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Quartu Sant’Elena: fallita la ‘riqualificazione ambientale’ di Is Mortorius (Stefano Deliperi)

Quartu Sant’Elena: fallita la ‘riqualificazione ambientale’ di Is Mortorius (Stefano Deliperi)

Quartu Sant’Elena: fallita la ‘riqualificazione ambientale’ di Is Mortorius (Stefano Deliperi) Un vergognoso sperpero di denaro pubblico che ha pure determinato un sensibile peggioramento delle condizioni ecologiche dell’area di Is MortoriusQuartu Sant’Elena.

Così, a distanza di tre anni dai lavori, deve purtroppo esser così definito l’intervento di “riqualificazione ambientale” realizzato nel compendio per conto della commissariata Agenzia della Conservatoria delle coste sarde e avviato con la bonifica dai residuati bellici (marzo-aprile 2014).  Il progetto già sulla carta mostrava vere e proprie assurdità, come la realizzazione di due ampie piazzole di sosta, stile squallida periferia urbana, previa estirpazione dellasplendida macchia mediterraneaevoluta che costeggiava il rettilineo stradale. Alla faccia della “riqualificazione ambientale”! Alla faccia della tutela del paesaggio.

Quartu Sant’Elena: fallita la ‘riqualificazione ambientale’ di Is Mortorius (Stefano Deliperi)

Ora, a distanza di tre anni, al danno si è aggiunta la beffa, perché – lungi dall’essersi affermata quella virtuosa ‘rinascita’ del compendio con la quale era stato giustificato l’assai oneroso (per le casse pubbliche) intervento – l’area si presenta in stato di completo abbandono e preda nuovamente del peggior degrado. Il pesante danno erariale è già sotto gli occhi di tutti.

Quartu Sant’Elena: fallita la ‘riqualificazione ambientale’ di Is Mortorius (Stefano Deliperi)

Spiccano la pressoché completa vandalizzazione dell’edificio che era stato ristrutturato integralmente, deturpato a colpi di bomboletta spray, con gli infissi devastati e l’interno ridotto a fetida discarica; la devastazione di tutte le vetrate che chiudevano le ‘bocchette’ di aerazione dei cunicoli sotterranei senza neppure una grata metallica (un perfetto invito a nozze per i vandali); la trasformazione delle stesse o in squallidi immondezzai o in pericolose potenziale trappole (altro che le annunciate visite guidate, meglio tenere i bambini alla larga). Per non farsi mancare nulla, anche parte dei rifiuti di cantiere sono stati elegantemente lasciati in loco, a fare compagnia ai quattro pini seccatisi a seguito degli scavi (uno caduto, gli altri pericolanti) e a un brutto impianto semaforico completamente inutile e infatti mai attivato. E naturalmente le orrende piazzole di sosta, che dovevano esser ‘riservate ai bus’, sono rigorosamente destinate di fatto a parcheggio per la auto private. Un successone.

A completare un quadro davvero desolante, vi è pure la beffa del proliferare di specie floristiche invasive (Acacia saligna) in quelle aree in cui, per rimuovere una specie ritenuta infestante (fico d’india, sic) non si era andato per il sottile, spazzando via a colpi di ruspa anche lentischi e olivastri. Unica nota positiva: l’interdizione dell’area alle auto. Ma per raggiungere quell’obiettivo non occorreva certo spendere le diverse centinaia di migliaia di euro che sono state sperperate: una semplice sbarra da un migliaio scarso di euro avrebbe egregiamente ottenuto lo stesso risultato.

Stefano DeliperiGruppo d’Intervento Giuridico

(admaioramedia.it)

Fonte: Admaioramedia









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