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Megastore in crisi: chiude Bricocenter - Cronaca

Megastore in crisi: chiude Bricocenter - Cronaca
SASSARI. La comunicazione ufficiale è calata come una mannaia sette giorni fa. «Dal 31 maggio si chiude». Quindici dipendenti si ritrovano senza lavoro, e con poche speranze di trovarne subito un altro.Brico Center è stato un punto di rifermento fisso per gli appassionati del Fai da Te. Dall’aprile del 1991 in via Pascoli, e dal 1996 nel centro commerciale Auchan. «Sino al 2010 eravamo in 63 – dice Emanuele Tola – il fatturato si attestava attorno ai 12milioni di euro». Le cose cambiano però drasticamente dall’ingresso nel mercato del colosso del bricolage Bricoman. «La cosa più assurda per noi – prosegue Emanuele Tola – è che Bricoman e Bricocenter fanno parte dello stesso gruppo imprenditoriale. In pratica siamo stati condannati a morte da quello che sulla carta doveva essere un nostro alleato». La concorrenza di Bricoman sta facendo il deserto attorno. Prima si è estinto Brico Io, poi Brico Sarda, poi ha fatto le valigie anche Cfadda, e a fine mese sparirà anche Bricocenter. «Purtroppo la politica di aggressione dei prezzi funziona – dice Emanuele Tola – tu puoi lavorare quanto vuoi sul rapporto con la clientela, ma alla fine la gente compra dove il prodotto è meno caro. Competere da questo punto di vista viene davvero in salita». Resistono come baluardi le piccole rivendite di bricolage, dove il rapporto tra venditore e cliente diventa quasi confidenziale. Dove il negoziante si trasforma in colui che risolve i piccoli problemi domestici, offre consigli soprattutto a una utenza completamente a digiuno di utensili e viti. Persone che tra gli scaffali di un iperstore, senza una guida che li accompagni tra bulloni, viti, chiavi a brugola o a cricchetto, diametri di tubi e raccordi, sarebbero persi.Oppure sopravvivono ferramenta molto specializzate, alle quali si rivolgono soprattutto professionisti del settore che cercano determinati prodotti, e di qualità. Ma l’hobbista medio, che vuol trovare tutto e possibilmente vorrebbe anche risparmiare, predilige spesso ai grandi spazi di Bricoman.«Così dal 2011 abbiamo accusato il colpo, il personale è stato gradualmente ridimensionato, otto di noi sono stati assorbiti partime da Bricoman, sei sono stati licenziati, insomma: da 63 ci siamo ridotti a 15. L’azienda ci ha proposto di ricollocarci in altri punti vendita della Penisola, in Sicilia o in Piemonte, ma per padri o madri di famiglia è impossibile fare le valigie e lasciare tutto. Quindi per noi c’è la prospettiva di due anni di ammortizzatori sociali. Trovare un’altra occupazione è difficilissimo. I colleghi che ci hanno provato negli anni passati, spedendo anche 91 curriculum, non hanno mai avuto risposte positive». (lu.so.)

vedi su La Nuova Sardegna












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