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Caterina Murino interpreta “Canne al vento” al Teatro romano di Nora

Caterina Murino interpreta “Canne al vento” al Teatro romano di Nora

Il fascino di una Sardegna arcaica e senza tempo – in contrasto con la modernità – per “Canne al vento – paesaggi sonori”, il nuovo spettacolo de Il Crogiuolo (realizzato in occasione del X NurArcheoFestival) liberamente ispirato al celebre romanzo di Grazia Deledda– con ideazione e regia di Rita Atzeri e musiche di Francesco Medda/ Arrogalla – che debutterà in prima nazionale venerdì 9 agosto alle 20 al Teatro Romano di Nora sotto le insegne del XXXVI Festival La Notte dei Poeti organizzato dal CeDACCircuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

Le vicende della famiglia Pintor rivivono sulla scena nella pièce – in forma di oratorio per voce recitante e coro – interpretata da Caterina Murino, sul palco insieme con Rita AtzeriAlessandra LeoManuela Ragusa e Gisella Vacca, sulla colonna sonora originale che evoca l’antica civiltà contadina con i suoi ritmi e i suoi riti, trasfigurando e “traducendo” quelle suggestioni del passato – attraverso una sensibilità contemporanea – per avvicinarle al tempo presente.

Sullo sfondo di Galte – ovvero Galtellì, un paese della Sardegna nella regione delle Baronie – le nobildonne Ruth, Ester e Noemi Pintor assistono all’inarrestabile declino dell’aristocrazia terriera, con il ridursi delle rendite in mancanza di nuovi investimenti e nell’assenza di una figura maschile capace di curare gli interessi della casata e di gestire attivamente gli affari: l’unico baluardo contro la povertà, quasi un simbolo dei passati splendori, è rappresentato dal fedele servitore Efix (un uomo tormentato dal senso di colpa per un antico delitto).

Una tragedia mai dimenticata aleggia sulle tre dame – con la misteriosa morte del patriarca Don Zame («violento come il diavolo»), autoritario e tirannico, ferocemente legato ai concetti atavici di onore e orgoglio, e contrariato dalla fuga di una delle sue figlie, Lia, che varca il mare, decisa a«prender parte alla festa della vita». Sulle tracce della ribelle, il vecchio ha uno strano incidente e le donne rimaste sole non si sottraggono alle regole e alle convenzioni né assaporano il gusto della libertà, ma semplicemente sopravvivono, come rassegnate, adattandosi ad un’esistenza di rinunce e di stenti per non tradire gli obblighi insiti nel proprio rango. Soltanto Noemi pare nutrire ancora qualche aspirazione e non lasciarsi vincere da quella quieta, perfino cupa malinconia.

L’apparizione di Giacinto, il figlio di Lia, regala nuove speranze: il giovane rampollo porta una nuova vitalità nella vecchia casa, suscitando reazioni contrastanti nelle zie, su cui vincerà però l’affetto. Ma anche quella breve parentesi è destinata a concludersi e tutto torna come prima. Il tempo ricomincia a scorrere con la consueta lentezza, e gli unici avvenimenti di rilievo in quella sorta di immobilità sono la morte di Efix e il matrimonio di Noemi con il cugino don Pedru – con la scena indimenticabile in cui l’attitidu, il tradizionale canto funebre, per il servo forma un significativo contrasto alla festa di nozze.

Nel fortunato romanzo la scrittrice nuorese – vincitrice del Premio Nobel nel 1926 – intreccia ad un io narrante le voci e i punti di vista dei diversi personaggi, dando particolare risalto alla figura emblematica di Efix e alla sua straordinaria dedizione, in quel suo essere vittima e carnefice dei suoi “padroni” e “benefattori”, al suo mondo interiore, alle sue fantasie e riflessioni. Grazia Deledda coglie i mutamenti e la conseguente crisi di una civiltà ancorata al passato, ad antiche norme e tradizioni, a fronte di un’evoluzione inarrestabile che travolge e stravolge quell’universo arcaico e plurisecolare con l’irrompere del progresso e le inevitabili trasformazioni della società.

Nelle sue opere l’autrice ritrae un microcosmo a lei familiare, facendone comunque lo specchio del mondo con le tensioni, le metamorfosi, le resistenze e i contrasti che ovunque caratterizzano l’avvento della modernità con i nuovi saperi scientifici e tecnologici e l’ascesa o la nascita di nuove classi sociali e di nuovi stili di vita. Una crisi forse salutare e necessaria che investe la civiltà agro-pastorale e l’antica aristocrazia per cui chi non riesce ad adeguarsi e a superare l’en passe si trova necessariamente al di là di un confine, resta immerso in un passato anacronistico. Grazia Deledda – quasi paradossalmente – nel dar ragione di quei cambiamenti rimette in gioco gli antichi valori e principi, risveglia l’interesse e l’amore per la terra, ricorda l’importanza delle radici e dell’identità.

Canne al vento – paesaggi sonori” è un viaggio in un’epoca remota – ma non troppo – sul filo dei ricordi e delle emozioni, tra storie vere e inventate, dove le vicende di una famiglia aristocratica ormai decaduta si innestano e si intrecciano alle trasformazioni della società: a sottolineare le atmosfere e gli stati d’animo dei personaggi, le musiche di Francesco Medda / Arrogalla in cui si fondono echi ancestrali e sonorità del terzo millennio.

La narrazione – affidata alla voce di Caterina Murino – avrà come contrappunto il “coro” delle donne (sul modello delle antiche tragedie greche) formato da attrici e cantanti come Alessandra Leo,Manuela Ragusa e Gisella Vacca insieme alla stessa Rita Atzeri, per un evento di grande suggestione che chiude in bellezza il XXXVI Festival La Notte dei Poeti firmato CeDAC.

Dopo la prima al Teatro Romano di Nora, “Canne al vento – paesaggi sonori” sarà in tournée nell’Isola – sotto le insegne del CeDAC – con un duplice appuntamento sabato 11 agosto alle 21.30nel Vecchio Borgo di Osini e domenica 12 agosto alle 21 al Cine Teatro Ticca di Cala Gonone aDorgali (in collaborazione con Mousikè).

Infine lo spettacolo approderà lunedì 13 agosto alle 22 al Museo Menhir di Laconi per la X edizione del NurArcheoFestival organizzato da Il Crogiuolo.

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