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Fine missione Herat, Sassarini in Italia

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I Diavoli rossi della Brigata Sassari sono tornati in Italia. Dopo sei mesi di addestramento, consulenza e assistenza a favore delle forze di sicurezza locali nella regione ovest dell'Afghanistan, il Comando, la Bandiera di Guerra e il personale del 152° reggimento sono atterrati all'aeroporto militare di Alghero. I Sassarini, agli ordini del generale di brigata, Gianluca Carai, hanno tenuto per 180 giorni il comando del Train Advise Command (Taac-West), presente a Herat nell'ambito della missione Nato Resolute Support (Rs). Comando di missione che i Diavoli rossi hanno lasciato ieri nelle mani della Brigata Pinerolo.

L'avvicendamento fra la 'Sassari' e la 'Pinerolo' si è tenuto con una cerimonia ufficiale cui hanno partecipato l'ambasciatore d'Italia a Kabul, Roberto Cantone, il comandante del Comando Nato di Brunssum, generale di Corpo d'Armata Riccardo Marchiò, il comandante della missione Resolute Support, John W. Nicholson (Us Army), l'Italian senior Representative generale di Divisione, Massimo Panizzi in rappresentanza del comandante del Comando operativo di vertice interforze e tutte le massime autorità civili e militari afgane della regione ovest.

Il 152° Reggimento nei sei mesi di operazioni in Afghanistan ha ottenuto ottimi risultati e portato a termine importanti progetti in collaborazione con le istituzioni militari e civili locali. Proprio pochi giorni prima dell'avvicendamento al comando della missione, il contingente italiano su base Brigata Sassari ha realizzato alcuni impianti di videosorveglianza, oltre alla messa in sicurezza e al completamento di un'area giochi. Questi progetti di sostegno degli enti di formazione e di recupero sociale, avviati su richiesta dei dirigenti dei diversi enti civili, sono stati realizzati con i fondi destinati dalla Cooperazione civile e militare e con il contributo dell'Associazione Nazionale Brigata Sassari.

In particolare, per incrementare le misure di sicurezza dell'Università di Herat, è stato installato un sistema di videosorveglianza basato su 64 telecamere esterne e interne. Un progetto simile è stato realizzato nel carcere femminile di Herat, con la messa in funzione di un impianto di videosorveglianza a protezione del complesso circondariale. Inoltre, nella struttura sono stati fatti i lavori per il completamento di un'area giochi utilizzata dai circa 50 bambini figli delle detenute, ospiti del carcere. In favore dell'orfanotrofio femminile di Herat, che ospita circa 90 bambine, è stata invece eseguita la messa in sicurezza dell'area ludico ricreativa, e la posa di una nuova struttura giochi.

Fonte: Ansa









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