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“Cagliari, Cristian e il suo bambino: dormono dimenticati nel binario morto della stazione”

“Cagliari, Cristian e il suo bambino: dormono dimenticati nel binario morto della stazione”

Accoglienza e dintorni. Una  parola, piena di significati. Significati umani, morali, religiosi, culturali, politici  economici. Una parola che corre di” bocca in bocca” , nei dibattiti televisivi, nelle pagine dei giornali, soprattutto  usata ( sì, proprio usata, nel termine più crudo ), nell’una e nell’altra sponda delle varie appartenenze, che ne fanno strumento di campagna elettorale, per tranciare giudizi sommari ( non so se scrivere  con una o con due emme !!!) per condannare gli avversari e per assolvere se stessi e la propria parte politica, il proprio credo sociale. E con la parola accoglienza, fiumi di danari e di altre provvidenze affinchè sia un’accoglienza ancora più accogliente, a misura d’uomo.

Ma così non è per Cristian, un ragazzo cagliaritano, e per il suo bambino di appena due anni che hanno per casa un vagone ferroviario, messo in disparte, in un binario morto della Stazione di Cagliari. E con Cristian e il suo bambino, anche la giovane moglie e mamma, ridotti tutti e tre in una tale condizione perchè nessuno evidentemente ha una stanza dove fargli alloggiare, in attesa di una diversa e degna condizione. Ho conosciuto Cristian ieri per caso, di fronte all’ingresso di un market nella centrale Piazza Yenne, seduto in una scalino, in attesa di qualcuno e per qualcosa.

Mi sembrava un ragazzo che avevo conosciuto prima di Natale, di Nuxis, che dormiva per strada nei pressi del Banco di Sardegna, in Viale Bonaria. ” Sì, lo conosco”, mi ha detto Cristian. Gli ho chiesto, allora, chi fosse, o meglio chi è, e mi ha raccontato la sua breve storia. Cristian, con moglie e figlioletto, viveva insieme ai genitori, che gli davano da dormire e da mangiare nella loro casa. Morti entrambi i genitori, è arrivato lo sfratto, il vagone ferroviario come rifugio e come casa. Il Comune non gli ha potuto offrire nessun aiuto, mi racconta, non ha un posto letto dove poter alloggiare almeno la giovane mamma e il suo bambino. Questa è l’accoglienza a Cagliari per i cagliaritani? E’ una domanda che mi pongo e che pongo a tutte quelle ” autorità” cittadine che si occupano di accoglienza. Che non può essere in una sola direzione. Chi ha il coraggio di rispondere?

Marcello Roberto Marchi

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