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Un mondo rovesciato [di Gian Valerio Sanna]

edilizia

Quello che emerge dalle più recenti iniziative della Giunta Pigliaru dà sempre più l’impressione del lavoro di un “visual merchandiser” ovvero di un addetto alla cura della vetrina, piuttosto che il risultato di un coerente e conseguente lavoro di coloro che organizzano le risposte alle cruciali e drammatiche domande sociali.

Apparire, dare sempre l’idea che non c’è meglio rispetto a te, propagandare il vuoto ed il nulla anche contro ogni evidenza, produrre notizie purché siano, distrarre. Questo è sempre di più il lavoro privilegiato della nostra politica regionale ed anche la spiegazione delle ragioni che ci hanno restituito il risultato elettorale del 4 marzo scorso, senza alcun bisogno di sociologi e analisti.

A proposito delle grandi produzioni riformatrici della Giunta regionale presieduta da Francesco Pogliaru ci eravamo fermati al sondaggio dei sindaci sardi indetto sulla proposta di legge urbanistica, ultima trovata per cercare da un’altra parte il consenso o l’approvazione (anche parziale) ad una idea dell’urbanistica e del territorio pericolosamente fuori dalla storia, figlia della voracità politica che vorrebbe scambiare volumi con consenso e stabilire le regole compiacendo sempre coloro che saranno chiamati a rispettarle.

Non ho mai conosciuto persone felici di sottostare alle regole, spesso rigide, che la convivenza comune chiede per tutelare l’interesse generale rispetto a quello individuale. Concordare la regola con il suo destinatario significa solo smarrire il senso dello Stato, la tutela dei valori e dei beni non negoziabili.

Ora, la novità e la trovata di questi giorni è la Scuola per il paesaggio della Sardegna (SPS) che con la delibera della Giunta n.12/8 dello scorso 6 marzo, viene posta come lo strumento per la diffusione della cultura del paesaggio, dell’ambiente e del territorio.

Se non fosse che è pienamente in piedi e in vista della sua approvazione, la proposta dissennata di nuova legge urbanistica, che è in proroga ormai da dieci anni (fino al 30.6.2019) il Piano Casa ovvero la legge deroga della legge urbanistica e che l’abusivismo edilizio dilaga con numeri spaventosi in tutta la regione, ci avremo persino potuto credere a una scuola che rafforzasse un humus culturale già orientato alla tutela del territorio, al contenimento del consumo del suolo, al riuso dell’esistente ed alla costruzione di una società più in equilibrio con l’ambiente.

Purtroppo invece i segnali sono altri e di pessima qualità e dunque ci sarà permesso di pensare anche questa brillante idea come uno dei tanti “fumogeni” post elettorali per annacquare un obiettivo, ormai consolidato nei nostri governanti e univocamente orientato ad usare il paesaggio piuttosto che a tutelarlo.

Il senso di questo giudizio è presto spiegato dalla confusione della stessa strumentazione pensata per far nascere la scuola: un nucleo regionale (struttura regionale esistente), un comitato di coordinamento ( 10 componenti fra i quali gli immancabili universitari ed i noti esperti di comprovata fedeltà), un organismo incaricato della progettazione e del coordinamento operativo della scuola dato in mano all’ANCI. Come dire: chiedo ai sindacati dei docenti di scrivere e progettare l’università, viva la terzietà!

Non avendo molti termini di paragone se non quelli dei proponenti di leggi, consulenti e perfino presidenti di commissione che si sono espressi in questi mesi sul merito, ci siamo perfino sorpresi della esibizione di tanta competenza. Insomma visto il “coperto” abbiamo subito capito cosa ci poteva capitare con le pietanze.

Quante cose sarebbe necessario invece, fare prima della legge urbanistica ed urgentemente, quante riflessioni sarebbero necessarie per scrivere meglio le regole del futuro. Servirebbe per esempio organizzare la formazione mirata e circostanziata dei funzionari e dei dirigenti della PA da preparare per essere nominati Commissari ad acta per redigere finalmente i PUC dei quasi trecento Comuni della Sardegna e la cui mancanza da anni lascia l’intero territorio regionale nell’incertezza e nella vaghezza.

Servirebbe ricostruire l’Ufficio del Piano, unificando in esso le funzioni istruttorie della intera pianificazione territoriale e sommando ad essa quella della gestione del PAI, del piano energetico, di quello della viabilità e del trasporto, della Soprintendenze regionali in modo da uniformare i giudizi, assicurare efficienza ed imparzialità scientifica, introdurre semplificazione amministrativa e burocratica.

Sarebbe conseguentemente utile eliminare il CTRU, l’Osservatorio del Paesaggio, gli uffici del paesaggio (oramai dipendenti da diplomati in ragioneria in barba alle competenze) strutture note per essere inutili strettoie della burocrazia e cimeli strumentali di altri tempi.

Sarebbe necessario un ripensamento delle funzioni decentrate ai Comuni in materia di Vigilanza urbanistico-edilizia e di lotta all’abusivismo, funzioni largamente inespresse in tutti questi anni e causa di una devastazione continua ed inarrestabile del territorio. Servirebbero piuttosto che interventi a pioggia mascherati da finanziamenti strategici per lo sviluppo, concreti sforzi finanziari per il sostegno al recupero ed al riuso dei centri storici che garantirebbero meno deroghe, più lavoro e meno consumo di suolo.

Serve ancor prima, eliminare l’ingiusto stato dei Sardi, alcuni sotto le regole del PPR altri senza ancora tali regole, perché l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge sancita dalla Costituzione costituisce la base per una legittimità della condizione democratica di una comunità.

Insomma viene da pensare che una scuola senza pilastri probabilmente fallorà presto ed allora si scoprirà per davvero che era tutto un “fumogeno” e che non potrà più essere fermata l’ondata di indignazione popolare contro l’inconcludenza e la supponenza di questa Giunta regionale e della politica che la puntella, più renziana del disarcionato Renzi e della sua cultura dello smile che parla e pensa sempre di un mondo rovesciato.

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