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Da senza lavoro all’ittiturismo: la sfida di Agostino - Cronaca

Da senza lavoro all’ittiturismo: la sfida di Agostino - Cronaca
STINTINO. Barca, mare, pesca, casa e famiglia: cinque elementi attorno ai quali Agostino Schiaffino (nella foto), 54 anni, un diploma all’istituto Nautico di Porto Torres , ha costruito l’attività lavorativa.“Antares” è l’unico ittiturismo in funzione a Stintino con una formula originale e molto gradita, non solo dai turisti. Aperto tutto l’anno, anche d’inverno quando quasi tutte le attività commerciali vanno in letargo. Agostino ha ricominciato tutto da capo due anni fa, dopo un lungo periodo di lavoro “a terra” e una triste stagione di disoccupazione ha deciso di intraprendere - con coraggio e tanta determinazione - la nuova strada.«Il richiamo del mare è sempre stato molto forte – racconta –, l’alternativa era finire in qualche piazza a protestare e piangermi addosso per chiedere un lavoro agli altri. Ho scelto di fare a modo mio: mi serviva una barca, un posto accogliente, ma prima ancora superare lo scoglio rappresentato da una serie di adempimenti burocratici». Così Agostino Schiaffino ha messo in atto il progetto, pezzo dopo pezzo. «Mi sono prima imbarcato sul “Fortunato” del grande Eugenio Denegri – sottolinea Agostino – , il mio maestro. E ho acquisito la qualifica di motorista che era essenziale per andare da solo sulla barca».Poi ecco il gozzo: una barca di sei metri, la sala da pranzo di casa che diventa il luogo accogliente per pranzi e cene a base di pesce fresco cucinato secondo le antiche ricette stintinesi.«Una cosa diversa – dice ancora Agostino Schiaffino – perché si organizza dietro prenotazione e il clima è quello di una casa semplice, di una famiglia. Quindi spazio alla socialità, ai racconti. É un angolo di serenità».Con Agostino lavora la moglie Gavina Unali, ex consigliere comunale e al progetto danno una mano le figlie Maddalena e Simona (entrambe studentesse). «É il secondo anno di attività – conclude Agostino – e devo dire che va bene. Sono contento di avere intrapreso questa strada: ero destinato a diventare un disoccupato, o forse un lavoratore in nero. Ho capito che potevo cercare una alternativa, con sacrificio e senza stare troppo a guardare indietro. L’idea di “Antares” piace, vado avanti». (g.b.)

vedi su La Nuova Sardegna









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