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Siccità nel Meilogu: «La situazione più grave del secolo» - Cronaca

BONORVA. La grave siccità, che interessa tutta la Regione ma in particolare il nord Sardegna, è oggetto di discussioni, talvolta anche di serrate polemiche e attende soluzioni che servano a dare respiro non solo alle campagne assettate ma a tutti i cittadini che per ora, sempre più spesso, vedono l’acqua mancare o scendere a singhiozzo dai rubinetti e talvolta non possono utilizzarla per l’evidente colorazione che segnala infiltrazioni inquinanti. Del problema, da qualche tempo, si è interessato il consiglio dell’Unione dei comuni del Meilogu che è anche intervenuto, grazie alla delega avuta dai comuni in materia di protezione civile, per la fornitura di acqua ed ha erogato fondi ai comuni per la fornitura con l’utilizzo delle autobotti o la trivellazione di pozzi. La situazione delle riserve idriche nel Meilogu è stata illustrata dal presidente Salvatore Masia ai sindaci del Meilogu. «I dati sulle precipitazioni, rilevati dalla stazione di Torralba – ha osservato il presidente – ci dicono che gennaio 2018 è sotto la media climatica (quindi anche peggio del 2017) . Oltre ai dati sulla piovosità, senz’altro importante, a noi interessa quanta acqua finisce nei bacini. Dal 2010 in poi i volumi invasati sono andati sempre in diminuzione ed hanno toccato il livello minimo nel 2017».Purtroppo le risultanze numeriche e illustrano efficacemente la gravità della situazione in particolare, nel caso Meilogu, il sistema Bidighinzu-Alto Temo- Cuga. «Al 24 gennaio 2017 questo sistema aveva invasato 31,48 milioni di metri cubi arrivando a 34 ml/mc in aprile 2017 – dice Masia – Fra l’altro l'acqua del bacino imbrifero orientale di monte Pelau, di monte Cuccuruddu, delle colline di Giave, finisce nel rio Mannu di Ozieri e si disperde nel lago Coghinas, solo qualche migliaio di metri cubi viene invasato nel rio Mannu di Torralba, tutto il resto finisce in mare attraverso il Coghinas».A questo punto, vista la dispersione di un bene di tale importanza, propongono i sindaci, non sarebbe male pensare anche alla costruzione dei bacini collinari che, qualche tempo fa, furono oggetto di proposta per combattere gli incendi. Un’idea abbandonata forse con troppa fretta e che ora torna prepotentemente d’attualità per recuperare tanta acqua dispersa. Questi numeri in estate hanno creato enormi problemi nel Meilogu, con diverse aziende in seria difficoltà e intere produzioni compromesse o distrutte. «Ad un anno esatto di distanza, al 24 gennaio, il sistema ha invasato 14,98 ml/mc cioè la metà dell’anno scorso. Il fabbisogno di acqua è di 66,24 ml/mc, di cui 22 sono di acqua per uso potabile e 36 per l’agricoltura. Allo stato attuale – dice Masia – non saremo in grado di garantire l’acqua potabile. Il 2017 ha, infatti, registrato precipitazioni pari al 3% sull'intera serie storica del secolo. Si tratta della siccità più seria degli ultimi 98 anni. Il 2018, per ora, sembra peggiore del 2017, non solo non ha consentito di ricostituire scorte di acqua ma sta intaccando anche le scorte presenti in alcuni bacini. Nel resto dell’isola non stanno meglio ma è da supporre che, come al solito, nel Meilogu gli eventi siccitosi saranno più gravi e disastrosi che nel resto della Sardegna. Siamo a febbraio e la situazione è già drammatica e sarà importante tenere sotto controllo l’evoluzione delle precipitazioni e valutare per tempo eventuali iniziative da attuare con la regione e gli enti coinvolti». Emidio Muroni

vedi su La Nuova Sardegna









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