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Turismo in Sardegna, luglio in calo ma il trend è positivo - Cronaca

Turismo in Sardegna, luglio in calo ma il trend è positivo - Cronaca
SASSARI. Un piccolo calo c’è, ma per fare un bilancio bisognerà aspettare la fine della stagione. A tradire la Sardegna sono più gli italiani degli stranieri, che invece continuano a crescere, coincidente con la ripresa del Sud del Mediterraneo che ci si attendeva. La stagione balneare 2018, quindi non si dovrebbe discostare molto da quelle precedenti, seppure con un trend di crescita rallentato. A sostenerlo è l’assessora al Turismo, Barbara Argiolas, che però avverte. «Tutto il lavoro che si sta facendo in questi mesi sul piano strategico è volto anche consolidare il nostro balneare, segmento turisticamente maturo e che soffre della concorrenza dei Paesi che si sono riaffacciati sul mercato».

Partiamo dai numeri: conferma il calo di presenze a luglio?

«A noi risulta una flessione degli italiani e un incremento degli stranieri. Il saldo è attualmente in linea con quello dell’anno scorso nello stesso periodo. Tutti noi eravamo consapevoli che parte del trend positivo degli ultimi anni derivasse dalla crisi del Mediterraneo, che ora inizia a riprendersi. Pensiamo al Mar Rosso, che è ripartito, o anche alla Tunisia. Sono tutte località che sono riapparse in maniera importante. Noi dobbiamo continuare a lavorare sulla qualità della proposta, ricettiva, di trasporto e dei servizi, sul consolidamento dei numeri di questi ultimi anni, e incrementare i flussi sui mesi di spalla con altri segmenti. In questo senso l’attenzione alla concorrenza dei paesi che si sono ripresi è massima».

Avete già una ricetta?

«Nel mercato italiano la Sardegna resta sempre la meta più ambita, continua a essere il sogno degli italiani. È ovvio che dobbiamo lavorare ancora per migliorare, puntando sulla sinergia tra pubblico e privato, su una maggiore chiarezza in termini di offerta. Sul miglioramento delle strutture, e su questo la legge urbanistica ci verrà in soccorso. Sul miglioramento dei collegamenti. Il nostro, inoltre, è un turismo molto intermediato, la Sardegna è venduta da agenzie, tour operator, grandi portali. Tutte queste intermediazioni ci pongono comunque di fronte a una platea amplissima di competitor. Il che significa che serve una riflessione generale su tutta la filiera. E quindi trasporti, mobilità interna, servizi. Ed è quello che stiamo cercando di fare con il Piano strategico e la Dmo».

In che modo?

«C’è l’esigenza di avere un piano che delinei le strategie per fare crescere il balneare, che resta il nostro core business, il settore più forte, ma allo stesso tempo affiancargli altri turismi. Un’esigenza che si fa più evidente proprio in un momento in cui il trend di crescita potrebbe subire un arresto».

Quali altri tipi turismo hanno il segno positivo?

«Il turismo religioso sta andando molto bene, idem il cicloturismo o il turismo attivo. E anche l’enogastronomico inizia ad affacciarsi in modo serio. Come lo sportivo, legato ai grandi eventi.».

Quali sono i maggiori handicap del turismo isolano secondo i turisti?

«Dipende a chi ci stiamo riferendo. La Sardegna è una macrodestinazione che accoglie diverse tipologie di turisti: il viaggiatore altospendente è meno condizionabile dal costo del biglietto aereo, ma chiede più frequenze nei collegamenti o stanze più confortevoli; la famiglia che viene in auto potrebbe lasciarsi influenzare dai costi delle navi e magari non avere interesse alla qualità dei servizi interni di mobilità. La Sardegna non può essere considerata come un’unica località omogenea, non può essere paragonata a Rimini e alla Riviera romagnola. È fatta da Alghero e dalla Costa Smeralda, dall’Ogliastra e dal Sud, ognuna con prodotti, servizi e specificità diverse, senza dimenticare le migliaia di seconde case e i grandi gruppi alberghieri che possiedono importanti segmenti del ricettivo e spesso definiscono il prezzo di quel territorio».

Ma la Sardegna è cara?

«Il concetto di caro è sempre riferito alle nostre aspettative personali. I prezzi dei 5 stelle sono in linea con quelli di altre località. E se i biglietti delle navi o degli aerei raggiungono dei picchi vuole dire che c’è una domanda che chiede Sardegna. Purtroppo questo genera un conflitto rispetto a chi, pur volendo venire nell'isola non è disponibile a spendere di più. È un problema di programmazione. Sempre più italiani si muovono last minute e questo è per noi un problema».

Che stagione sarà?

«Una stagione di transizione che ci deve far riflettere e attivare le strategie e le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati di consolidamento e nuove stagionalità, perché la Sardegna possa far crescere il suo Pil in modo costante, consapevole e strutturato, e non dipendente da variabili esogene».

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vedi su La Nuova Sardegna









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