sardanews

Natalino: prigioniero nel corpo, ma non nell’anima: “Sogno un futuro per i miei figli”

Natalino: prigioniero nel corpo, ma non nell’anima: “Sogno un futuro per i miei figli”

Di Federica Vacca

Natalino Sanna ha 53 anni, vive ad Assemini, ed è una persona molto solare, ha una famiglia unita composta dalla moglie e da due figli ma da 12 anni c’è un nuova inquilina nella loro casa la SLA.

Questa malattia ha dei risvolti terribili quali: la perdita progressiva e irreversibile della capacità di deglutizione (disfagia), dell’articolazione della parola (disartria) e del controllo dei muscoli scheletrici, che può arrivare alla compromissione dei muscoli respiratori, quindi alla necessità di ventilazione assistita e in seguito alla morte.

Di solito il malato finisce allettato con la sola capacità di comunicazione tramite gli occhi, a volte con l’ausilio di macchinari che riescono a parlare per loro altre volte con l’assistenza di tavole apposite, dove il malato, con l’ausilio di un’assistente sceglie le lettere con lo sguardo e formula ciò che vuole esprimere; è proprio così che mi sono fatta una splendida chiacchierata con Natalino. Ed in questa chiacchierata, con tutte le preoccupazioni che sicuramente avrà per la sua salute, mi parla per prima cosa della sua preoccupazione per il futuro dell’Italia e della Sardegna.

“I giovani non trovano più lavoro qua in Sardegna e sono obbligati ad andare fuori” dice con gli occhi Natalino “sono preoccupato per il futuro dei miei figli, qua non si trova più nulla ed è un peccato perché se solo il governo si impegnasse di più per risolvere questa crisi, non ci sarebbe questa fuga all’estero. Questa malattia non è un problema per me, ormai sono abituato e rimango qui, anche se i medici mi davano per spacciato in due anni, voglio vedere i miei figli realizzati.”

E’ una persona molto forte Natalino e davanti alla sua patologia che ormai lo tiene prigioniero all’interno del suo corpo non si dà per vinto, tre volte alla settimana esce con la moglie a fare la spesa nelle piccole botteghe del paese, in modo da aiutarle, e in ognuna di queste botteghe fa una foto e la pubblica su Facebook promuovendola in tutti i modi, come un supereroe moderno Natalino non pensa a se stesso ma alla comunità.

“Bisogna frequentare i piccoli negozi” continua Natalino “fare la spesa non sempre nei centri commerciali perché altrimenti il paese muore. Io vado sempre nelle piccole botteghe e compro li, anche se ormai ho un alimentazione artificiale tramite le macchine, mia moglie i miei figli mangiano cibo genuino comprato nei negozi del paese” .

I suoi occhi sorridono quando mi guarda e in un lui c’è quella luce di speranza che è rara da vedere in una situazione grave come la sua, la sua famiglia gli sta attorno premurosa, così come l’assistente e l’infermiera che ogni giorno si prendono cura di lui, ma in mezzo a tutta questa gente la vera star è lui, che cattura l’attenzione e riscalda i cuori di chi gli sta intorno.

Stare a contatto con persone come Natalino fa capire quanto i nostri problemi, in fondo, non siano poi così gravi. Per essere più felici, forse, dovremo imparare tutti a guardare con gli occhi di Natalino.

 

L'articolo Natalino: prigioniero nel corpo, ma non nell’anima: “Sogno un futuro per i miei figli” proviene da Casteddu On line.

image

Vedi su CastedduOnLine









Sarda News

Offerte di Lavoro in Sardegna

Sinnai Notizie