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ARSENICO, Accoglienza come business: quando l’avvocato prima accoglie e poi patrocina in Tribunale

ARSENICO, Accoglienza come business: quando l’avvocato prima accoglie e poi patrocina in Tribunale

ARSENICO, Accoglienza come business: quando l’avvocato prima accoglie e poi patrocina in Tribunale Se è vero (ma non come vogliono farci credere) che gli arrivi di immigrati in Italia sono diminuiti, non è altrettanto vero che sia diminuito il business di chi ha la ‘vocazione’ all’accoglienza. La rete dei ‘tifosi’ del fenomeno migratorio si è consolidata nel tempo, grazie alla creazione di migliaia di buste paga e soprattutto all’incremento del conto in banca di alcuni gestori.

Le risorse in campo sono tante, sia europee (quindi anche italiane) che nazionali e regionali, ed una voracerete di associazioni e cooperative (rappresentano un buon bacino di voti) sguazza intorno al fenomeno con una capacità di attrarre finanziamentida far impallidire alcuni imprenditori, che, giorno dopo giorno, devono difendersi da un fisco vorace e dalla crisi del mercato. Tra i beneficiari dei costi indiretti dell’immigrazione si era già segnalata anche la categoria degli avvocati, cioè di coloro che si dedicano all’assistenza legale degli immigrati (decine e decine di migliaia) ai quali viene respinta, in prima istanza dalle Commissioni territoriali delle Prefetture, la domanda di protezione internazionale. Si tratta dell’istituto del gratuito patrocinio (ovviamente pagato dallo Stato), che ha generato un importante giro d’affari per i legali che decidono di dedicarsi a questa assistenza. Un ‘gettone’ professionale che può valere circa 1.000 euro ad assistito: insomma, un business (per le casse nazionali, un costo) che in questi anni solo nel Tribunaledi Cagliari è quantificabile in qualche milione di euro (solo nel 2016, ad ottobre, 1.600 domande erano state respinte dalle Commissioni). Seppure, un risparmio lo si deve al Decreto Minniti (primavera 2017) che ha eliminato un grado di giudizio, eliminando l’appello: si va direttamente in Cassazione.

Ad onor del vero, gli avvocati che si dedicano a questo affare collaterale con gli immigrati (seppure assolutamente professionale) sono dei veri dilettanti nei confronti di quella collega che, in qualità di presidente di una Onlus, si occupa prima della loro accoglienza, all’interno di due strutture alberghiere del Sulcis-Iglesiente riconvertite in Cas (Centri di accoglienza straordinaria), e poi, guarda caso, li rappresenta in Tribunale quando le Commissioni territoriali prefettizie respingono le loro richieste d’asilo. Un doppio binario che porta ad un business certamente invidiabile con tanti zeri. Ex alberghi che, complessivamente, possono contenere almeno 250 immigrati e che, considerata l’elevata percentuale di domande respinte in prima istanza, è stata trasformata in una miniera d’oro.

Da sommare al ‘core business’: l’associazione onlus solo nel 2016 (per competenze da agosto 2015 a luglio 2016) ha fatturato alla Prefettura di Cagliari, per le spese dei suoi Cas, la ‘modica’ cifra di un milione 590mila euro e spiccioli. Solo dopo, tra le centinaia di immigrati transitati in quelle strutture, si individuano quelli da patrocinare in Tribunale. Che lo faccia, sempre o sovente, la massima rappresentante della stessa Onlus sicuramente non è illegale (la presidente/avvocato non sarà certo così sprovveduta), ma una sufficiente dose di buon senso fa pensare a qualcosa di fortemente inopportuno.

Arsenico

(admaioramedia.it)

Fonte: Admaioramedia









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