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ORISTANO, Centrale solare a San Quirico: speculazione o reale necessità?

ORISTANO, Centrale solare a San Quirico: speculazione o reale necessità?

ORISTANO, Centrale solare a San Quirico: speculazione o reale necessità? Centrale ibrida solare termodinamica e a biomassa: speculazione o reale necessità? Il dubbio viene posto da Stefano Deliperi, portavoce del Gruppo d’intervento giuridico, che contesta il parere positivo della Giunta regionale, seppure con condizioni, in seguito al procedimento di Valutazione di impatto ambientale (Via) per il progetto, proposto dalla società bolzanina San Quirico, di costruzione della centrale nella zona agricola di San Quirico, verso le pendici del Monte Arci, in territorio di Oristano.

La prima obiezione che viene mossa, concerne la reale utilità della centrale, che occupa circa 55 ettari: “Secondo i dati Pears 2016, oltre il 46% dell’energia prodotta ‘non serve’ all’Isola e viene esportato – spiega Deliperi– perché qualsiasi nuova produzione energetica non sostitutiva di fonte già esistente (per esempio termoelettrica) può esser solo destinata all’esportazione verso la Penisola e verso la Corsica: oltre i collegamenti esistenti non si può andare”. 

Dal momento che la centrale non andrà a sostituire alcun impianto già esistente, ma sarà soltanto una centrale aggiuntiva, il Grig si interroga se sia veramente necessaria la realizzazione di questa o se sia “pura speculazione per ottenere incentivi pubblici e certificati verdi”. E contesta la scelta del territorio, una zona nota per la grande ricchezza naturalistica e faunistica: “Per quale motivo questi progetti di impianti industriali non vengono proposti in aree industriali, attualmente ampiamente disponibili in Sardegna, già infrastrutturate e senza ulteriore consumo di suolo?”

“Siamo favorevoli al risparmio energetico – conclude Deliperi – così come alla produzione energetica da fonte rinnovabile, in primo luogo quella solare, soprattutto quando è sostitutiva di quella proveniente da fonti fossili tradizionali, ma tale produzione non può che essere inserita in un più ampio contesto di corretta gestione del territorio, senza assurdi e controproducenti ‘consumi’ di suoli agricoli o, peggio, di valore ambientale e naturalistico dove esistono aziende agricole e agrituristiche nonché presenze faunistiche di primaria importanza”.

Silvia Pasquini

(admaioramedia.it)

Fonte: Admaioramedia









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