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Acqua “non potabile” nelle fonti montane del territorio di Bultei - Cronaca

Acqua “non potabile” nelle fonti montane del territorio di Bultei - Cronaca
BULTEI. «La “potabilità non accertata” delle fonti montane di Fiorentini e Sa Fraigada è un duro colpo alle velleità turistiche degli splendidi boschi del territorio». È l’opinione dell’assessore del Comune di Bultei Bachisio Falchi, che rivolge un appello agli enti regionali competenti, a cominciare dall’agenzia Forestas, affinché investano sull’analisi delle acque delle fonti montane del territorio, delle quali a suo dire la potabilità non può essere messa minimamente in discussione.«Non credo proprio che esista un villaggio oltre i mille metri d’altitudine che scarichi le fogne su tutte le fonti della Foresta di Bultei giustificando la presenza di quegli orribili cartelli blu che recitano “Potabilità dell’acqua non accertata”– dice l’assessore Falchi con una nota di sarcasmo – e al contrario sono sicuro che la potabilità non sia stata accertata, come mi hanno risposto dall’agenzia quando ho chiesto dei chiarimenti, perché non esisteva all’epoca la disponibilità finanziaria dell’allora Ente Foreste a fare le analisi sulla potabilità delle fonti montane. Il cartello quindi serviva a sollevare da eventuali responsabilità lo stesso ente, ma la mia domanda è: chi ripaga il territorio dei danni causati da questo disservizio? Quanto incide sul milionario bilancio di Forestas fare delle semplici analisi dell’acqua e distruggere in tempi rapidi quei cartelli che determinano un terrorismo psicologico su qualsiasi turista che frequente le nostre foreste con la convinzione di trovarsi in un posto paradisiaco ed illibato quale realmente esso è? Non è più tempo di far passare queste situazioni sotto silenzio e nella prudente attesa che qualcuno una mattina si ricordi che forse va rispettato anche il lavoro, il tempo ed i luoghi degli altri. Noi pretendiamo che le nostre foreste vengano considerate e gestite con la stessa attenzione che gli viene dedicata quando si bandiscono appalti di migliaia di euro derivanti dall’estrazione del sughero o dal taglio della legna: euro che prendono altre vie e che non vengono minimamente reinvestiti come sarebbe opportuno fare».

vedi su La Nuova Sardegna









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