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Caccia alle mandibole di Moby Dick - Cronaca

Caccia alle mandibole di Moby Dick - Cronaca
SORSO. Quindici ore di lavoro, pause pranzo comprese, molti coltelli e un paio di escavatori. Sono questi gli ingredienti della ricetta vincente del dipartimento di Medicina veterinaria dell’università di Sassari che ha messo ko una ventina di enti e cancellato due mesi di delirio burocratico. Domenica scorsa i docenti, gli studenti e i tecnici hanno lasciato il cantiere dopo aver spolpato e sezionato Moby Dick. L’unica nota stonata è sull’integrità dello scheletro: è riemerso dalla sabbia senza le mandibole, con tutta probabilità la balenottera le ha perse prima di spiaggiare a Platamona.Escavatori come bisturi. Le operazioni svolte domenica scorsa sono state le più delicate. «È andato tutto per il meglio – ha commentato il direttore del dipartimento di Medicina veterinaria – Eraldo Sanna Passino –. La rimozione della parte più delicata, la testa, è stata fatta nel massimo rispetto dello scheletro. Vorrei fare un plauso a tutte le componenti che hanno partecipato alle operazioni di recupero – ha aggiunto il direttore – che si sono svolte in totale sicurezza, in tempi rapidi e con la completa soddisfazione di tutti». A bocca aperta. Nei giorni scorsi, il dubbio più grande degli esperti non era tanto sulla buona riuscita delle operazioni di dissotterramento della balenottera ma sulla completezza dello scheletro. Timori concentrati su una parte in particolare: la testa del mammifero. E quando le ruspe hanno riportato alla luce la carcassa, facendola riemergere dalla sabbia, le paure si sono fatte sostanza: il cranio, oltre che fratturato, risulta incompleto. Mancano infatti le due mandibole. In altre parole, Moby Dick è rimasto a bocca aperta. Inizialmente si pensava che la parte inferiore della testa fosse rimasta sommersa dalla sabbia ma purtroppo – è questa l’ipotesi più accreditata nelle ultime ore – le mandibole potrebbero non essere mai arrivate sulla spiaggia di Platamona. Cantiere chiuso. Il cantiere sulla spiaggia è già chiuso, ma il lavoro degli esperti andrà avanti in dipartimento con la pulitura, la sgrassatura e la catalogazione delle ossa recuperate. Dopo di ché, si penserà alla ricostruzione dello scheletro: un lavoro che andrà avanti per alcuni mesi. Infine, bisognerà valutare se la regina del mare sarà esposta a terra o a qualche metro d’altezza. «È filato tutto liscio secondo le previsioni – commenta il responsabile scientifico del progetto, Marco Zedda – in un giorno e mezzo abbiamo fatto quello che tutti gli altri enti non sono riusciti a fare in due mesi». Tutto merito del gruppo di recupero formato da docenti, tecnici e studenti dell’ateneo sassarese (tra gli altri Andrea Rotta, Stefano Rocca, Giovanni Garippa, Antonello Floris, Renata Manconi, Nicolino Rassu, Paolo Merella e Pier Paolo Pintus). E senza dimenticare gli operai della ditta Spea Srl, incaricata dal Comune di Sorso per dare supporto agli esperti dell’università.

vedi su La Nuova Sardegna









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