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Zedda farà la genuflessione ai piedi di Maninchedda?

Andrea Pubusa

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Maninchedda non molla, tiene il punto. Se Zedda vuole i suoi voti deve partecipare alle sue Primarias. Deve accettare le regole di quel volpone che è Paolo. Non le “Primarie” ma “Sas Primarias“, non all’italiana, ma nazionali sardeche; ergo, chi si candida e partecipa deve accettare la dichiarazione pregiudiziale di essere della e per la “nazione sarda“. Zedda è stretto in una morsa. O diventa nazionalitario sardo o va alle elezioni da solo. Perderà in tutti i casi. Ma nel primo il flop è così scontato da avere difficoltà persino a chiedere un voto utile per battere il centrodestra. Nel secondo caso potrà dire di essere a capo di una coalizione “ampia”, quella dei resti del centrosinistra in rotta, coi partiti che si nascondono dietro la sigla di “progressisti” per la vergogna di dichiarare la vera identità.
Ma Massimino, dal confronto con Paolo, uscirà vincitore? Difficile dirlo. Paolo non è tipo che si fa schiacciare e lavora da molto per questa ipotesi. Non è escluso che in primarie comuni spacchi il fronte del PD, fra quelli del capo di sopra e quelli del capo di sotto. In ogni caso nella partecipazione a le Primarias  Zedda perde e Maninchedda vince. La sola partecipazione di Zedda a una consultazione apprestata da altri è una umiliazione, è il riconoscimento della debolezza organizzativa e politica del centrosinistra, con a capo il PD e la ex sinistra. . Per il Pd e le forze di centrosinistra più vicine a Zedda digerire il referendum sulla nazione sarda significa fare un altro capitombolo politico, e cioè abiurare ad uno dei capisaldi del patrimonio della sinistra italiana e sarda, l’autonomia nell’ambito dell’unità della Repubblica italiana. E ci saranno molti nell’elettorato di sinistra che non accetteranno di barattare questo principio con un’alleanza con Paolo. Non accetteranno la genuflessione ignomignosa davanti a Maninchedda.
Si dirà, qui non è questione di onore, quello è perduto da tanto, è problema matematico, di calcoli, perché è evidente che avere numeri importanti in vista delle regionali è un elemento fondamentale. L’idea che sta prendendo piede nel Pd è tentare di evitare il referendum sulla nazione, pur accettando il dibattito sull’idea di nazione. Ma Paolo ha il coltello in mano e difficilmente lo mollerà.  Poi ci sono i sindaci, ancora sotto traccia, che rappresenterebbero un altro elemento fortemente voluto dal candidato in pectore  per la competizione. I tempi sono maturi, per Zedda sono gli ultimi giorni di preghiera e di riflessione prima di rendere ufficiale quella che non sarà una sorpresa. In ogni caso ne uscirà male, mentre Maninchedda, comunque vada,  il primo round lo ha già vinto.

Fonte: Democrazia Oggi









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