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Le condotte colabrodo in Sardegna sprecano 42 milioni di euro - Cronaca

Le condotte colabrodo in Sardegna sprecano 42 milioni di euro - Cronaca
SASSARI. Quarantadue milioni di euro buttati per strada. Tanto costa l’acqua dispersa dalle reti colabrodo: la cifra è riferita al 2016 e negli anni precedenti andava anche peggio. Ma c’è dell’altro. Il calcolo è stato fatto da Abbanoa prendendo in esame il sistema di reti e impianti che l’ente ha in carico e gestisce, provvedendo quindi anche agli interventi di riparazione e riduzione delle perdite. Ma in Sardegna c’è una vasta “zona d’ombra” che dal punto di vista idrico e fognario non ha padroni: borgate marine, villaggi turistici, aree e consorzi industriali ai quali Abbanoa si limita esclusivamente a fornire l’acqua ma non ha alcuna voce in capitolo sul sistema di distribuzione. Un microcosmo nel quale lo stato di salute degli impianti è in alcuni sconosciuto e in molti altri noto e al centro di vivaci contestazioni. L’ultimo caso è quello della borgata marina di S’Ena e sa chitta, comune di Siniscola, dove le condotte ko lasciano per strada 70 milioni di litri d’acqua. Nella stessa situazione, cioè fuori dalla gestione di Abbanoa, nell’isola ci sono altre 33 borgate marine, molte delle quali in estate si trasformano in piccole città.Le condotte colabrodo in Sardegna sprecano 42 milioni di euro - CronacaPerdite record. Il dato è altissimo, negli ultimi anni la percentuale è leggermente diminuita ma la Sardegna per quanto riguarda le perdite dalle reti idriche si mantiene saldamente ai primi posti in Italia. Lo dice l’Istat, secondo il quale l’isola sta dietro solo alla Basilicata e al Molise, e lo conferma Abbanoa: nel 2016 la percentuale media di dispersione si è attestata sul 55%, con picchi sino al 70% in alcune zone e aree dove invece il dato è contenuto. Nell’arco degli ultimi 5 anni Abbanoa è riuscita a mettere una prima parzialissima pezza (nel 2012 le perdite stavano al 57,2%) e ora con una certa aspettativa si aspettano i dati del 2017, quando l’ente ha realizzato interventi risolutivi in realtà “difficili” dimezzando le perdite. Per esempio a Oliena, culla del progetto pilota che sarà esportato in altri 130 Comuni.Fuori dai radar. L’elenco è lungo e variegato. Realtà più o meno popolate o caratterizzate da una presenza più o meno significativa di servizi e attività, ognuna delle quali vive una situazione differente sul fronte dell’acqua. Ci sono i 15 Comuni che dopo una lunga battaglia, sentenze e ricorsi, hanno ottenuto di poter andare da soli: no all’ingresso in Abbanoa, grazie a una leggina approvata di fresco dal consiglio regionale. E poi ci sono 110 aree Pip, piani di insediamenti produttivi, i Consorzi industriali e le aree ex Zir, alcune delle quali già prese in carico da Abbanoa in seguito a deliberazione della Regione: la Zir Valle del Tirso, Nuoro-Pratosardo, Siniscola e Tempio. E poi le borgate marine: 34 in totale, più 2 (Baia Santa Reparata a Santa Teresa Gallura e Cala Sinzias a Castiadas) passate ad Abbanoa in seguito alla decisione del Tar.Caos idrico. Nel microcosmo fuori da Abbanoa succede questo: l’acqua viene fornita a bocca di serbatoio e poi immessa nelle reti non prese in carico dall’ente gestore. Sullo stato di salute delle condotte, su eventuali perdite, Abbanoa non mette il becco. I consumi vengono calcolati con un contatore unico, impossibile stipulare contratti singoli. Ma c’è di più. In alcune borgate non esiste la rete fognaria. E il caso di Torre delle Stelle a Maracalagonis: nonostante l'obbligo imposto a insediamenti con più di 2mila abitanti, Torre delle Stelle è sprovvista di un sistema di raccolta dei reflui. Una situazione considerata esplosiva visto che nel periodo estivo la borgata marina accoglie sino a 10mila persone. Abbanoa ha presentato un piano per l’acquisizione di tutte le aree ancora fuori da Abbanoa, ad eccezione dei Comuni per i quali è intervenuto il consiglio regionale. L’obiettivo dell’ente gestore è regolarizzare l’intero sistema idrico, intervendo in tutte le realtà attualmente fuori controllo. Una operazione che richiede una notevole mole di investimenti per sistemare le reti che – come nel caso di S’ena e sa chitta – lasciano per strada milioni di litri d’acqua che valgono milioni di euro.

vedi su La Nuova Sardegna









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