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Democrazia Oggi - I 5Stelle e la sinistra spaesata

Andrea Pubusa

Democrazia Oggi - I 5Stelle e la sinistra spaesata

C’è nella sinistra vera uno spaesamento, ben testimoniato da Luciana Castellina in un articolo su Il Manifesto. L’intellettuale comunista mette in luce la profonda crisi della politica e i pericoli per la democrazia, connessi al venir meno dei partiti di massa. Quelli liquidi attuali sono spesso consorterie al seguito di un notabile e non offrono alcuna garanzia sulla tenuta democratica del Paese. Anzi sono effetto e causa della crisi, e costituiscono essi stessi un pericolo. Di qui l’allarme anche se poi la Castellina non riesce ad andare oltre questo, come lei stessa lucidamente ammette, e invita pertanto all’analisi.Certo, quanto dice questa donna di grande esperienza e di rara intelligenza è vero. Tuttavia, forse, come molti intellettuali della sinistra, omette di considerare alcuni elementi, che ne accentuano il pessimismo. Anzitutto, la rimozione, quasi pregiudiziale, del M5S. C’è in questo atteggiamento un fastidio e una sottovalutazione. Il fastidio nasce dal fatto che i pentastellati in una decina d’anni hanno realizzato quanto il PCI aveva ottenuto nel periodo di maggior consenso, metà anni ‘70, tornando poi a calare. C’è poi una qualche “invidia” per non essere riuscita neanche la nuova sinistra, nata dai movimenti del ‘68, a realizzare nulla di simile, non superando mai soglie minime di consenso e rimanendo sempre ai margini della politica nazionale. L’aspetto che però più colpisce in queste valutazioni è l’omissione di considerazione degli elementi che stanno alla base del successo del M5S, alcuni dei quali parte del patrimonio o quantomeno degli auspici delle organizzazione della sinistra di matrice comunista.La prima osservazione attiene alla difesa della democrazia. Si è tanto parlato delle mire autocratiche di Grillo, ma i fatti dimostrano il contrario. Il comico non solo non ha mai rivendicato per sè cariche, ma appena raggiunto un solido successo ed aver formato un gruppo dirigente all’altezza, ha lasciato loro la guida del Movimento e l’accesso alle cariche istituzionali. Di Maio a 31 anni è ormai un leader del Paese e legittimamente ambisce alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quale dei leader della sinistra grande e piccola ha mai fatto altrettanto? Il rinnovamento è sempre stato tema di propaganda e di discussione, ma mai di reale attuazione. La sinistra, a ben vedere, si è estinta per il difetto opposto: l’attaccanento alle cariche, per cretinismo parlamentare. Ne è nata una eccessiva frammentazione con divisioni continue ed un’azione diretta più a gestire piccole fette di potere che a radicarsi nelle realtà sociali a partire dai luoghi di lavoro e dai quartieri.

C’è poi la questione morale. Si può dire che  pentastellati, coi loro versamenti e rinunce, sono da meno dei vecchi comunisti? Gli altri prendono, loro danno. E questo spega anche l’ostilità di chi assale la diligenza, mentre loro intervengono a difesa.

Per noi della sinistra vera c’è un nervo scoperto. I pentastellati non sono di destra, ma neanche di sinistra. Cosi’ dicono. Ma, di grazia, anche il PCI fondava cooperative ed era favorevole alla piccola e media impresa. Guardare per credere il modello della Emilia-Romagna. Certo manca l’organizzazione, l’apparato. Ma quelli virtuosi sono morti e sepolti da tempo. Ora sono bande o satrapie. Se scompaiono è bene.

Infine, ma non per importanza, il seguito nel meridione e fra i ceti subalterni. Molti vedono in questo una voglia di assistenzialismo. Ma perchè votare per questo M5S? Non c’erano i bonus di Renzi?  Come non vedere invece il desiderio di abbattere clientelismi e favoritismi? Di mandare a casa i Cabras, i Soru e compagnia bella

Per farla breve, noi vecchi rivoluzionari in pantofole siamo disorientati, ma dobbiamo seguire i 5 stelle senza sconti, con simpatia perchè son sicuramwnte migliori degli altri.

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