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Grande successo per Quando il gioco si fa duro

L´incontro che si è tenuto ieri mattina al PalaSerradimigni con quasi 2mila alunni di tanti istituti cittadini della provincia di Sassari. L´evento, promosso da Dinamo Banco di Sardegna, Fondazione Dinamo e l´Associazione Massimiliano Sechi onlus ha visto dialogare, sotto l´attento coordinamento di Laura Puddu, il motivational coach Massimiliano Sechi, il presidente della Dinamo Stefano Sardara, il capitano della Dinamo lab Claudio Spanu ed il coach Fabio Raimondi

Grande successo per Quando il gioco si fa duro

SASSARI - Incontro pieno di contenuti quello che ieri mattina (giovedì) si è tenuto al PalaSerradimigni, promosso dal Banco di Sardegna Dinamo Sassari, dalla Fondazione Dinamo e l’Associazione Massimiliano Sechi onlus. Ad incontrare gli studenti di tantissimi istituti della provincia di Sassari c'erano il numero uno biancoblu Stefano Sardara, il capitano della Dinamo lab Claudio Spanu, il coach-giocatore della Dinamo Lab Fabio Raimondi ed il motivational coach Massimiliano Sechi. Presente sugli spalti anche una delegazione della Pasta Cellino Cagliari Dinamo academy. Ad aprire l’incontro, in un PalaSerradimigni carico dell’entusiasmo e della palpabile attenzione di quasi 2mila studenti coinvolti, la giornalista Laura Puddu, che ha moderato l'incontro. Dopo il saluto del vicepresidente della Dinamo Banco di Sardegna Gianmario Dettori e del presidente della Fondazione Dinamo Antonio Tilocca, Puddu chiama sul parquet gli ospiti dell’incontro, accolti uno ad uno da un boato del pubblico. A rompere il ghiaccio è Sechi: «Come sapete sono convinto che le etichette non servano, perché prima di tutto siamo persone, a prescindere da quello che facciamo, dalle nostre passioni. Quello che facciamo non significa decisamente quello che siamo. Generalmente però quando queste due cose si allineano allora possiamo davvero essere felici». Sul tema dell’incontro: «Il gioco si fa duro quando vuoi crescere e raggiungere degli obiettivi, che ti portano ad andare sempre oltre e fare di più, perché per raggiungerli devi andare fuori dalla tua comfort zone. Significa testare i propri limiti e sistematicamente provare a superarli anche perché spesso gli unici limiti sono quelli che ci poniamo noi stessi».

Nella discussione si inserisce l’analisi di Sardara: «Non avrei mai immaginato un timing migliore di questo per un incontro con questo tema. Ha detto bene Massimiliano, se vuoi raggiungere nuovi obiettivi devi superare i tuoi limiti. A livello sportivo questo succede sistematicamente, dopo che vinci non sei più una novità, cambia la percezione che gli altri hanno di te e tutti ti vogliono battere. Oggi voi siete all’inizio del vostro percorso scolastico, vi sembra ci siano tante difficoltà eppure quando arriverete alle superiori e poi all’università lo ricorderete come un periodo sereno». La determinazione e la forza di volontà sono sicuramente il motore che può permettere di raggiungere grandi obiettivi. Ne è l’esempio Raimondi, bandiera della nazionale italiana di basket in carrozzina e oggi coach-allenatore della Dinamo Lab. «Questo è il mio primo anno come allenatore, dopo trent'anni come giocatore mi sono immerso in una nuova avventura. Non mi sento ancora coach al 100percento, ma la gestione di una squadra a volte è difficile, perché bisogna prendere decisioni impopolari. Sono molto esigente verso me stesso e verso gli altri. Per questo sono molto severo, voglio spingere i miei ragazzi a dare il massimo». A seguire è Spanu a raccontare la sua esperienza: per lui una vita normale fino ai sedici anni, poi un incidente in moto che ha cambiato la sua vita per sempre. «Ho avuto un incidente a sedici anni, prima ero un ragazzo come tutti voi, mi piacevano le moto, giocare. Poi un incidente, otto mesi di riabilitazione e si è accesa la scintilla con il basket in carrozzina. Ho iniziato un percorso di crescita attraverso lo sport, ho incontrato compagni che mi hanno fatto scoprire un mondo nuovo. Le motivazioni sono tante oggi sia come Dinamo lab, perché vogliamo crescere dopo la difficile annata che ci siamo lasciati alle spalle, sia con la Nazionale italiana di cui faccio parte: quest’estate disputeremo i Mondiali ad Amburgo e vogliamo fare bene».

Il tema si incentra ancora una volta sugli obiettivi e la determinazione per raggiungerli, a intervenire è il motivational-coach: «Oggi attraverso i social network passa un messaggio sbagliato che è quello di raggiungere il successo facilmente. In realtà il primo passo per essere indipendente è capire chi vuoi essere e dove vuoi andare: quando capisci chi sei veramente, acquisti consapevolezza dei tuoi talenti (li riconosci) e hai consapevolezza nel tuo potenziale. Una volta capite queste cose puoi iniziare il tuo percorso step by step. Quando capisci che dentro di te c’è già tutto, compresa la gioia, puoi davvero perseguire i tuoi obiettivi». Il presidente della Dinamo aggiunge la sua riflessione: «I percorsi di tutti noi che siamo qui oggi sono paralleli e diversi. Questa diversità che ci aiuta a dare una giusta dimensione alle cose e capire che alla fine noi facciamo pallacanestro: il nostro è un mondo che deve dare una mano alla gente a svuotare la testa, se invece la riempie stiamo sbagliando tutti. Io ho un balance interno ormai radicato, non mi esalto per le vittorie e non mi deprimo per le sconfitte. Questo da un lato non mi fa gustare fino in fondo le vittorie, ma mi permette di schermarmi nei momenti difficili come questo. Anche se potevamo parlare di momento difficile nel 2011, quando la società rischiava di scomparire, non si sapeva se avremmo fatto la serie A, oggi ci sentiamo in difficoltà per aver mancato la qualificazione alle Final eight. Era un nostro obiettivo e l’abbiamo mancato, certo dispiace molto, ma parliamo di mondi diversi. Man mano che cresci crescono le aspettative (e sono d’accordo con Raimondi sull’avere sempre viva l'ambizione) crescono le tue aspettative, ma bisogna sempre avere i piedi per terra e contatto con la realtà, quella che i social network, dove tutto è perfetto, ti fa perdere. Il mondo reale è quello in cui ogni mattina ti devi alzare di buonumore, quello che ti fa andare a scuola e proseguire il tuo percorso. Quando arrivano i momenti difficili bisogna soltanto stare sereni e andare dritti».

Spazio alle domande con i ragazzi della Cagliari Dinamo academy a porre alcune curiosità agli ospiti. Il primo è Michele Tatu Ebeling, che chiede a Massimiliano Sechi: «Quando una passione come la pallacanestro può essere utile per superare i momenti di difficoltà?». Massimiliano non ha dubbi: «Io non credo che la passione aiuti a superare le difficoltà, ma sia tutto quello che ci muove e ci spinge. Noi siamo spinti o dalla paura di peggiorare la nostra situazione o la voglia di fare qualcosa di grande. Quando hai la passione che ti traina hai il coraggio di fare qualcosa di grande». È quello che è successo a lui nel mondo dei videogames in cui è diventato campione a livello mondiale. «C’è stato un momento difficile in cui i videogames sono diventati uno sfogo e mi ci sono buttato a capofitto - racconta Sechi - La cosa divertente è che finché sei a un livello mediocre non cambia molto, le diversità non pesano. Quando inizi a prenderti i primi posti al mondo però inizi a stare sulle scatole, perché vogliono il tuo posto. Le stesse persone che prima volevano giocare con me hanno iniziato a entrare nelle mie partite per offendermi. In quel momento storico non ero in grado di gestirla e ho deciso di cambiare nickname e proseguire il mio percorso: poi ho deciso di aprire un canale Youtube in inglese e sfidare tutti. Avevo trovato un modo per canalizzare la mia rabbia, ho capito che quando tu impari ad accettarti e ad amarti le offese non ti attaccano. La differenza è quello che fai per gli altri: un rispetto per un collega o per un compagno di squadra, o magari per l’avversario. Un messaggio che mi sta a cuore e che vorrei passasse tra voi che oggi siete qui è: siate l’esempio per tanti adulti che non lo capiscono. Lo sport è passione, essere tifosi vuol dire esserci a prescindere, non prendersi i meriti nelle vittorie e lasciare la nave nei momenti di difficoltà. Il bello della sportività è darsi battaglia sul campo ma poi stringersi la mano. Per vincere spesso bisogna prima perdere e nella sconfitta c’è una grande opportunità: dire oggi tu mi batti e battendomi mi dai l’opportunità di capire che posso essere più bravo di così». L’ultimo messaggio è relativo alla fortuna: «Non mi piace pensare che esista la fortuna - conclude Massimiliano - non credo sia giusto attribuire all’esterno l’esito delle nostre azioni. Mi piace invece credere nelle opportunità e nella capacità di coglierle attraverso il sacrificio e il sudore. Questo credo sia un percorso obbligatorio nel cammino di ognuno di noi». Al termine dell’incontro, i giocatori della Pasta Cellino si sono cimentati in una partitella di basket in carrozzina contro la Dinamo lab. A commentare il match quattro contro quattro lo speaker del Palazzetto Ico Ribichesu. Sul campo, il veterano Tore Arghittu, Andrea Rovatti, Michele Ebeling, Dario Langiu, Giampietro Simula, Marcus Keene, Mirco Turel, Mazvydas Butlevicious, Mateusz Tylak ed Edoardo Angius, tra risate, defaillance ed improbabili uno contro uno, con i ragazzi rossoblu estremamente colpiti dalla difficoltà di giocare a basket in carrozzina.

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