’inserimento. Che poi questo sia avvenuto con toni e fatti insulsi, è già stato dimenticato dai più.
Questi e altri simili sono i “ragionamenti realistici” che tu invochi, “le parole di verità“, di cui parli. Gridare “al fascista!, al fascista!” serve a poco o nulla, se non sviluppiamo un “impegno quotidiano incessante” sui problemi reali. La “consapevolezza“, di cui tu parli, e lo “scontro duro“, al quale “attrezzarsi anche politicamente“, è questo. Così ci hanno insegnato e abbiamo fatto in tanti anni di militanza comunista e democratica. Fuori di questo c’è solo la politica intesa come slogan e come trama fra capi-consorteria, sui quali l’immediatezza pragmatica di Salvini vince. E qui - hai ancora ragione tu - “purtroppo scontiamo tutta la perdurante impresentabilità delle altre rappresentanze politiche, comprese quelle di opposizione al Governo italiano“.
Caro Tonino, all’appello di Zagrebelsky rispondiamo “presente“, non ci arrendiamo, questo è sicuro. Del resto, non ci siamo arresi in tutti questi anni, neanche davanti al referendum sfascista prima di B. e poi di Renzi. E qui la montagna sembrava impossibile da scalare, era certo più impervia di questa. L’attacco eversivo veniva dal governo e dal PD. Di tutto si può dubitare fuorché di una cosa: noi non molliamo. Non so come e ma so il perché, alla fine la civiltà e la solidarietà vinceranno ancora. In Italia - lo ha mostrato il referendum costituzionale - esiste una coscienza democratica diffusa, che alla fine viene fuori.

References

  1. ^ Tonino Dessì su fb. (www.facebook.com)
  2. ^ (citaz.) (www.lettera43.it)

Fonte: Democrazia Oggi

Anna

Venerdì 30 novembre 2018, alle 16.30, nella Sala Eleonora d’Arborea in via Falzarego 35 a Cagliari si parlerà di Anna Oppo. Ma non solo del suo lavoro professionale ma pure dell’affetto per lei e della relazione che con lei hanno avuto colleghe, colleghi, amiche, amici, compagne del Centro di documentazione.

Anna Oppo, che fu tra le fondatrici della Libreria delle donne e del Centro di Documentazione e studi delle donne di Cagliari, è scomparsa lo scorso luglio. Professoressa di Sociologia dell’Ateneo di Cagliari, autrice di ricerche su temi quali l’organizzazione e il ruolo dei partiti, la partecipazione politica nei regimi politici, la lingua sarda e la famiglia.

Fu militante del movimento femminista che in Sardegna ha espresso figure di rilievo che intesero quanto stava accadendo: l’inizio di una rivoluzione copernicana che avrebbe segnato la vita di tante e cambiato la società. Oggi quella rivoluzione è ad un guado col rischio di retrocessione. Non solo nel percorso dei diritti ma anche nella ricerca. Fu antesignana e irriducibile indirizzando, come studiosa ed intellettuale, la sua verso l’analisi della divisione sessuale del lavoro e delle dinamiche di genere in ambito lavorativo, familiare e politico.

La sua morte ha lasciato orfane tante come è già successo con la scomparsa di Nereide Rudas. E’ pur vero che in tempi di balbettio sul femminismo che per alcune abbisogna di imbarazzanti precisazioni, a prova della marginalità in cui si sono cacciate alcune donne che pretendono poi di parlare a nome di tutte, o della riesplosa retorica delle carinerie per occultare indicibili esclusioni, sono eredità difficili da raccogliere sia sul fronte della ricerca sia sul fronte del femminismo militante.

Quella di venerdì 30 novembre al Centro di Documentazione e studi delle donne non potrà essere un’iniziativa percorsa solo dalla prossimità di pensiero e di amicalità ma nelle intenzioni delle organizzatrici si legge l’urgenza di riprendere il percorso dal guado in cui il movimento delle donne si trova in Italia e in Sardegna in particolare.

E’ giusto intanto che si riparta dal riconoscimento di maternità ideale che si deve ad alcune biografie che sono state esemplari persino nelle contraddizioni, nelle vulnerabilità, ma insieme dalla necessità di non girarsi mai dall’altra parte di fronte alla perdita di ruolo e di funzione per una, sempre maggiore, percentuale di donne. Il recente Disegno Pillon ne è spia.

D’ altra parte cosa sono gli studi di Anna Oppo su famiglia, donne, matrilinearità, matricentricità se non una traiettoria che non può esaurirsi in una stagione politica o di studi? Quelle ricerche e quei temi non sono invecchiati e aprono le porte ad altri che stanno bussando alla porta in una fase in cui l’assenza del lavoro ed il calo di nascite in Sardegna inquieta interpella tutte e tutti e soprattutto la politica.

Sì proprio la politica che Anna ha frequentato e che, come accadeva all’intellettualità militante, non perdeva autonomia ed indipendenza perché la vera politica pretende la critica, altrimenti è dominio. Rara avis oggi per uomini e donne precipitati in uno spaesamento politico e linguistico e  nella diffusa sconnessione tra decisori e comunità.

Anna Oppo venerdì inizierà ad avere un omaggio affettivo e culturale. D’altra parte per alcune donne il vissuto politico-culturale, l’autorità che altre donne riconoscono, l’autorevolezza scientifica sono tutt’uno  perché la trincea del  femminismo insegna a non voler vivere dimidiate, agendo insieme la pratica dell’etica, sostrato ineliminabile.

Pe venerdì non c’è uno schema di gioco con saluti di “autorità” o pretese di uno/una di parlare per tutti. Ognuno/a esprima la sua tenerezza e la sua stima per una donna che era fin troppo severa ed esigente, prima di tutto con se stessa. Spero proprio che saremo in tante/i a testimoniarlo.

Fonte: Sardegna Soprattutto





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