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Regionali, Zedda verso il sì: sfida tra sindaci contro Puddu

Regionali, Zedda verso il sì: sfida tra sindaci contro Puddu

Il primo cittadino cagliaritano scenderà in campo per le prossime regionali. Secondo esponenti dem avrebbe già accettato. Chiuso l’accordo con tutto il centrosinistra pronto a sostenere il duo Zedda-Maninchedda, con il leader del Pds che potrebbe diventare vicepresidente dell’esecutivo in caso di vittoria del primo cittadino cagliaritano alle regionali del 2019. E si annuncia dunque una sfida tra sindaci dell’area vasta cagliaritana: da una parte il primo cittadino del capoluogo e dall’altra quello di Assemini, il pentastellato Mario Puddu. Tempi lunghi per lo sfidante del centrodestra.

Centrosinistra. Zedda dunque verso il sì. Ma prima di dare l’annuncio ufficiale il sindaco ha chiesto garanzie al Pd. I dem alternative valide al giovane politico cagliaritano non ne hanno. Dovranno però fornire garanzie precise. Intanto perché, sondaggi alla mano, il centrosinistra parte sfavorito e Campo Progressista (il movimento di Zedda), reduce dalla faticosa campagna elettorale di Cagliari, non ha “i muscoli” (e cioè le risorse materiali) per tentare una remuntada di queste proporzioni. Serviranno quei soldi e quella mobilitazione sul territorio che oggi solo il Pd è in grado di fornire. E Campo Progressista vuole capire anche questo: quanto il Pd romano è interessato alle regionali sarde? E quanto, sempre il Pd romano, considera strategiche regionali sarde, uno dei primi test elettorali per il governo di Lega e M5Stelle, a pochi mesi dalle elezioni europee?

Zedda dunque potrebbe giocarsela con Puddu, trionfatore delle “regionarie” del Movimento 5 Stelle. L’unico ostacolo per Puddu è la sentenza (prevista a ottobre) del processo ai suoi danni. In caso di condanna sarà il quartiere generale del Movimento a Roma a decidere.

Tra i pentastellati sardi, al momento, è esclusa un’alleanza con la Lega di Salvini e il Psd’Az per le regionali sarde. Questi ultimi due gravitano ancora nel centrodestra sardo, dove però la candidatura per la corsa alla successione a Pigliaru è tutta da costruire. Forza Italia è divisa tra due linee: una quella dei big del partito che ambiscono ad un candidato governatore di loro fiducia (i nomi sono Cicu, Tunis e Zedda) e un’altra che cerca invece un nome “di rottura” in linea con le aspettative di rinnovamento palesate dagli elettori dopo il 4 marzo. Linea inaugurata da Cappellacci che con un passo di lato ha abbandonato il coordinamento regionale.  Forza Italia rivendica ancora la primazia nel centrodestra sardo, ma dovrà fare i conti con gli alleati: Riformatori e soprattutto, Lega e Psd’Az che, forti dell’effetto Salvini, vorranno giocare un ruolo più importante e magari esprimere il candidato governatore. Non è escluso che alla fine Fi possa accettare un candidato che non sia espressione del partito di Berlusconi, nel nome del principio che vede la ricerca della figura migliore possibile a prescindere dalla casacca indossata. I tempi però sono ancora lunghi. “Cappellacci nel 2009 si candidò all’ultimo momento e vinse”, sottolineano fonti del centrodestra sardo, “del resto in Sardegna si dice che “non esti a benni chizzi, ma a inzertai s’ora”.

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