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“La moglie. Viaggio alla scoperta di un segreto”, lo spettacolo in scena a Cagliari

“La moglie. Viaggio alla scoperta di un segreto”, lo spettacolo in scena a Cagliari

Un affascinante ritratto al femminile per una riflessione sui confini “etici” del sapere: s’ispira alla figura di Laura Capon Fermi, scrittrice e attivista politica, consorte del fisico Enrico Fermi “La moglie / Viaggio alla scoperta di un segreto”, la pièce originale scritta e interpretata da Cinzia Spanò che debutterà in prima regionale giovedì 15 marzo alle 21 al CineTeatro Olbia di Olbia, per la Stagione di Prosa 2017-18 organizzata dal CeDAC nell’ambito del CircuitoMultidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna. La tournée dello spettacolo – produzione del Teatro dell’Elfo per la regia di Rosario Tedesco con il disegno luci di Giuliano Almerighi – proseguirà sempre sotto le insegne del CeDAC venerdì 16 marzo alle 21 al Teatro Comunale di San Gavino Monreale per concludersi sabato 17 marzo alle 21 al TsE di Is MirrionisCagliari per il terzo appuntamento con la Stagione di Teatro Contemporaneo “Il Terzo Occhio”.

Un intenso e avvincente monologo per affrontare un tema cruciale come il dilemma tra scienza e coscienza, a fronte della straordinaria forza distruttiva scatenata dalla fissione nucleare: “La moglie” di Cinzia Spanò (testo vincitore del premio Donne e Teatro – drammaturgia femminile 2017) racconta la genesi (e gli effetti) del “Progetto Manhattan” attraverso lo sguardo di una inconsapevole testimone del compiersi di una tragedia.

In un intrigante gioco di specchi l’autrice e attrice – tra le più interessanti interpreti della scena italiana, già vincitrice del Premio Imola e del Premio Hystrio, oltre alle nominations per il Premio Ubu per il teatro, nonché conduttrice di trasmissioni televisive e radiofoniche – sottolinea l’analogia tra l’antica favola di Eros e Psiche, la fanciulla che infrange il divieto e accende un lume per scorgere il volto di colui che ama, rischiando così di perderlo per sempre e la scelta temeraria della protagonista, determinata a scoprire la verità.

Sfuggita all’orrore delle persecuzioni e delle “leggi razziali” Laura Capon giunse negli Stati Uniti insieme al marito, lo scienziato Enrico Fermi (Premio Nobel per la fisica per 1938) nell’ideale prosecuzione del viaggio a Stoccolma per poi ritrovarsi – in piena seconda guerra mondiale – nel deserto del New Mexico presso il misterioso laboratorio in cui sarebbe stata creata la prima bomba atomica.

Il “Progetto Manhattan” – coperto dal segreto militare – ha messo a disposizione degli Stati Uniti d’America un’arma potentissima – come attestano le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki – ma a doppio taglio, perché le conseguenze di un conflitto atomico significherebbero la fine della vita sulla Terra. Il frutto avvelenato delle teorie elaborate da alcune delle più brillanti menti nel XX secolo non potrebbe essere altro che una catastrofe irreversibile, tale da trasformare il pianeta in un deserto inabitabile, segnando la scomparsa dell’intero genere umano.

L’inesauribile sete di conoscenza – il naturale desiderio degli studiosi di mettere alla prova le proprie intuizioni verificando direttamente sul campo il compiersi di una reazione a catena, non può e non deve giustificare l’uso di ordigni che a dispetto dei buffi nomignoli di “Little Boy” e “Fat Man” hanno causato morte e devastazione nelle due città nipponiche – mettendo termine al conflitto. Nel clima dell’epoca – dopo la tragica escalation che pareva sancire l’invincibilità della Germania di Hitler, ormai padrona d’Europa – la corsa alla realizzazione delle micidiali armi atomiche sembrava l’unica possibilità per stabilire la supremazia militare degli uni sugli altri.

L’annuncio di Harry Truman sottolineava il superamento di una linea di non ritorno – l’uso per fini bellici di una scoperta di altissimo valore scientifico, che avrebbe potuto dare inizio ad una nuova era grazie ad una fonte potenzialmente illimitata di energia, sebbene tuttora non sia stato risolto il problema dello smaltimento delle scorie – e suscitò come prevedibile reazioni di sconcerto e un’aperta dissociazione di gran parte della comunità scientifica internazionale. Simile ad un maldestro apprendista stregone l’uomo si era impadronito di un potere senza essere però in grado di controllarlo, se non per indirizzarlo verso i propri nemici, in una forma nefasta.

La moglie / Viaggio alla scoperta di un segreto” mostra in una prospettiva nuova e insolita la questione fondamentale dei limiti invalicabili della scienza, laddove le modalità della ricerca e della sperimentazione ovvero l’utilizzo pratico si trovino in contrasto con i principi della morale e con la sensibilità comune, quando non violino apertamente i diritti umani. Un confine sottile, spesso ambiguo perché il sapere in sé si pone al di là del bene e del male, ma può essere strumentalizzato e piegato a fini ignobili quanto eccellenti: tra le ipotesi che misurano il progresso della civiltà, l’età del ferro segue l’età del bronzo con l’evidenza di una indubbia superiorità nel gioco delle armi, quasi che la fortuna in guerra valga comunque più di un trionfo nella pace.

La pièce di Cinzia Spanò mette in risalto un aspetto inconsueto del dilemma – la responsabilità degli indifferenti, ovvero la scelta se ignorare e tacere o affrontare la realtà per quanto insidiosa: donna di lettere dallo spiccato talento per la matematica, l’eroina di questo dramma moderno, come una novella Psiche, preferisce uscire dalle tenebre e scoprire forse a caro prezzo la verità.

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