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Monumenti aperti a Ozieri svela i misteri del Rosario - Cronaca

Monumenti aperti a Ozieri svela i misteri del Rosario - Cronaca
OZIERI. Che la manifestazione Monumenti Aperti sia eccellente occasione per la riscoperta di ciò che Ozieri offra in fatto di bellezze e cultura è un fatto assodato ma quando in preparazione dell’evento, programmato per il 26 e 27 maggio, si scoprono con sorpresa curiosità o ancor più testimonianze di un passato lontano, allora tutto diventa certamente più interessante. Cristina Calaresu, insegnante di latino e greco nel liceo classico cittadino, con le colleghe e le due classi del biennio – avendo avuto in carico la chiesa di Nostra Signora del Rosario – l’oratorio dell’omonima confraternita, costruito nella prima metà del 1600, ha iniziato a prendere in esame il materiale storico-artistico e a fare i sopralluoghi per la predisposizione della guida ai visitatori. Proprio durante questa fase, l’insegnante si è accorta di alcune anomalie presenti nella disposizione delle statue e nelle attribuzioni delle cappelle ma soprattutto ha notato un’iscrizione che sinora non era mai stata nominata negli studi precedenti. Nella prima cappella a sinistra, dove oggi è sistemata la statua di Santa Zita, patrona delle domestiche e delle casalinghe, all’interno di un medaglione, sopra la trabeazione dell’altare, si leggono, le lettere puntate “S. B.” tra due rami di palma incrociati e al di sotto le lettere “O. N. P.” o “O. P. N.”, a seconda dell’ordine con cui è possibile leggerle. La mancanza di relazione tra l’altare, databile al 1700 e la statua della santa risalente al ventesimo secolo, hanno spinto Calaresu ad approfondire la cosa e la conclusione a cui la professoressa è giunta è che la cappella era dedicata a San Biagio, risolvendo l’iscrizione in “Sancte Blasi, Ora Pro Nobis” e di cui l’unica traccia si trova in un verbale della visita pastorale del 1765 da parte del vescovo di Alghero. Interessante anche un’iscrizione del 1924 in latino sullo zoccolo dell’altare marmoreo della terza cappella a destra dove si fa riferimento alla chiesa di Sant’Agostino scomparsa già all’epoca, demolita per far posto alla costruzione della caserma militare del 46° reggimento di fanteria nella parte alta della città. Infine ha destato molta curiosità anche una croce in bronzo, murata in prossimità dell’arco trionfale di accesso al presbiterio. Dalle ricerche è emerso che si tratta della “Croce delle Indulgenze” che papa Leone XIII, pontefice della Chiesa cattolica dal 1878 al 1903, destinò nel 1901 a tutte le chiese d’Italia e di cui, al momento, non sono emersi altri esempi nelle chiese ozieresi. «A coloro che baceranno questa croce – riporta l’iscrizione latina – e reciteranno il Padre Nostro verranno concessi 200 giorni di indulgenza una volta al giorno» e chissà che per monumenti aperti l’azione benemerita della professoressa e dei suoi allievi possa rinnovare una tradizione che si era ormai persa nella notte dei tempi.

vedi su La Nuova Sardegna









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