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Dal linguaggio alla psicologia: il poker è un gioco dalle mille sfaccettature

Gli italiani amano il poker? In fondo qui non stiamo dicendo nulla di nuovo: questo è uno dei giochi di carte in assoluto più apprezzati, persino nella sua versione digitale che per adesso spopola su Internet. Per capire il successo del poker, basti pensare a quanto ha inciso sul nostro dizionario e sulla linguistica italiana: espressioni come “bluff” o “asso nella manica” vengono oramai utilizzate quotidianamente, con un altissimo potenziale metaforico. Fra le altre cose, il poker non nasconde solo questo suo lato particolare: dalla psicologia alla strategia, passando per la matematica, sono davvero tanti gli aspetti che si celano dietro un “semplice” gioco di carte. Aspetti che vale la pena approfondire, naturalmente.

 

Il poker e i suoi linguaggi: dal verbo al corpo

Il poker affascina innanzitutto per via del suo linguaggio: il glossario appartenente a questo gioco di carte è davvero ricco di termini e di definizioni, molte delle quali entrate a far parte del bagaglio linguistico collettivo. Oltre ai modi di dire citati poco sopra, ne troviamo altri come “all in” (oramai usato metaforicamente in qualsiasi ambito sportivo) oppure “fold”. Chiaramente imparare il linguaggio del poker non serve solo per arricchire il nostro vocabolario, ma anche per capire come giocare seriamente a questo passatempo. Ecco perché spesso i neofiti entrano in difficoltà all’inizio: proprio come uno studente al primo anno, imparare una lingua da zero (con tutti i vari significati che comporta) non è mai facile per nessuno. D’altro canto il poker ha un’altra forma di linguaggio che si muove sottotraccia: è il linguaggio del corpo, che può dire mille cose senza far aprire bocca.

 

Dal linguaggio alla psicologia: il poker è interpretazione

Il corpo tradisce ciò che la bocca tace: è una delle regole più importanti nel poker, proprio perché il confronto fra i player si svolge in una sorta di arena psicologica. Ogni mossa di un avversario può dire molto di più, se analizzata attentamente. Basti pensare ad un giocatore che lancia con forza la propria puntata, o a quello molto più controllato e riflessivo. C’è chi si astrae mentre controlla le proprie carte, chi trema dal nervosismo, chi non riesce a stare nella pelle. È una vera e propria battaglia psicologica votata all’interpretazione dei segnali: la teoria del poker vede il gioco basarsi prima su questo aspetto, e solo dopo sulle carte. Chi non capisce l’importanza dei segnali e chi non padroneggia tecniche di schermatura come il bluff è destinato a soccombere.

 

Dalla teoria ai teoremi: la matematica nel poker

Linguaggio e Psicologia? Nel poker c’è spazio anche per la matematica: non basta saper bluffare o saper riconoscere un bluff, né essere preparati su tutta la terminologia da poker. Per vincere a questo gioco di carte, infatti, serve anche padroneggiare le arti numeriche della matematica. Basti pensare all’importanza del calcolo delle probabilità e a teoremi famosi applicati al poker, come quello di Bayes. In realtà ogni aspetto del poker non è univoco ma si mescola con gli altri, agendo in sincrono. Ad esempio, il teorema di Bayes può essere usato per dare un vero e proprio punteggio numerico al bluff degli avversari. Naturalmente bisogna possedere delle competenze matematiche superiori a quelle basiche, impegnandosi e facendo pratica tutti i giorni. Nel “diario scolastico” del neofita del poker, dunque, deve rientrare anche questo compito a casa.

 

Vincere a poker è una questione di fortuna?

Fra i tanti aspetti che appartengono a questo apprezzatissimo gioco di carte, di certo non troviamo la fortuna (né la sfortuna). Certo, una minima componente legata al caso c’è sempre, così come accade in qualsiasi sport del mondo (persino nel calcio): di contro, sono le abilità e le cosiddette “skill” a portare un giocatore verso la propria vittoria e la sconfitta altrui. Questo perché il poker è uno dei giochi dove la strategia conta in assoluto di più: si va dall’interpretazione dei segnali del corpo, fino alla totale padronanza dei propri. Poi bisogna applicare le migliori tecniche per giocare le carte, basandosi sui segnali raccolti dal contesto: ovvero da tutto ciò che circonda il semplice tavolo verde. Da ciò si evince quanto il poker possa essere frutto di diversi fattori complessi, che agiscono in simultanea.

 

Il poker è bello perché è vario

Il poker piace agli italiani, e non solo, per via della presenza di tutti gli elementi visti oggi. Giocare a poker, fare pratica, cominciare a capire gli altri: tutto questo significa evolversi e crescere anche individualmente. Questo risulta vero per un motivo specifico: giocare a poker permette di scoprire le proprie emozioni, e soprattutto di dominarle, ottenendo il controllo di noi stessi. È un vantaggio che ovviamente può dare grandi risultati non solo sul tavolo di gioco, ma anche su tantissimi altri aspetti della nostra vita. Senza poi scordarci del fatto che il poker garantisce sempre una scarica di adrenalina.

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