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Progetto culturale per il Palazzo Tirso di Piazza Deffenu [di Maria Antonietta Mongiu]

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L’Unione Sarda 13 marzo 2018. La città in pillole.  Domenica in Lettere e Opinioni è comparsa una cartolina, inviata da un lettore: un’imago urbis  che spazia dalla torre di San Pancrazio alla cattedrale e alle mura orientali, con scorci di Marina e di Villanova. La foto non è notissima; chi la segnala mostra passione per la storia della città e sottolinea il ruolo della fotografia nella memoria personale e collettiva.

Non sorprende che L’Unione abbia editato una serie di volumi sulla rappresentazione fotografica della Sardegna da Édouard Delessert ad oggi; perché cospicua è la memoria visiva sull’isola che ha costruito gran parte della sua percezione talvolta più etnocentrica che paesaggistica. L’autore della foto, pubblicata domenica, come chi arrivi e si lasci il mare alle spalle, ha come focus la città alta, intravvista da un terrazzo a logge, sorrette da colonne, con grandi vasi su pilastri alternati ad aiuole.

Il suo sguardo, denso di richiami colti, vuole raccontare la genealogia profonda della città in cui la medievale e la novecentesca sono la quinta scenica dell’antico. Più esattamente  della ricostruzione e rivisitazione di una romanità di maniera. Quella facilmente accessibile grazie alla perfetta mise en place che Pompei ed Ercolano offrivano piuttosto che per i ritrovamenti archeologici, subito occultati, che accompagnavano l’espansione, ad est ed ovest, in attuazione dell’ottocentesco Piano Cima, di Cagliari e l’edilizia intensiva tra città murata e propaggini.

L’ossessivo classicismo di John Ruskin, con la poetica romantica del rudere, e di Eugène Viollet le Duc, col restauro stilistico, trovò seguaci in tutta Europa, ed inerì nei progetti di architetti e di ingegneri impegnati nell’infrastrutturazione delle città e  delle campagne di Sardegna. Persino i seguaci del razionalismo interfacciano questo con il romanocentrismo, cifre del fascismo, ove si pensi alla sintesi operata da Ubaldo Badas nel 1933 in episodi di assoluta bellezza quali i Giardini Pubblici e la Scuola Mereu.

Gli elementi architettonici trovano confronti appunto col terrazzo di Palazzo Tirso di Piazza Deffenu che Flavio Scano realizzò tra 1926 e 1928. Il terrazzo, oggi labile cartolina, merita con il palazzo tutto di essere restituito alla città perché nei tempi dell’eterno presente ci si ricordi della grande cultura progettuale che caratterizzò Cagliari.

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