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L'amico dell'usuraio: «Mi aveva prestato 500mila lire, voleva indietro 200mila euro» - Cronaca

L'avvocato Giommaria Uggias

OLBIA. Pensava fosse il suo salvatore e, invece, era il suo carnefice. Ma questo, Mario (nome di fantasia), poco più che quarantenne, l’ha capito da poco. Perché loro erano amici. E Mario, di Francesco Angelo Curreli, si fidava. Tanto da chiedergli soldi in prestito quando aveva necessità. Piccole somme, all’inizio. Ma presto, gli zeri sono aumentati. Allora, Curreli gli ha detto: «Ho degli amici con grande disponibilità, ti possono prestare loro i soldi». Ma quegli amici in realtà non esistevano. A chiedere indietro i soldi prestati “appesantiti” dagli interessi, era sempre lui, come accertato dagli inquirenti e come lo stesso Curreli ha confessato.

soldi

Ma Mario tutto questo non lo sapeva. E quindi, Curreli era il buono, e gli altri, quelli che lo pressavano continuamente per riavere indietro i soldi, erano i cattivi. Il debito calcolato è di circa 200mila euro.

Ora l’incubo anche per lui, così come per la prima vittima, è finito. A seguirlo, passo per passo, sono gli avvocati Giommaria Uggias e Cristian Muzzetto. A loro, ha raccontato gli anni di disperazione trascorsi a racimolare soldi per pagare un debito dietro al quale non riusciva più a stare. Costretto a prelevare soldi dal market di famiglia nei tempi in cui l’attività operava. Costretto a lavorare come elettricista per conto dell’imprenditore -usuraio, quando il negozio aveva chiuso: prestazioni di lavoro in cambio della restituzione dei soldi. Fino alla stipula dell’atto notarile per il trasferimento della nuda proprietà dei quattro appartamenti, nel 2011. Tutto ciò, nel silenzio più assoluto, col terrore che la sua famiglia lo potesse scoprire.

«Sentiva l’obbligo morale di saldare tutto nei confronti della persona che lo aveva aiutato in un momento di difficoltà», dice l’avvocato Uggias, spiegando lo stato d’animo del suo cliente. Per oltre quindici anni, vittima inconsapevole dell’usura.

Il primo prestito di 500mila lire per pagare un affitto risale al 1993. Lo salda poco dopo, e tutto finisce lì. Poi, ha bisogno di altre 500mila lire. Glieli restituisce dopo 15 giorni ma diventano 850mila lire. Con un terzo prestito, comincia il calvario. Entrano in scena i falsi finanziatori e si ritrova a restituire 2 milioni e mezzo per le 500mila lire prestate. Più il tempo passa e più la cifra si moltiplica. Arriva il giorno della resa dei conti: il debito è di 200mila euro. Per ripianare il debito, Curreli si fa intestare prima tre case, e successivamente la quarta, sostenendo che, poi, avrebbe provveduto lui a saldare i falsi finanziatori. Per recuperare la somma versata per l’acquisto dei tre appartamenti, 160mila euro, sarebbe stato stipulato un preliminare di acquisto di un terreno di Curreli, per il quale Mario versava come caparra la stessa somma, 160mila euro. Soldi incassati da Curreli che si è tenuto anche il terreno e pure la nuda proprietà delle case. Oggi Mario vuole dire grazie a chi ha messo fine all’incubo. «A distanza di tantissimi anni – dice – provo una soddisfazione enorme: anni fatti di prelievi dal market di famiglia per saldare il debito usuraio e, poi, l’atto notarile, una farsa, per estinguerlo definitivamente. Infine, il coraggio di presentarmi dagli avvocati e dalla guardia di finanza per raccontare tutto. Grazie!» (t.s.) 

vedi su La Nuova Sardegna









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