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Patrizia Concas, 55 anni, di Guspini: “Così combatto contro il mio cancro al seno”

Patrizia Concas, 55 anni, di Guspini: “Così combatto contro il mio cancro al seno”

di Federica Vacca

La storia di oggi è estremamente toccante: la signora Patrizia Concas, 55 anni di Guspini ha deciso di parlare della sua lotta contro il cancro nella nostra rubrica “Parcheggio invalidi”, è stata un’intervista piena di emozioni e senza dubbio una delle più forti.

“Nel 2007 con mio marito abbiamo festeggiato 25 anni di matrimonio ed è stato l’anno più bello della mia vita- racconta  Patrizia- abbiamo fatto una grandissima festa, ricordo ancora quanto mia marito fosse al settimo cielo. Poi siamo andati in viaggio di nozze in Messico, ma quando siamo tornati è iniziato il calvario”.

Il tumore al seno è una malattia potenzialmente molto grave se non diagnosticata in tempo, è dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule che si trasformano in cellule maligne.

“A gennaio del 2008 è iniziato il mio calvario con un tumore al seno, che quando è stato scoperto ormai era già in metastasi” racconta Patrizia “All’inizio mi hanno tolto solo un quadrante ma poi hanno iniziato a formarsi piccoli noduli nella zona cicatriziale e così hanno deciso di farmi la mastectomia completa. Da li sono stata bene quasi per un anno, poi è riniziato il calvario. I noduli continuavano a formarsi ed è iniziato un ciclo continuo di operazioni e chemioterapia, poi l’aggravamento.”

Racconta signora Patrizia con la flebo al braccio e una cuffietta che nasconde la testa con i pochi capelli. “Nel 2014 ho fatto un intervento di elettrochemioterapia e poco dopo si è aperta un’ulcera, dove a volte si vedono anche le costole, è molto dolorosa e va medicata ogni giorno. Comunque il tumore ha continuato ad avanzare e adesso cerchiamo di tenerlo a bada con la chemio, le metastasi però si sono propagate in tutto il torace e ora anche nel cervello dove si è formato anche un edema celebrale.”

La giornata della donna è sempre uguale: verso le 8,30 del mattino va da lei l’infermiera dell’ADI per medicare l’ulcera, e poi il resto della giornata viene passato un pò nel letto e nella poltrona. Purtroppo la perdita delle forze non gli permette di essere indipendente come lo era prima, quindi ha dovuto rinunciare a lavorare, e anche il solo prendersi cura della casa è diventata una cosa impossibile. La famiglia si è dovuta completamente riorganizzare, e, come ammette tristemente lei, i famigliari vivono ormai in funzione della sua malattia.

“Vivere con un tumore è devastante perché la tua vita la vedi con i paletti davanti, mi chiedo tutti i giorni quanto mi resta da vivere e se ci sarò ai prossimi traguardi dei miei figli” dice Patrizia “Ho paura che mio marito rimanga solo, è stato il compagno di una vita e avremo potuto passare una vecchiaia tranquilla visto che i nostri figli stanno bene e ormai sono grandi, ma so che non sarà cosi.”

“La chemio di per se non è difficile da gestire, il giorno dopo stai male ma poi piano piano passa, l’impatto peggiore è la caduta dei capelli”ci confida ancora Patrizia “Vedere che il corpo cambia, che la tua faccia cambia, quello è difficile.”

” Per me si vive alla giornata”. Parla Elsa, 29 anni, figlia di Patrizi: “Il mio compito è quello di tenere alto il morale delle truppe, non mi piace farmi vedere giù, mio padre è molto emotivo e quindi bisogna sollevare il morale a tutti. La notizia è stata una bomba per tutti. Mi ricordo il giorno benissimo, ero a fare tirocinio e c’era una mia collega in turno con me dopo che è andata via l’ultima paziente mi sono messa a piangere. All’inizio non sai bene cosa ti aspetta, si sente parlare di cancro ma non si sa a cosa poi va incontro tutta la famiglia. La cosa peggiore di tutte per i familiari è l’impotenza, vedere che lei soffre e non puoi fare assolutamente nulla per aiutarla, quindi cerchi con le piccole cose di tirarla su.”

“Fare prevenzione sin da giovani è fondamentale- dice con entusiasmo Patrizia- il cancro è curatissimo e studiatissimo ma bisogna controllarsi costantemente. Inoltre è importante dare soldi alla ricerca perché i ricercatori stanno lavorando per noi, per le nostre malattie, anche il poco è tanto. Se tutti donassimo qualcosina sarebbe come il mare, che è formato da piccole gocce ma è comunque immenso”.

Per contattarci per la rubrica parcheggio invalidi scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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