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Fischi per Pasquini e Sardara sbotta

Stefano Sardara: Quando nel 2011 ho deciso di buttare anima e cuore in questo progetto, l’ho fatto perché mi sentivo parte di una comunità che fa della Dinamo un punto di forza, è il nostro essere»

Fischi per Pasquini e Sardara sbotta

SASSARI - Il numero uno biancoblu a fine partita interviene in sala stampa dopo i fischi che hanno accolto coach Pasquini al momento della presentazione delle squadre. «Lasciamo le statistiche agli allenatori e parliamo di altro. Parliamo dei fischi che ho sentito all’inizio della partita rivolti all’allenatore quando è stato presentato dallo speaker dopo i giocatori. Lo faccio in maniera serena perché credo che sia il momento di dirci tutto: quando nel 2011 ho deciso di buttare anima e cuore in questo progetto, l’ho fatto perché mi sentivo parte di una comunità che fa della Dinamo un punto di forza. E’ il nostro essere» sottolinea Stefano Sardara.

«Sono anche consapevole che i fischi facciano parte del gioco: si paga il biglietto e si può fare ciò che si vuole. Ma fischiare prima della partita, un allenatore scelto dalla società - e credo che in questo momento sia l’unico allenatore in Italia scelto dai giocatori - non fa parte del nostro modo di essere. E io nel modo di essere visto stasera non mi ci riconosco più. Oggi non mi sento il presidente della Dinamo. Questa che sto facendo è una riflessione molto serena - dice Stefano Sardara - anche molto amara, ma non posso non farla, non posso far finta di nulla. Perché fischiare alla fine della partita ci sta ma farlo prima della partita vuol dire mettere i giocatori e l’allenatore in una condizione psicologica sicuramente non ideale per poter giocare una sfida importante come quella di oggi».

«Credo che poi sia stata la squadra a dare la risposta sul campo a chi ha fischiato ma questo non cambia il fatto che la comunità Dinamo sia molto diversa da quella che avevo scelto nel 2011 e quindi oggi io davvero non mi sento il presidente. E non mi riferisco solo a me ma a tutto lo staff che oggi ha vissuto con lo stesso mio animo quello che si è sentito all’inizio della partita. Un gruppo che lavora tante ore al giorno e lo fa perché ha un attaccamento a una società, non un’entità astratta ma ciò che noi siamo, i nostri valori. Se noi stiamo diventando quanto visto stasera io non mi ci riconosco più».

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