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L’omicidio di Alessio Ara in corte d’assise a marzo - Cronaca

L’omicidio di Alessio Ara in corte d’assise a marzo - Cronaca
ITTIREDDU. Giudizio immediato per Vincenzo Unali, il 59enne di Mores rinchiuso dallo scorso agosto in una cella del carcere di Bancali. L’allevatore è accusato di aver ucciso Alessio Ara, 36enne operaio di Ittireddu, con due colpi di fucile calibro 16 caricato a pallettoni mentre entrava a casa della madre, il 16 dicembre del 2016. Il gip Michele Contini, così come chiesto dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu, ha disposto il giudizio immediato nei confronti dell’imputato che affronterà un processo davanti alla corte d’assise. La prima udienza è stata fissata per il 12 marzo. Gli avvocati difensori Stefano Porcu e Bachisio Basoli, evidentemente certi di avere in mano elementi di prova in grado di scagionare il loro assistito, hanno scartato l’ipotesi del rito abbreviato che in caso di condanna avrebbe consentito a Unali di beneficiare dello sconto di un terzo della pena.All’imputato è contestata dal pm la premeditazione. Secondo gli inquirenti il killer si era presentato un’ora prima sul luogo del delitto, a Ittireddu, si era nascosto e aveva aspettato che la vittima rientrasse a casa. Quindi gli aveva sparato ed era scappato a piedi. Alessio Ara aveva appena oltrepassato il cancello quando qualcuno aveva richiamato la sua attenzione, lui si era voltato ed era stato raggiunto da due fucilate, una al petto e una alla spalla. Il trentacinquenne aveva urlato e quando la povera e anziana mamma aveva aperto il portone si era trovata il proprio figlio disteso a terra. Il movente del delitto è stato individuato dalla Procura all’interno di un quadro familiare non proprio sereno. «Al di là del fatto che nei dialoghi captati non sia emerso espressamente che Unali sarebbe stato capace di uccidere un uomo pur di salvare la reputazione della figlia – avevano scritto i giudici del Riesame respingendo a settembre la richiesta di arresti domiciliari – non sussistono dubbi in merito al fatto che lei fosse comunque terrorizzata dalla figura paterna». Questo, secondo il tribunale confermerebbe il «tesissimo quadro familiare che avrebbe fatto da sfondo al movente concreto che ha spinto l’indagato a commettere l’omicidio». Secondo la ricostruzione degli inquirenti la ragazza aveva avuto una relazione con la vittima, nonostante avesse un compagno con il quale viveva proprio a casa del padre. Quest’ultimo, venuto a sapere della relazione, ne avrebbe fatto una questione d’onore che lo avrebbe spinto ad ammazzare Ara. A questo si aggiungono l’altezza dell’assassino incappucciato e in fuga indicata dai testimoni oculari compatibile con quella di Unali e il dna dell’imputato nel laccio del pantalone della tuta con il quale il killer avrebbe coperto il fucile. (na.co.)

vedi su La Nuova Sardegna









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