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Meningite: esperto, "casi sporadici"

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"Non c'è da fare una corsa alle vaccinazioni: non siamo di fronte ad un ceppo particolarmente virulento come accaduto in Toscana un paio di anni fa. In questo momento non c'è nessun elemento che faccia pensare ad un pericolo per la popolazione e la situazione è assolutamente all'interno dei casi sporadici attesi". E' il parere di Sergio Babudieri, professore associato di Medicina clinica e sperimentale dell'Università di Sassari, sentito dall'ANSA in merito ai sei casi di meningite che si sono succeduti in circa due settimane, l'ultimo ieri a Cagliari.

"Non c'è nessun segno di epidemia e i casi tra di loro non sono concatenati tranne i due di Nuoro che erano conviventi, la badante e il suo assistito - sottolinea il docente - e tecnicamente parliamo di un mini focolaio. Rispetto alle denunce fatte, il report dell'Istituto superiore di Sanità per la Sardegna segnala che i casi di infezione delle meningi si attestano tra i 16-25 all'anno, 4-5 episodi a trimestre, siamo quindi nell'ambito dell'atteso". Ma allora cosa sta accadendo? Secondo Babudieri, "esattamente quello che è successo negli anni scorsi. Quello che mette un attimo di allarme la popolazione - spiega l'esperto - è il fatto che questi casi sono ravvicinati nel tempo, ma siamo nell'ambito dell'atteso". Questo non significa sottovalutare il meningococco B che, spiega Badudieri, "ha una capacità di replicazione che è straordinaria: raddoppia la popolazione entro le due ore. Quindi dei microrganismi che si replicano con una velocità di questo genere è chiaro che possono dare una malattia con un esordio talmente critico che la gente si stupisce, ma la loro infettività nasce nel momento in cui la malattia inizia".

Quindi "non c'è rischio per chi ha frequentato queste persone quando non avevano febbre, cefalea o i sintomi che li hanno portati al ricovero". Il docente evidenzia che "in condizioni normali questi microorganismi non sono patogeni e possono albergare all'interno del rinofaringe (parte superiore della faringe, ndr)". Nel caso però di un banale raffreddore, con uno starnuto viene emesso anche il meningococco poi respirato da un'altra persona. "Magari chi lo acquisisce non ha un sistema immunitario abituato a far fronte a questi microrganismi che si moltiplicano rapidamente dalle alte vie respiratorie alle meningi e da qui esplode l'infezione". E se il picco di influenza di questo periodo può aver dato una spinta ("soltanto perché in inverno c'è più gente che starnutisce o tossisce") Babudieri mette in guardia: "ora c'è la corsa al vaccino per il meningococco e poi quando invece è disponibile per l'influenza la gente non si vaccina".

Ecco quindi il consiglio: "il rischio non c'è, ma se qualcuno mostra cefalea improvvisa e violenta che non regredisce con i comuni analgesici, accompagnata da febbre elevata, meglio correre subito al pronto soccorso e non aspettare".

   

Fonte: Ansa









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