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Democrazia Oggi - Morte o attualità del comunismo

9 Agosto 2018Nessun commento

15 Maggio 2016

Francesco CoccoDemocrazia Oggi - Morte o attualità del comunismo

 

 

La rivista “ LA COLLINA”, sulla attualità o morte del  comunismo, ha pubblicato un’intervista di Francesco Cocco, noto intellettuale comunista e acuto studioso di Gramsci e della storia sarda. Alcuni hanno mosso delle critiche alla sua riflessione. Ecco le spiegazioni di Francesco.

Il comunismo certamente è morto nel modo di essere che abbiamo conosciuto in Italia nella seconda metà del Novecento. O meglio è morto  nel modo in cui esso si era storicamente costruito come potere statuale  in URSS e nei Paesi del cosiddetto “socialismo reale”. Ma non è di questo che voglio parlare. Se qualcuno ha delle curiosità  sulle cose da me dette, legga “La Collina”. Può trovare questo meritevole periodico a Cagliari nella libreria di Piazza Costituzione.Qui mi interessa piuttosto soffermarmi sulle critiche  che alcuni lettori hanno voluto cortesemente rivolgermi. Sono stato accusato di atteggiamento ingeneroso verso chi, anche in momenti di grande difficoltà, ha voluto continuare ad ispirarsi ai valori del comunismo. E’ vero, ho parlato di rendite di posizione di chi nel “mercato politico” ha voluto trarre vantaggio dalle antiche idealità del “movimento operaio” e dei partiti che ne erano espressione.Le mie parole  non era certo rivolte a quei militanti che hanno  perseverato negli antichi valori. Né erano  riferite  a momenti organizzativi , come ad esempio (ma non è certo l’unico) il quotidiano Il Manifesto, che continua a definirsi comunista, e che, pur attraverso mille difficoltà, ha mantenuto il proprio  impegno. Ho ancora numerosi amici (molti purtroppo  sono ormai scomparsi)  che mi onoro di considerare “compagni” e che a loro volta continuano a ritenersi componenti del grande schieramento  che ha lottato e lotta  per i valori del  “ movimento operaio”.Parlando di rendite di posizione,  intendevo chiaramente riferirmi a certi dirigenti  che hanno dimostrato un “colloso” quanto ridicolo attaccamento a posizioni di privilegio.  Ho stima per un dirigente come Paolo Ferrero che mi  pare mantenga un antico costume di sobrietà,  caratteristica comune ai dirigenti del PCI nel dopoguerra. Ma che dire di certi leader dei raggruppamenti  sorti  dopo la vicenda occhettiana della Bolognina ?L’altra critica rivoltami dai  più è che le mie riflessioni chiudevano a qualsiasi possibilità di ripresa del movimento comunista nell’ attuale momento storico. Evidentemente non mi sono espresso bene. Al contrario volevo evidenziare certo percorso “carsico” del movimento comunista. In certi momenti storici,  apparentemente scomparso o quasi. In altri capace di grandi mobilitazioni popolari come fu al suo sorgere durante le lotte dei contadini tedeschi cinque secoli fa, senza le quali la stessa Riforma Protestante forse sarebbe fallita. Poi durante la Rivoluzione francese con i gruppi giacobini più avanzati, ed ancora con la Comune di Parigi del 1870. Infine la Rivoluzione d’ottobre del 1917 che ha caratterizzato la storia politica mondiale di tutto il Novecento.Momenti storici diversi collegati ai grandi valori che il movimento comunista è andato elaborando nella sua storia plurisecolare. Dalla moderna libertà, figlia della Riforma Protestante, impensabile senza le richiamate lotte contadine (da cui nacque anche il simbolo della bandiera rossa), ai principi di eguaglianza propri dei momenti più avanzati della Rivoluzione francese, al momento dell’ utopia come grande forza liberatrice palesatasi con la Comune di Parigi e poi con la Rivoluzione d’ Ottobre.  Certo non possiamo negare che in questo processo storico vi sono state delle fasi in cui venivano calpestati e rigettati principi elaborati nelle fasi precedenti. Penso, ad esempio, alla negazione dei principi di libertà (stalinismo e sue propaggini) che era uno dei principi fondanti del movimento comunista sin dal suo sorgere, e quindi come tale nello stesso dna del movimento comunista.Ecco perché ritengo sbagliato pensare  al comunismo   limitandolo alle vicende internazionali e nazionali del secolo scorso. Bisogna allargare l’orizzonte ( “veniamo da lontano” sottolineava Togliatti) per comprenderne le notevoli potenzialità e farlo vivere nel presente. Bisogna riallacciarsi alle idealità che il movimento comunista  ha saputo costruire nella sua lunga  storia. In particolare ai valori di libertà, eguaglianza, onestà, solidarietà, dignità, legalità, democrazia, tanto per stare a quelli di cui oggi avvertiamo maggior carenza  e nel contempo maggior bisogno.

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