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CAGLIARI, L’obesita' si può combattere. La storia di Mauro: da 300 chili ad una vita completamente nuova

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Quando l’obesità comporta seri rischi di salute, ma soprattutto ti complica la vita di tutti i giorni. Oggi Mauro Tiddia, però, ha un’esistenza totalmente diversa, una nuova vita. A raccontare la bellissima storia del giovane cagliaritano (in esclusiva per Ad Maiora Media) è Gabriella Satta, presidente Ascop(Associazione sarda contro l’obesità patologica).

LA TESTIMONIANZA.“Ho avuto il piacere di conoscere Mauro meno di due anni fa, quando si è rivolto all’Associazione di cui faccio parte – racconta – Era disperato, allora pesava 300 chili, non riusciva più a muoversi, a lavarsi, a dormire, a vivere. Era davvero un caso difficile e complicato in quanto nessuna struttura ospedaliera era in grado di accogliere un paziente con un peso simile. Come associazione – prosegue Gabriella Satta – insieme all’equipe di chirurgia bariatrica coordinata dal dottor Roberto Moroni del Brotzu, ci siamo adoperati in tutti i modi possibili in modo che Mauro potesse essere seguito, inizialmente in casa e successivamente in ospedale per evitare il rischio di morte. Perché di obesità si può morire”.

STORIA A LIETO FINE.“Nel primo periodo a Mauro è stato dato un piano alimentare da seguire in casa – evidenzia la numero uno dell’associazione –  questo per iniziare a perdere peso e costantemente sia l’equipe medica che il gruppo di volontariato della mia associazione andava a trovarlo presso la sua abitazione a Serrenti. Nel frattempo, dopo mie richieste e quelle del dottor Moroni, l’azienda ospedaliera Brotzu ha fatto in modo di attrezzarsi di tutto il necessario per poter accogliere Mauro, partendo dall’acquisto di un letto idoneo che potesse reggere il suo peso, fino a modificare i servizi igienici del settimo piano”.

“A gennaio 2016, Mauro, grazie all’intervento dei Vigili del fuoco, viene trasportato in ospedale e da lì inizia la sua rinascita. A febbraio 2016, viene sottoposto ad intervento di bariatrica (esattamente ‘Sleeve Gastrectomy’) e ad oggi dopo un anno e mezzo è riuscito a perdere oltre 210 chili. Non è stata certo una passeggiata, il percorso non è ancora finito e per noi malati di obesità grave non finirà mai perché siamo sempre tenuti a seguire i follow up che ci impone il protocollo medico, con visite ed esami periodici, ma dopo aver passato una vita di sofferenza, dove la società ci escludeva, dove una sedia non ci conteneva, dove fare una passeggiata era pura utopia, per noi questo è il minimo. Mauro dopo 15 anni questa estate è stato al mare e si è pure fatto un bel bagno nelle nostre acque sarde e ha riscoperto la gioia di vivere. Quando ancora doveva entrare in ospedale, venni contattata da diversi giornalisti che volevano fare di lui un fenomeno da baraccone, vedi per prima la trasmissione della D’Urso, ma conoscendo Mauro, tipo riservato e sopratutto vergognoso del suo stato di obeso, ho deciso insieme a lui, di rifiutare ogni proposta in quanto mirata al suo caso”.

“La popolazione sarda affetta da grave obesità si aggira intorno al 10%, quindi una grossa fetta, e noi come associazione supportiamo tutti quelli che come Mauro ci chiedono aiuto in quello che è definito percorso bariatrico: percorso fatto di visite con le varie figure mediche preposte come il chirurgo, il dietologo, lo psicologo e di tutti gli esami necessari per poter poi arrivare ad un intervento chirurgico bariatrico che non vuole essere la risoluzione della malattia, ma il punto di partenza per cercare di guarire. Come Mauro ci sono centinaia di pazienti che come lui (me compresa) che hanno avuto la possibilità di rinascere e riscoprire i piccoli piaceri della vita, perché in fin dei conti a noi bastano quelli. Mi piacerebbe fare in modo che le tante persone obese ignare sapessero che anche in Sardegna esiste una sanità che si occupa di loro, con medici estremamente professionali che studiano ogni paziente in modo unico e in base al grado di obesità e alle patologie correlate (come diabete, malattie cardiovascolari, polmonari), instradano ad un intervento o qualora non ci siano i presupposti a seguire un piano alimentare mirato. Mi piacerebbe far sapere ai pazienti obesi sardi che non sono soli, perché molti vivono in solitudine, circondati da persone che gli accusano di essersi ridotti così solo perché mangiano una valanga di cibo, colpevolizzandoli oltre misura. Essere obeso non sempre è sinonimo di abbuffate. I problemi possono essere davvero tanti sia a livello metabolico che psicologico e in questi casi non è il cibo che fa la parte da leone. Non so se può essere interessante parlare di obesità grave, ma sono sicura che parlandone tantissime persone che si nascondono dietro una tastiera del pc possono magari uscire allo scoperto sapendo che c’è qualcuno che ha vissuto quella situazione e che può dare il proprio sostegno”.

Alessandro Congia

(admaioramedia.it)

Fonte: Admaioramedia









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