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Giunta appesa a un voto ma si salva dalla crisi - Cronaca

Giunta appesa a un voto ma si salva dalla crisi - Cronaca
SASSARI. Salvi per un voto. Il consiglio comunale ha approvato ieri mattina il riequilibrio di bilancio con diciassette voti a favore, compreso il sì di Nicola Sanna, e ha così salvato il mandato, evitando il “tutti a casa” e il commissariamento del Comune.Determinante per evitare la caduta del sindaco e della giunta è stato il ripensamento del consigliere Upc, Rino Tedde, uno dei sei ribelli che una settimana fa avevano dichiarato guerra a Nicola Sanna e al Pd, disconoscendo il mini rimpasto in giunta orchestrato da via Mazzini e minacciando di votare con l’opposizione. Con lui ha votato a favore del riequilibrio, e quindi della giunta, anche Tore Dau, che però, più che un passaggio netto all’opposizione, una settimana fa aveva dichiarato di sentirsi le mani libere e di voler votare fuori da qualunque diktat di maggioranza.I due voti favorevoli di Tedde e Dau, uniti a quello del sindaco hanno fatto da salvagente all’esecutivo, consentendo di arrivare al minimo indispensabile di mani alzate per approvare la pratica: diciassette.Gli altri dissidenti hanno disertato l’aula o solo il voto, lasciando fino all’ultimo il sindaco con il fiato sospeso. Nanna Costa non si è presentata in aula; Marco Manca e Franco Era hanno abbandonato Palazzo Ducale prima del voto; Pierpaolo Bazzoni e Giancarlo Serra sono rimasti al loro posto per garantire il numero legale, ma non hanno preso parte alla votazione, dichiarando pubblicamente tutto il loro dissenso verso il sindaco. Ad aumentare la suspense sul voto anche le assenze in maggioranza dei dem Carla Fundoni, Stefano Perrone, e Lisa Benvenuto. «Ho votato sì all’assestamento di Bilancio per senso di responsabilità», ha spiegato dopo la seduta del Consiglio, Rino Tedde. «Continuo a non essere d’accordo con il rimpasto fatto dal sindaco nei giorni scorsi, ma votare contro questa pratica avrebbe significato far cadere la giunta e far arrivare a Sassari un commissario».«Il commissariamento del Comune sarebbe un danno gravissimo per la città, e sarebbe dare campo libero al Pd, visto che il commissario sarebbe nominato dalla Regione, ma governerebbe la città senza alcun contraddittorio. Con il consiglio comunale al suo posto avremo almeno modo di confrontarci politicamente con le scelte del sindaco e di contrastare le decisioni che non condivideremo». Polemica anche la posizione delle opposizioni, con il consigliere Antonello Sassu che ha lasciato l’aula contestando la politica dei tagli imposta dalle scarse risorse disponibili, e con i consiglieri del M5S, Maurilio Murru e Desirè Manca pronti a stigmatizzare la dissoluzione della maggioranza: «Il centrosinistra è sempre più allo sbando, è ridotto ai minimi termini e anziché preoccuparsi dei problemi della città, si concentra su lotte interne per la conservazione di qualche poltrona».Intanto il riequilibrio di bilancio disegna un futuro preoccupante per il Comune, con tagli alla spesa crescenti nei prossimi tre anni: 1 milione di euro quest’anno, 1 milione e 885 mila il prossimo anno e 1 milione e 928 mila nel 2020.(vin.gar.)

vedi su La Nuova Sardegna









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