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Cagliari, “guerra” delle scritte con lo spray al Magistero: nuove offese contro le donne

Cagliari, “guerra” delle scritte con lo spray al Magistero: nuove offese contro le donne
Botta, risposta, e nuova botta: tutto a suon di scritte spray sulle mura interne del Magistero di via Is Mirrionis. Qualcuno scrive delle frasi piene di volgarità contro le donne: il tema è quello, in questo caso “svilito” a voler essere buoni, del sesso. Ieri arriva la “replica” di un gruppo di donne, sempre con la bomboletta spray. Nero e viola, questi i colori utilizzati. E compare una scritta-simbolo: “We should all be feminist”. Tutto finito? Manco per idea. C’è spazio per la controreplica: ed ecco altre scritte volgari contro le “femministe”. La più “leggera” e che non presenta insulti è “femminismo=vittimismo”. Una situazione che va avanti da tempo, e che sfocia addirittura in una lettera-appello alla rettrice Maria Del Zompo, scritta e resa pubblica da una studentessa di 24 anni del corso di Beni culturali, Fiammetta Cani. Ecco l’appello.
“Egregia Magnifica Rettrice, Le scrivo innanzitutto come studentessa frequentante la Facoltà di Studi Umanistici, in secondo piano come attivista femminista. Sarà sicuramente stata messa al corrente della situazione degli ultimi giorni nei locali del polo umanistico Sa Duchessa. Le facciate del gruppo di edifici che frequentiamo tutti i giorni, purtroppo, sono sempre state sporcate in nome di non si sa quale espressione pseudo artistica e ideologica, ma più passa il tempo, più queste scritte si trasformano in messaggi di odio. Per educazione, e per la carica istituzionale che Lei ricopre, non Le riporto per filo e per segno ciò che è stato scritto, credo che conosca già ciò di cui Le parlo, e sappia che una serie di scritte dal forte carattere misogino siano state riportate dentro i bagni della Biblioteca Dante Alighieri, sui muri del dipartimento di Geologia e per completare l’opera, sull’appena ultimato corpo aggiunto, altre esternazioni di odio sporcano l’ultimo locale dove noi, studentesse e studenti, dopo un lungo percorso di sacrifici, veniamo proclamati Dottoresse e Dottori: insomma, un modo per darci l’ennesima opportunità di dimostrare alle nostre famiglie e alla comunità, la giungla che la nostra facoltà sta diventando. Le possibilità di rimediare a una situazione in cui chiunque può scrivere qualsiasi cosa – in un posto sacro, in un posto dove l’unica ideologia dovrebbe essere la civiltà e la cultura – erano poche per chi, di certo, non si può autofinanziare comprando vernici e pennelli vari, così delle coraggiosissime compagne, che hanno avuto l’intrepidezza di mettere pubblicamente la loro faccia, hanno coperto lo scempio con dei messaggi positivi. Come era ovvio che fosse, il teppistello di turno, è tornato nella notte, credendo di agire indisturbato e anonimo, e ha continuato la sua opera. Insomma, il risultato lo potrà ben intuire, non solo abbiamo un complesso di edifici che più che un luogo di studio sembra un ghetto, ma l’intelligentissimo artista non smette di portare avanti la sua causa a suon di battute (sui nostri edifici) che sono più consone a un altro tipo di scuola: quella primaria. A fronte di tutto ciò Le scrivo, non come attivista femminista o a nome di un collettivo, ma come studentessa offesa, che vorrebbe che l’Università si occupasse di far sentire la propria voce condannando il sessismo, la xenofobia, l’omofobia e qualsiasi altro tipo di contenuto d’odio; e affinché si prodighi concretamente nel fornire il materiale necessario perché le studentesse e gli studenti volenterosi e civili possano riportare alla civiltà quella che è casa loro, imbiancando e cancellando. La ringrazio sentitamente per l’attenzione e per aver speso il Suo tempo nella lettura di questo scritto”.

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