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Regionali. Mirasola - Sinistra Italiana: no al continuismo di Zedda, sì a una convergenza con AutodetermiNatzione

Roberto Mirasola

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Il segretario provinciale di Cagliari, Roberto Mirasola, ci scrive per spiegare la posizione di Sinistra italiana in vista delle elezioni regionali.

Caro Andrea,

ho letto con attenzione la tua intervista rilasciata venerdì all’Unione Sarda. Saggiamente suggerisci alle forze politiche di trovare un’intesa per fermare l’avanzata di Salvini. Da profondo conoscitore e studioso del diritto non ti sfugge che con l’attuale legge elettorale sarda non bisogna disperdere neanche un voto, sarebbe opportuno convergere piuttosto che disperdersi. Certo bisogna convergere sui temi al fine di poter costruire un programma che ponga al centro le esigenze dei sardi così come egregiamente il Prof. Sabatini[1] ha riportato in un suo recente articolo pubblicato in questo blog. Da qui nascono a mio parere le note dolenti. Sabato scorso si è tenuta a Tramatza la conferenza programmatica del PD, guarda caso a pochi giorni dallo scioglimento delle riserve che hanno portato a ufficializzare la candidatura di Zedda alla guida della coalizione cosiddetta “Progressista di Sardegna”. Dunque il PD contribuisce al programma in piena continuità con il passato, del resto sono chiare le parole di Pigliaru, presente in sala, di elogio per l’operato della giunta. Del resto lo stesso Zedda nella sua intervista all’Unione di domenica non ritiene opportuno dare un giudizio. Che cosa vuol dire questo? E’ chiaro che non si vuole fare nessuna analisi e tantomeno si vogliono esprimere giudizi negativi. Dunque bene la riforma sanitaria, bene la riforma degli enti locali, e magari se ci si riesce nella prossima legislatura si porta a termine anche la legge urbanistica.  Se questi sono i presupposti, diventa difficile potere pensare di mettere in piedi una coalizione per fermare l’avanzata leghista,  (rappresentata dal senatore Solinas, lo stesso con il quale il sindaco di Cagliari strinse un’alleanza che consenti a quest’ultimo di vincere le elezioni nel capoluogo).  Difficile pensare poi a Solinas, (scuola Mariolino Floris),  come un pericolo pubblico da battere a tutti i costi.  Forse ha ragione il buon Vito Biolchini[2] a evidenziare i punti di contatto tra i due rispetto alle differenze. Se questa è la situazione cosa bisogna fare dunque? Posto che il Movimento cinque stelle ha dichiarato più volte che non stringe alleanze con nessuno, allora bisogna lavorare a un unire il fronte a sinistra e cercare di convergere con il mondo autonomista, federalista, indipendentista di sinistra racchiuso in AutodetermiNatzione senza dimenticare Sardigna Libera di Claudia Zuncheddu. In quel campo i temi sono condivisi, tutti contrari alla riforma sanitaria, tutti contrari alla riforma degli enti locali, tutti sentono la necessità di cambiare la legge elettorale, tutti uniti contro gli appetititi delle multinazionali che vedono nella Sardegna una terra di conquista. Ecco se ci pensi bene, questo è il vero pericolo che oggi corre la nostra terra vista come colonia dell’impero economico finanziario. Francamente non vedo altre vie d’uscita e penso che il confronto si imponga e deve essere portato avanti con forte senso di responsabilità. I responsabili romani di Sinistra Italiana, su pressione di settori del partito regionale, spingono per un’alleanza con Zedda, ma non si rendono conto che in questo modo portano SI alla sconfitta e, ciò che è peggio, alla perdita di credibilità. Nell’opera di ricostruzione della Sinistra questa, la credibilità, è la cosa più importante da salvare. Perciò non ritengo accettabile alcun deteriore tatticismo o avvilente ritorno all’ovile del centrosinistra, quale sarebbe l’alleanza con Zedda in continuità sostanziale con la politica di Pigliaru e di ciò che rimane del renzismo.

Caro Roberto,

non scopro adesso il tuo coerente impegno per la democrazia e per la Sardegna. Nei mesi duri della battaglia referendaria sei stato uno di quelli che fin dalla prima ora nel Comitato per il NO di Cagliari ti sei speso con più generosità e convinzione per la difesa della nostra Costituzione. Senza persone come te non so dove avremmo trovato il coraggio per iniziare la battaglia e reggerla per un anno intero senza mezzi e in modo del tutto volontario. Ecco perché sono certo che anche in questi giorni, come dirigente di Sinistra Italiana, non stai lasciando nulla di intentato per soluzioni nell’interesse dei sardi e per convergenze che diano un segno chiaro di discontinuità rispetto a questa triste esperienza di governo Pigliaru.
Concordo con te: Zedda è una foglia di fico per camuffare la sostanziale continuità con l’impresentabile bilancio della Giunta in carica. Nel solco di quanto il Costat - Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria - sta facendo, ho lanciato su l’Unione sarda  una proposta generale per battere Salvini e il centro-destra, mettendo da parte gli interessi di persone e consorterie. Una convergenza di tutte le forze democratiche dal PD al M5S ha i numeri per battere il centrodestra. Ad essi poi si somma il valore aggiunto che viene dalla ritrovata unità, dal recupero di una fetta di astensione. La mia proposta ovviamente si muove, in sintonia con quanto tu scrivi, su un terreno di radicale rottura rispetto al passato, in termini di programmi, di uomini e di etica pubblica. Vedo che ora a livello nazionale molti iniziamo a parlare questo stresso linguaggio. Il Fatto quotidiano di avant’ieri ha pubblicato un sondaggio secondo il quale la grande maggioranza degli elettori PD è per la convergenza col M5S al fine di consentire una nuova maggioranza di governo senza la Lega. Anche intellettuali di area PD si stanno muovendo in questa direzione. Carofiglio, per esempio, sempre sul Fatto ha espresso la stessa posizione. La Sardegna, secondo me, potrebbe fungere da laboratorio per un cambio di passo della politica nazionale.
Certo, se questa ipotesi non passerà, sarà inevitabile in Sardegna una vittoria del centrodestra; si consentirà così a Salvini di profanare la terra di Gramsci e Lussu. Dio non voglia, ma sarebbe un altro frutto avvelenato della scriteriata politica del PD di questi anni, con o senza Renzi.
Quindi bene fai tu a lavorare per l’unità con AutodetermiNazione. In mancanza di una coalizione ampia, anche le convergenze più limitate sono un segno di responsabilità per non disperdere voti e per semplificare il quadro politico, oggi così frantumato a sinistra, da renderlo scarsamente comprensibile ai non addetti ai lavori. E’ anche un modo per richiamare al voto molti elettori che le divisioni esasperate allontanano dall’urna. Non ho dubbi che saprai affrontare la situazione con dignità e rigore, come hai sempre fatto.
Buon lavoro, caro Roberto, e in bocca al lupo!

Andrea









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