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Nel Parco di Casa Serena meno altalene ma più arte - Cronaca

Nel Parco di Casa Serena meno altalene ma più arte - Cronaca
SASSARI. Sino a qualche anno fa il parco di Casa Serena era una piccola giungla urbana. Si fa fatica adesso a riconoscerlo, pettinato come un giardino, con le panchine, i fiori, i grandi alberi, il fresco e l’ombra abitata da tanti anziani. Ci sono voluti tanta buona volontà e sudore per questo salto di qualità: da spazio incolto e nascosto, a oasi verde pronta ad aprirsi alla città. Mancava solo un piccolo tassello per lo sdoganamento definitivo: un chiosco dove acquistare bevande fresche e gelati, seduti a tavolino.La scommessa l’hanno fatta una coppia sassarese, Nino Monti, 41 anni, e Maria Porcu, 39, e il loro piccolo Samuel, che pennello e spugna in mano, imprime la fantasia dei suoi 4 anni in un’enorme foglio bianco apparecchiato per terra. Disegna prima due cerchi, poi all’interno traccia i raggi. Capelli lunghi, taciturno e concentrato. Un’altra pennellata decisa ed ecco le aste, poi tira fuori la lingua e realizza i pedali. Vien fuori una bicicletta che sfreccia su una strada blu. «Se abbiamo deciso di lanciarci in questo azzardo – spiega Maria Porcu – è soprattutto per merito suo. Ci ha conquistato il suo approccio nei confronti di questo giardino. Che è un po’ da artista. Il suo divertirsi manipolando la terra, i giochi con i legni, la passione per la pittura, la curiosità verso tutti gli ospiti anziani. Credo che questo interscambio generazionale, tra i nonni della casa di riposo e i bimbi, sia un momento bellissimo». Perciò attorno al chiosco di Casa Serena, che ieri ha aperto ufficialmente i battenti e che resterà aperto ogni giorno dalle 10 alle 21, non ci saranno le classiche altalene, gli scivoli, o gli attrezzi per arrampicarsi. «Vogliamo creare un giardino diverso dagli altri: meno giochi d’azione, e più arte, tranquillità, natura e intimità». Gli eventi che verranno organizzati potrebbero essere delle piccole estemporanee di pittura, con colori, pennelli, spugne, secchielli e tele messi a disposizione dei bambini. O ancora degli spettacoli teatrali allestiti per un pubblico che per stupirsi si accontenta di un naso rosso, di un sorriso o di un palloncino. L’estro, d’altronde, lo si coglie a una prima occhiata, nell’arredo e nei dettagli di questo giardino: casette in legno colorate, panchine artigianali variopinte, automobiline ricavate con volanti, gomme, e pedane in legno. Tutto riciclato, secondo l’impronta stilistica dell’associazione Theatre en vol. La riqualificazione del Parco porta sicuramente la sua firma, ma anche quella del personale della Casa di Riposo e dell’amministrazione comunale. «Io sono molto fiera di questo risultato, credo che il giardino sia bellissimo e vada ad arricchire, con qualcosa di realmente diverso, il patrimonio verde della città – dice l’assessora alle Politiche Sociali (che ha curato il progetto anche quando era al settore Ambiente) Monica Spanedda – Casa Serena è una straordinaria risorsa soprattutto per quella ricchezza umana che rappresentano gli ospiti, capaci di trasmettere un bagaglio di conoscenze sulle antiche tradizioni. I primi ad apprezzare questo calore sono stati i migranti dei centri di accoglienza che si sono offerti di ripulire e riqualificare l’area. Hanno fatto amicizia con gli anziani, stabilendo un rapporto di affetto. L’idea è di farlo diventare ancora di più un luogo di incontro e condivisione per tutte le generazioni».

vedi su La Nuova Sardegna









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