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Marino di Cagliari, la “non vita” dentro un container: “Dieci anni in attesa di un aiuto”

Marino di Cagliari, la “non vita” dentro un container: “Dieci anni in attesa di un aiuto”
Caldo insopportabile d’estate, freddo pungente d’inverno: Marino Farris, 51enne cagliaritano, “invalido all’85 per cento, ho perso una mano per colpa di un botto”, non vive ma sopravvive dentro un container in un terreno abbandonato in viale Marconi, a un tiro di schioppo dalla caserma dei Vigili del fuoco. Accanto c’è piccolo camper, che utilizza come “armadio” dei vestiti e “dispensa” del cibo, tra il poco che riesce a compare e il tanto, fortunatamente, che gli viene donato da benefattori anonimi. È lì da anni, “dieci, tra una cosa e l’altra. La mia ‘tana’ è un container lasciato dagli operai che lavoravano in questa zona”. Una zona dimenticata, così come Marino: “Il Comune conosce la mia situazioni, sono venute le assistenti sociali ma non è stato fatto nulla”. Prima dell’invalidità e di vicissitudini familiari tutt’altro che rosee, Marino lavorava: “Il lavapiatti in un ristorante e il tuttofare in uno dei bagni della spiaggia di Giorgino”. Poi, tutto crolla, e il 41enne finisce a vivere “vista strada” in viale Marconi.
Duecentonovanta euro di pensione, “sfido chiunque a vivere con così pochi soldi”, con i quali Marino riesce, per quanto possibile, a far star bene i suoi quattro cani, unici compagni fedeli di una disavventura molto lunga, “protetti” dentro quattro mini casupole di fortuna. L’acqua per bere e lavarsi gliela regala un benzinaio che ha una stazione di servizio dall’altro lato della strada, per riscaldarsi utilizza della legna che trova qua e là: “Tutti facciamo errori nella vita, io non ne ho fatti di gravi e non ho debiti con nessuno. E tutti siamo di passaggio su questa terra, pure una figura importante come il Papa. Chiedo solo un aiuto, nonostante l’invalidità sono disposto a lavorare, magari in un canile. Se me lo proponessero, andrei via da qui volando”. Ma le proposte non ci sono, così come neanche l’aiuto da parte delle istituzioni: “Tutti abbiamo diritto a un’esistenza quantomeno dignitosa. Non sono assolutamente razzista, ma perché devo vivere così mentre alcuni stranieri sono in hotel?”.

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